Il comandante Elmetto: "Siamo fermi, aspettando che il Canale riapra" / IL COLLOQUIO

"Noi marittimi - dice il comandante della Jolly Cobalto - siamo una comunità, e spesso veniamo messi in cattiva luce. Vede, un errore come quello della “Ever Given” poteva davvero capitare a tutti. Non si possono mettere sotto accusa le persone di quell’equipaggio"

Il comandante Elmetto

di Alberto Quarati

Tommaso Elmetto, 53 anni da Procida, l’isola dei marinai, è il comandante della “Jolly Cobalto”, portacontainer della Linea Messina lunga 240 metri con il suo popolo di 23 persone a bordo: ieri sera guardava il cielo grigio sopra il Grande Lago Amaro, ultima tappa prima di uscire verso il Mar Rosso, in compagnia di altre 50 navi semi-nascoste nella foschia.
Fermo nell’occhio del ciclone, Elmetto non pensa al prezzo del greggio e ai mercati impazziti: «Ci sono circa 200 navi tra Mar Rosso e Mediterraneo in attesa di entrare nel Canale. Noi siamo fermi qui, e non sappiamo quando potremo uscire».
L’attesa la preoccupa? «Ma no, in ogni viaggio si parte sempre mettendo in conto una quindicina di giorni fermi alla fonda: vuoi per condizioni meteo sfavorevoli, vuoi perché il porto è congestionato, cioè è pieno e non si può entrare... abbiamo carburante per un mese e sempre il 15% dei viveri in più necessari a bordo. E se dovessero esserci problemi, le agenzie che seguono la nave possono sempre garantire i rifornimenti necessari. Fa parte della nostra vita». Una vita di lunghe attese («ma la nave è una piccola città, ognuno ha le sue mansioni, che deve svolgere indipendentemente se si viaggia o meno»), tanto orizzonte e tempeste: «A questa stagione è facile nel Canale trovare raffiche di vento e foschia: per attraversare tutta la via d’acqua ci sono tre piloti che si danno il cambio».

Piloti che ora hanno ancorato la “Jolly”: i turni di guardia sono rafforzati, e ci si prepara a un’altra notte nell’occhio silenzioso del ciclone. «Noi marittimi - dice Elmetto - siamo una comunità, e spesso veniamo messi in cattiva luce. Vede, un errore come quello della “Ever Given” poteva davvero capitare a tutti. Non si possono mettere sotto accusa le persone di quell’equipaggio». Il Canale è stato allargato, tutti i lavori finiranno nel 2023, me le navi nel frattempo sono cresciute: «Le portacontainer di ultima generazione sono lunghe 400 metri, ogni “tiro” di container è due metri e mezzo sopra l’altezza dello scafo. È come mettere in acqua un palazzo di cinque o sei piani, farlo scivolare nella corrente e al contempo esporlo, come un’enorme vela, alle raffiche del vento. Un tempo il problema era più legato alle grandi petroliere, che però pativano e patiscono soprattutto la corrente, perché la superficie al vento, a confronto della portacontainer, è irrisoria». Non va fatta però l’equivalenza grandi navi, grandi rischi: «I fiumi che portano ad Anversa o Amburgo sono percorsi dalle portacontainer a 15-18 nodi con nebbia e vento... Le infrastrutture portuali sono e devono essere pensate per fare fronte anche a queste nuove situazioni».
Parola di chi ha percorso il Canale «quasi 20 volte l’anno dal 1991»: fatto il calcolo, il traguardo delle 600 non dovrebbe essere così lontano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA