Grimaldi riapre il fronte dell'autoproduzione: "Sbagliato vietarla del tutto" / IL CASO

«Siamo riusciti a preservare tutti i posti di lavoro, mentre colossi come Lufthansa, Renault, Hertz, hanno annunciato tagli drastici del personale», spiega il presidente di Alis, l'associazione della logistica e dell'intermodalità sostenibile, Guido Grimaldi

di Alberto Quarati, inviato

Sorrento - Le aziende dei trasporti e della logistica non si sono mai fermate durante il lockdown, pur lavorando in perdita. Sentono di aver contribuito a tenere in piedi il Paese e ora chiedono il conto a un governo che vorrebbero sentire loro "alleato": «Siamo riusciti a preservare tutti i posti di lavoro, mentre colossi come Lufthansa, Renault, Hertz, hanno annunciato tagli drastici del personale», spiega il presidente di Alis, l'associazione della logistica e dell'intermodalità sostenibile, Guido Grimaldi, in occasione della "Due Giorni" che riunisce le 1.500 aziende a Sorrento. In effetti, delle numerose richieste elaborate da Alis nel periodo delle chiusure forzate (credito d'imposta, decontribuzione e detassazione per le imprese che mantengono intatti i livelli occupazionali, incentivi all'automotive) poco si è visto nei decreti Cura Italia, Liquidità e Rilancio.

Il fronte armatoriale (che in Alis significa Grimaldi, di gran lunga la maggiore compagnia italiana) in questo momento risulta il più scottato, ma l'effetto rischia di essere a catena, visto che la spina dorsale associativa sono le aziende che si muovono lungo la dorsale delle Autostrade del mare, sistema da 24 miliardi l'anno. Gli aiuti ai porti, il ferrobonus, il marebonus sono atti concreti che l'Alis riconosce al governo, che però, per rimanere sul fronte armatoriale, è fermo su temi di grossa portata: nessuna voce sul cambio dei turni dei marittimi; la ripartenza delle crociere che cumula ulteriore ritardo con l'estensione al 31 luglio dell'emergenza (temi ricordati dal presidente di Confitarma, Mario Mattioli); e poi la questione Tirrenia, che Grimaldi e Di Caterina paragonano a quella di Autostrade. Altroché proroga della convenzione come prevede il Dl Rilancio: siccome la compagnia, mai citata espressamente, avrebbe interrotto alcuni servizi durante il lockdown, dovrebbe essere considerata inadempiente, senza contare che deve 200 milioni allo Stato «di cui 115 sono rate già scadute». «Abbiamo assistito in questi giorni a una grandissima disputa per quanto riguarda Autostrade, ci chiediamo perché il governo non interviene alla stessa maniera di Aspi», dice il dg di Alis Marcello Di Caterina. «Credo che non ci siano più le condizioni per portare avanti la convenzione, e invece si va nella direzione opposta».

Inoltre, non è andato giù l'articolo 199 bis del decreto Rilancio, che nei fatti blocca l'autoproduzione nei porti, cioè la possibilità per l'armatore di utilizzare proprio personale per le operazioni di rizzaggio e derizzaggio (fissare e sbloccare il carico delle navi) all'arrivo nei porti, al posto dei lavoratori di terminal, compagnie o imprese portuali autorizzate. Sembra un tecnicismo, ma è la madre di tutte le battaglie, specie nei porti, come in Italia, che hanno un altissimo numero di traffico su navi di linea e traghetti. I sindacati (italiani e internazionali) sostengono che quel lavoro è appannaggio dei portuali, e ogni azione contraria è uno sfruttamento indebito dei marittimi. Gli armatori, al contrario, dicono che la pratica li mette al riparo da possibili situazioni di monopolio, con portuali che fanno il bello e il cattivo tempo su costi e modalità delle operazioni. Ma siccome in Italia ogni porto è un mondo a sé, e la pratica pur essendo regolamentata è sempre stata interpretata secondo usi e costumi locali, per rimettere ordine si è optato per un taglio netto, fissando paletti che nei fatti vietano in toto l'autoproduzione. «In questo modo però - dice Di Caterina- l'aggravio di costi rischia di finire a carico dei trasportatori clienti delle navi, che inoltre», saltati i precedenti accordi e autorizzazioni, «potrebbero avere minore necessità di forza lavoro, mettendo a rischio l'occupazione dei marittimi». —

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