Suez, quanto costa risarcire i danni della portacontainer “Ever Given” / ANALISI

L’Egitto chiede un miliardo e blocca la nave. Esposito: «Sovrastimato il valore del carico»

La Ever Given

di alberto ghiara

Genova - L’Egitto ha stimato in 916 milioni di dollari i danni subiti per il recente blocco del canale di Suez. Per farsi risarcire, l’Autorità del canale ha fatto ricorso al tribunale di Ismaila, che a sua volta ha imposto un sequestro giudiziario della portacontainer “Ever Given”, protagonista dell’episodio, con i 25 marittimi indiani ancora a bordo. Attualmente è in corso una negoziazione dell’amministrazione egiziana con la proprietaria della nave, la società nipponica Sheoi Kisen Kaisha, e con l’assicuratore britannico, Uk P&i Club.

Quest’ultimo ha definito la richiesta egiziana “immotivata” e ha rivelato di aver fatto una generosa offerta all’Authority, a cui però è seguito il sequestro della nave. Osama Rabie, amministratore delegato dell’Autorità del canale, ha detto che «i negoziati si stanno prolungando più di quanto ci si aspettasse». La reale entità dei danni di questo episodio sarà quindi oggetto di discussione ancora a lungo. Intanto però si cominciano a fare stime sulla base delle informazioni disponibili. Raffaello Esposito, del broker Cambiaso e Risso, è intervenuto a un webinar sul blocco di Suez organizzato da Athena e Propellers Club, sintetizzando le voci di spesa («del tutto ipotetiche») che potranno emergere. La cifra finale è ben inferiore a quella richiesta dall’Egitto. “I danni alla nave dovuti all’incaglio, dalle prime informazioni non sembrano particolarmente significativi”. Il valore ipotizzato è di 500 mila dollari. Per quanto riguarda il reclamo più sostanzioso e che presenta maggiore curiosità dal punto di vista assicurativo, ossia quello appunto dell’Authority. «L’Autorità - ricorda Esposito - ha dichiarato di avere un guadagno giornaliero dalle navi in transito di 15 milioni di dollari. Transitano mediamente 50 navi al giorno. Sette giorni di fermo producono un danno superiore ai 100 milioni”. Il reclamo da 1 miliardo da parte dell’Authority si fonda, oltre che sui giorni di blocco, anche su una valutazione del complesso di beni salvati, nave e carico, che secondo gli egiziani è pari a 3,5 miliardi di dollari. Una cifra, secondo Esposito, “enorme, perché secondo altre stime il valore del carico è ben inferiore».

L’Egitto reclama una partecipazione all’azione di salvataggio, perché ha impiegato due navi draga, diciotto rimorchiatori del canale, tra i 600 e gli 800 uomini per sei giorni. «Al termine delle negoziazioni che andranno avanti per qualche settimana, secondo alcuni osservatori si raggiungerà un punto di incontro, che stimo intorno ai 500 milioni». La terza tipologia di danno è il compenso di salvataggio. Sono intervenuti ufficialmente la Nippon Salvage e la Smit Salvage, che poi hanno assoldato altri rimorchiatori. «Sappiamo da fonti di mercato che la nave vale circa 100 milioni di dollari. Il carico a bordo, anche se non è facile stimarlo ora, è valutato da fonti accreditate come Lloyd’s List sui 500 milioni. Abbiamo un complesso di beni salvati che, per quanto l’Autorità egiziana sostenga diversamente, vale 600 milioni di dollari. Il compenso dei salvataggi varia a secondo delle difficoltà e del valore dei beni salvati. Ho ipotizzato una spesa di 60 milioni di dollari». Abbiamo poi il reclamo dei cosiddetti cargo interest, i proprietari della merce. Abbiamo 18 mila contenitori a bordo e fino a 4 cargo interest per ogni contenitore.

«Il danno alle merci - dice Esposito - potrebbe essere la mancata possibilità di vendere o penali dei ricevitori. E poi c’è la quota di avaria generale a carico delle merci. Prudenzialmente abbiamo classificato questa voce a 100 milioni di dollari». Infine i reclami delle navi in attesa, che erano fra le 350 e le 400. Facendo una media fra nolo giornaliero e running cost, ne deriva una stima di 80 milioni di dollari di possibili reclami.

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