Con la crisi gli armatori fanno incetta di bunker / FOCUS

I dati dell’Authority di Singapore mostrano che l’acquisto di combustibile navale a basso contenuto di zolfo (fino allo 0,5 per cento di contenuto) è aumentato del 9,17 per cento a marzo (3,055 milioni di tonnellate) rispetto a febbraio

di Alberto Ghiara

Genova - Lo shipping globale affronta la sua crisi più grave dopo quella che ha seguito il fallimento di Lehman Brothers nel 2008, ma ci sono settori che vanno paradossalmente in controtendenza. È il caso della vendita di bunker, che a Singapore, una delle principali piazze di rifornimento mondiali, sta vivendo un’inattesa primavera. Nonostante l’enorme quantità di stiva che sta uscendo dal mercato (si stima a esempio che le portacontainer ferme raggiungeranno la capacità record di 3 milioni di teu, valore mai raggiunto neanche negli anni peggiori post-2008), le vendite di bunker a Singapore hanno raggiunto a marzo 2020 i 4,332 milioni di tonnellate, ossia un aumento dell’11,41 per cento rispetto a febbraio 2020 e del 5,66 per cento rispetto a marzo 2019. E questo nonostante che proprio a marzo abbia cominciato a sentirsi con forza sui traffici marittimi l’effetto della crisi sanitaria che in Cina era già cominciata alla fine dello scorso gennaio. Anche il numero di navi che si fermano a fare rifornimento è aumentato del 7,14 per cento rispetto a marzo 2019, raggiungendo le 3.557 unità, mentre la quantità media di bunker per ogni rifornimento è cresciuta di 17 tonnellate a 1.215 tonnellate. Questi ultimi dati possono aiutare a spiegare il fenomeno con la volontà degli armatori di approfittare del momento favorevole sul fronte dei prezzi.

Dal 20 gennaio scorso, quando aveva raggiunto i 65,54 dollari, il prezzo del brent ha continuato a scendere toccando un minimo di 21,96 dollari lo scorso 30 marzo. Nelle ultime due settimane è risalito sopra i 30 dollari, ma ancora lontano dalle quotazioni che ancora aveva al principio di marzo. Il prezzo del bunker ha seguito lo stesso andamento spingendo le compagnie a intensificare gli acquisti anche in presenza di una congiuntura sfavorevole, per ritrovarsi con un vantaggio competitivo appena il mercato dovesse ripartire. Più nel dettaglio, i dati dell’Authority di Singapore mostrano che l’acquisto di combustibile navale a basso contenuto di zolfo (fino allo 0,5 per cento di contenuto) è aumentato del 9,17 per cento a marzo (3,055 milioni di tonnellate) rispetto a febbraio, mentre quello di combustibile a alto contenuto di zolfo (738.400 tonnellate) è cresciuto del 19,12 per cento nello stesso periodo. L’acquisto del combustibile ultraleggero (sotto lo 0,1 per cento di contenuto di zolfo) è cresciuto del 5,52 per cento a 485.400 tonnellate. Secondo un’analisi del “Lloyd’s List”, il successo di Singapore arriva anche da una strategia di lungo periodo mirato a concentrare le vendite di bunker sottraendole ai porti minori, grazie a un sistema di licenze pluridecennale che adesso vorrebbero imitare anche porti come Rotterdam, Anversa e Amburgo.

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