Cosulich: «Il crollo delle quotazioni accelera la ripresa dello shipping» / IL COLLOQUIO

Genova - Il paradosso dell’economia: la peggiore crisi del prezzo nella storia della quotazione del greggio è una manna dal cielo per lo shipping. Le navi vanno ancora a gasolio, in attesa della rivoluzione verde tra gas, idrogeno e vele

di Simone Gallotti

Genova - Il paradosso dell’economia: la peggiore crisi del prezzo nella storia della quotazione del greggio è una manna dal cielo per lo shipping. Le navi vanno ancora a gasolio, in attesa della rivoluzione verde tra gas, idrogeno e vele. E meno costa il carburante, più risparmi ci sono per gli armatori: «È un vantaggio decisivo, soprattutto in questo momento di crisi per il coronavirus» spiega Augusto Cosulich che nel suo impero annovera anche il business del trading del bunker, il propellente per far navigare la flotta mondiale. E lo fa da Singapore, la capitale per questo tipo di commercio: «E’ un evento storico, ma non credo che durerà ancora. Per me è una speculazione - sentenzia Cosulich -. Quindi i più bravi da questa situazione guadagneranno miliardi. Noi ci occupiamo di un derivato del greggio: il bunker è infatti un prodotto raffinato e le dinamiche sono correlate, ma differenti. In questo segmento non cambierà molto, ma comunque prevedo che quando ci sarà il rimbalzo ed esaurita la mossa speculativa, le cose andranno al loro posto». Per gli armatori comunque sarà una benedizione: «Pensate alle navi quanto potranno risparmiare…prima del caso del coronavirus il carburante incideva per il 50% dei costi di una unità. E con la crisi che sta affrontando, per lo shipping sarà un grosso aiuto». Non c’è solo la questione del risparmio a soffiare sulle vele degli armatori. Molte petroliere infatti sono state noleggiate per diventare magazzini galleggianti del petrolio: «Quel settore sta registrando noli molto alti, proprio per lo sviluppo intenso di questo tipo di attività di storage». Cosulich è ottimista in senso generale e i numeri del gruppo, attivo in molti settori, lo confortano: ieri mattina in riunione virtuale con i suoi manager ha fatto il punto «ed è comunque positivo - spiega l’imprenditore -. Abbiamo chiuso il 2019 molto bene, mentre quest’anno soffriremo, ma abbiamo le spalle larghe e sono convinto che dall’anno prossimo torneremo a fare grandi numeri». Il calo però c’è stato: «Sarà un anno difficile, inutile negarlo. Cosco (il gigante cinese del trasporto container che il gruppo genovese rappresenta in Europa, ndr) ha una contrazione del 50% dei volumi. I nostri amici turchi di Arkas molto meno, ma comunque intorno al 15-20%. Però stiamo reagendo bene. Cosco ha messo in campo la strategia giusta per superare questa crisi, riducendo la flotta per essere pronta quando il mondo del commercio ripartirà a pieno ritmo». L’imprenditore genovese non soffre il crollo del petrolio e la grande crisi dello shipping: «E non abbiamo messo nemmeno i nostri dipendenti in cassa integrazione: abbiamo le spalle larghe per superare questo periodo e crediamo sia giusto farlo con le nostre forze. Ma ora è il momento di ripartire, di uscire di casa. Basta blocchi, sennò la situazione si complica sul serio». E comunque il mercato, anche nella previsione sul medio periodo, rimane in salute: «I più deboli scompariranno, ma nello shipping non ci sarà un altro effetto Hanjin (la compagnia coreana fallita quasi quattro anni fa, ndr). I grandi rimarranno tali ancora per molto. Anzi dal questa crisi potranno cogliere altre opportunità. Nel cargo e nelle crociere».

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