Dal modello olandese ai titoli di Stato, ecco come si può aiutare lo shipping / FOCUS

Non è casuale che le due associazioni del settore, Confitarma e Assarmatori (che sostiene la necessità di emettere titoli di Stato ad hoc), stiano proponendo a gran voce un intervento pubblico a sostegno dell’armamento

Il ferry Gnv Splendid a Genova

di Francesco Ferrari

Genova - L'emergenza Covid-19, in questo caso, incide solo fino a un certo punto. Di sicuro, accentua un problema col quale l’armamento italiano sta combattendo da almeno dieci anni: la difficoltà, per le imprese, di accedere a una tipologia di credito che non sia meramente speculativa.

I motivi sono noti: la ciclicità del settore, la particolarità e la moltitudine degli interlocutori e l’esposizione worldwide rendono l’investimento difficile da spiegare a chi il denaro deve metterlo a disposizione. Le banche, che si sono scottate nel periodo più grave della crisi dello shipping, in molti casi hanno chiuso i rubinetti. I fondi (non tutti, a onor del vero) richiedono tempi di ritorno dell’investimento eccessivamente rapidi. E lo Stato, che ad altre latitudini sostiene in modo pesante l’economia marittima, in Italia preferisce stare alla larga da quello che reputa più un rischio che un’opportunità di crescita per il Paese. Non è casuale che le due associazioni del settore, Confitarma e Assarmatori (che sostiene la necessità di emettere titoli di Stato ad hoc), stiano proponendo a gran voce un intervento pubblico a sostegno dell’armamento.

«Ma sostegno non significa soldi a pioggia, quelli non ci interessano – spiega Fabrizio Vettosi, numero uno di Venice Shipping and Logistics e rappresentante di Confitarma –. Stiamo lavorando a modalità che hanno trovato spazio in Paesi un po’ più shipping friendly del nostro, come l’Olanda per esempio. Confitarma potrebbe sponsorizzare un Fia, ovvero un Debt Fund, congiuntamente a Cassa Depositi e Prestiti la quale fungerebbe da corner investor con un impegno di 100 milioni. In un secondo momento Confitarma e Cdp lancerebbero un bando per selezionare un gestore. A quel punto, i tre soggetti potrebbero iniziare un’attività di raccolta: possiamo immaginare un primo obiettivo di 300 milioni e un successivo step di 500. Il fondo avrebbe una durata di 15 anni, più due di grazia, e un obiettivo di rendimento tra il 5% ed il 7% ma, soprattutto, sarebbe strutturato come Eltif (European Long Term Investment Fund), che è la struttura tipica dei fondi infrastrutturali». Particolare non trascurabile, quest’ultimo, perché consentirebbe la distribuzione al mercato retail a pezzi minimi di 100.000 euro.

«Personalmente ritengo che questa sia l’unica soluzione per consentire finalmente di ridare slancio al nostro shipping facendo tesoro degli errori del passato e, soprattutto, preservando il know how ed assicurandolo alle future generazioni senza perdere centinaia di anni di storia e formazione - dice Vettosi - Non solo: questo strumento consentirebbe di intercettare l’enorme disponibilità di risparmio istituzionale e privato presente nel nostro Paese e a volte staticamente giacente presso le banche o mal investito sui mercati finanziari, riportandolo nell’ambito dell’economia reale». Il progetto caldeggiato da Confitarma esiste da quasi due anni, e molti sono stati i confronti con le istituzioni. Perché non si è ancora materializzato? «Il motivo è lo stesso per il quale in Olanda ci hanno impiegato meno di un anno per realizzarlo - fa notare Vettosi - La verità è che la nostra industria, pur essendo essenziale per il Paese quasi quanto il settore sanitario e delle infrastrutture primarie (e ce ne stiamo accorgendo in questi giorni tragici) non viene percepito tale dal sistema politico. In pratica in Olanda lo shipping ha dignità di infrastruttura ed è considerato un asset strategico per il Paese, in Italia si ritiene che sia un settore come tanti, anzi con meno appeal politico. Eppure quella proposta da Confitarma sarebbe una soluzione puramente di mercato, non comportando costi a carico della collettività, anzi offrirebbe un’interessante aspettativa di rendimento alla porzione di capitale pubblico».

Il caso olandese
Lo Stato olandese è passato dalla teoria alla pratica lo scorso 27 gennaio, quando ha preso materialmente forma il fondo Nsdf. Si tratta di un veicolo con finalità di sviluppo dello shipping nazionale nato con la benedizione del governo che vede tra gli investitori iniziali banche pubbliche e private, la Provincia di Groningen e altri soggetti istituzionali. «Lo strumento di cui abbiamo più volte reiterato la proposta risulta essere ancor più di mercato rispetto all’esperienza olandese - spiega Vettosi - che oltre ad essere sponsorizzata dal soggetto statale è anche parzialmente garantita da quest’ultimo». Stato sì, insomma, ma senza logiche di mero assistenzialismo.
Della necessità di un intervento pubblico è convinto anche Stefano Messina, presidente di Assarmatori: «Il nostro settore, per la strategicità del servizio che svolge, richiede un intervento specifico: è necessario mettere in campo un’operazione a sostegno delle aziende basata su una garanzia a favore del sistema del credito, che possa consentire un ampliamento delle linee di affido, allargando le maglie del merito creditizio gravandone eventualmente la responsabilità sul sistema pubblico nel caso di servizi essenziali di logistica e collegamento». Per questo motivo «oggi si rende indispensabile una grande operazione di sistema che coinvolga in primis lo Stato attraverso il sistema di garanzie dirette o tramite l'emissione di titoli di Stato». —

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