Cma Cgm diversifica: meno terminal portuali e più e-commerce / FOCUS

L’obiettivo è sempre quello di accorciare la catena di distribuzione passando dal mare a terra e investendo in attività strategiche e redditizie

Il porto di Le Havre

di Alberto Ghiara

Marsiglia - Per le compagnie marittime, espandere la propria presenza lungo la catena logistica fino all’ultimo miglio digitale è diventata ormai una necessità. Con i noli ormai cronicamente volatili e con le prospettive di una lunga fase in cui si dovranno scontare gli effetti del dramma del coronavirus, avere voce anche nell’economia digitale diventa una garanzia di ottenere margini di guadagno che ormai il core business del trasporto marittimo offre in maniera sempre più risicata. A dicembre scorso, ad esempio, la danese Maersk ha investito nella start-up Onomondo, una società nata nel 2012 per sviluppare l’Internet delle cose (IoT) e rendere più immediate le comunicazioni all’interno della catena logistica. Per Maersk, ha significato un ulteriore passo avanti nel suo percorso di riduzione della lunghezza della catena logistica, che mira a avvicinarla ai propri interlocutori finali. Adesso è la volta della francese Cma-Cgm investire in una piccola, rispetto alle dimensioni dei grandi carrier marittimi, ma interessante realtà hi-tech marsigliese, Oxatis. In questo caso non si tratta di IoT, ma di e-commerce. L’obiettivo è sempre quello di accorciare la catena di distribuzione passando dal mare a terra e investendo in attività strategiche e redditizie.

Oxatis è una società nata nel 2001 per sviluppare siti di e-commerce in modalità Saas (software-as-a-service), ossia vendendo non l’applicazione, ma un abbonamento al servizio di gestione della stessa, che viene affidato appunto a Oxatis, assieme al suo sviluppo informatico. Lo scorso 26 marzo, il tribunale del commercio di Marsiglia ha convalidato l’acquisto di Oxatis da parte di Cma-Cgm e del partner Lundi Matin. Oxatis era in amministrazione controllata e i due acquirenti hanno superato altri soggetti interessati con un’offerta che ha raccolto il favore dei giudici. A Cma-Cgm va il 90 per cento della società, mentre a Lundi Matin va il restante 10 per cento. Oxatis si trovava in amministrazione controllata dal 28 novembre 2019, su richiesta dei suoi stessi amministratori. Il 6 gennaio 2020, il presidente del consiglio d’amministrazione, Philippe Ozanian, si è dimesso dall’incarico e dallo stesso consiglio per «motivi personali». Il tribunale del commercio di Marsiglia aveva deciso di provare a vendere l’impresa, aprendo una finestra temporale che ne permetteva la sopravvivenza per altri sei mesi. In questo periodo, ai giudici sono arrivate otto offerte di acquisto e una proposta per un piano di continuità dell’attività aziendale. Alla fine la scelta è caduta su Cma-Cgm e su Lundi Matin. Cma-Cgm è la quarta compagnia portacontainer del mondo, con 2,6 milioni di teu di capacità di stiva (l’11,1 per cento della capacità globale) e navi in costruzione per ulteriori 466 mila teu di capacità, che le consentirebbero di tornare al terzo posto superando i cinesi di Cosco, che soltanto di recente avevano raggiunto il podio scalzando proprio Cma-Cgm. Lundi Matin è invece a sua volta una start-up con sede a Montpellier che produce programmi informatici di gestione aziendale. Nata nel 2007, ha oggi 45 dipendenti.

Un comunicato di Cma-Cgm spiega come i due nuovi soci di Oxatis «uniscono le rispettive competenze per consentire a Oxatis di proporre l’offerta di un servizio dal principio alla fine della catena commerciale e logistica: creazione di siti internet per il commercio elettronico, programmi informatici di gestione aziendale e di contabilità, soluzioni integrate di logistica e di trasporto». Il comunicato specifica che «sarà riassunta la maggioranza dei dipendenti». Pur su scala nettamente differente, lo spostamento di capitale da parte di Cma-Cgm da un settore a un altro è significativo, nel momento in cui la compagnia ha appena chiuso la vendita di otto dei suoi terminal portuali, finora controllati al 100 per cento, a una società, Terminal Link, in cui detiene soltanto una quota di maggioranza del 51 per cento, accanto al socio di minoranza cinese China merchants port (Cmp) che possiede l’altro 49 per cento. In quest’ultimo caso, si tratta di un’operazione per raccogliere fondi, dopo l’acquisto di Ceva Logistics, che ha fatto sì che il bilancio 2019 registrasse una perdita di 200 milioni di euro, ma anche per avere nuovi liquidi da investire per nuove opportunità di sviluppo.

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