Pirateria in aumento, appello Ecsa all’Ue / IL CASO

Secondo i dati dell’International maritime bureau (Imb) dell’International Chamber of commerce, la crescita maggiore si registra nel Golfo di Guinea. Tuttavia i rischi nel Corno d’Africa non sono finiti

di Alberto Ghiara

Genova - La pirateria rialza la testa. I dati del 2020 sono in crescita e gli armatori europei e italiani chiedono che venga rinnovata la missione Atalanta nel golfo di Aden, che finora è confermata soltanto fino al dicembre 2020. «Dopo i numerosi attacchi di pirateria - afferma una nota dell’Ecsa rilanciata da Confitarma - registrati nella regione nel 2010, grazie all'operazione Atalanta e alle altre misure adottate, negli ultimi anni si è ottenuta una forte riduzione del fenomeno. Tuttavia, la situazione rimane ancora fragile e facilmente reversibile, e sono ancora numerose le segnalazioni di gruppi armati che continuano ad avvicinarsi alle navi». L’operazione Atalanta è portata avanti dalle marine di 13 Stati europei, fra cui l’Italia. Per mantenere alto il livello di sicurezza e basso il numero di incidenti, gli armatori hanno seguito le migliori pratiche di gestione specie durante il passaggio in aree ad alto rischio. Tuttavia, secondo Ecsa, le best practices attuate dall'industria armatoriale non possono da sole sostituire la presenza di risorse navali, la condivisione di informazioni e il coordinamento multilaterale. Per questo «lo shipping europeo raccomanda vivamente di prorogare il mandato dell'Operazione Atalanta, essenziale per salvaguardare la sicurezza della navigazione marittima nella regione».

La costa di fronte alla Somalia in realtà oggi è una delle zone del mondo dove la pirateria si sta manifestando meno. Secondo i dati dell’International maritime bureau (Imb) dell’International Chamber of commerce, la crescita maggiore si registra nel Golfo di Guinea. Tuttavia i rischi nel Corno d’Africa non sono finiti. Nel primi semestre 2020 «nessun incidente è stato riferito al largo della Somalia. Le navi sono invitate a applicare le procedure raccomandate dal Bmp5 (il manuale delle migliori pratiche da adottare contro la pirateria, ndr) mentre percorrono queste acque. I pirati somali mantengono ancora la capacità di condurre attacchi». Imb ha registrato, nel primo semestre 2020, 98 attacchi di pirati nel mondo, in crescita rispetto ai 78 attacchi dello stesso periodo del 2019. Il centro sottolinea che la minaccia della pirateria si aggiunge alle difficoltà che centinaia di migliaia di marittimi stanno vivendo a causa delle misure di isolamento introdotte per contrastare la pandemia, che hanno bloccato le rotazioni degli equipaggi.

«La violenza contro gli equipaggi - ha affermato il direttore dell’Imb, Michael Howlett - aumenta il rischio in una forza lavoro già sottoposta a una pressione immensa. Nel golfo di Guinea attaccanti armati di coltelli e pistole prendono di mira equipaggi su ogni tipo di nave. Chiunque è vulnerabile». La zona più colpita è il golfo di Guinea, col 90 per cento degli episodi segnalati, seguita dalle Americhe, dove il fenomeno è in crescita, e dal Sud Est asiatico. Nei primi a metà luglio si è verificato il caso di 13 marittimi rapiti nel golfo di Guinea, di fronte al Benin. Lo scorso 17 luglio è stata attaccata la chimichiera “Curacao Trader”, costruita nel 2007 con una portata di 11.300 dwt. Secondo la società Alison Management che gestisce la nave, 13 dei 19 membri dell’equipaggio, composto da marittimi ucraini e russi, sono stati presi in ostaggio. La nave è stata lasciata alla deriva con un numero insufficiente di personale a bordo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA