Stretto di Messina, qui si sperimenta la propulsione green per il futuro

"Lo stretto - spiega il presidente Mega - è un ambito particolare, c’è anche un importante traffico longitudinale che incrocia quello da costa a costa. In questo ambito però stiamo sostenendo l’insediamento in porto di una start-up. E’ un’iniziativa mirata alla realizzazione di mezzi nautici di servizio a guida autonoma".

Il ministro Roberto Cingolani

di Alberto Ghiara

Messina - La Scandinavia d’Italia, dal punto di vista navale, si trova sullo stretto di Messina. E’ qui che, come avviene già da qualche tempo nei fiordi norvegesi, il ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili intende sperimentare sistemi di trasporto marittimo sulla breve distanza che siano ecologicamente compatibili e tecnologicamente avanzati.
Ne ha parlato il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, al recente Automotive business summit, spiegando che la trasformazione delle navi in senso ecologico prevista dal Pnrr avverrà in particolare nello Stretto. La conferma arriva dal presidente della locale Autorità di sistema portuale, Mario Mega. «Stiamo creando le condizioni in porto - afferma il presidente - che hanno permesso a Rfi di progettare il rinnovo della flotta dei mezzi che attraversano lo stretto».

Il piano di Rfi prevede un investimento di 80 milioni di euro, compresi nel Pnrr, per realizzare tre nuovi traghetti veloci ibridi, per una nuova nave ferroviaria ibrida e per riadattarne due già in servizio.

Le condizioni di base a cui si riferisce Mega sono, da parte dell’Autorità di sistema, la pianificazione della costruzione di un deposito costiero di gnl e l’elettrificazione delle 19 banchine del sistema portuale, opere contenute nel Pnrr già dalla sua prima formulazione e poi inserite nel fondo complementare aggiunto nell’ultimo Pnrr, che contiene anche gli 80 milioni di Rfi.

A rafforzare il paragone scandinavo ci sono da un lato un progetto di produzione di energia dalle correnti dello stretto, che consentirebbe al sistema portuale di diventare non soltanto un fornitore di energia per le navi, ma un produttore per l’intera rete. Dall’altro l’arrivo di una start-up nel territorio demaniale che lavora sulla progettazione di imbarcazioni a navigazione autonoma. Insomma, lo Stretto intende diventare un polo di eccellenza per quanto riguarda la transizione energetica e tecnica in campo marittimo-portuale.
E i tempi? «Per quanto riguarda - dice Mega - la dotazione portuale, sono già stati affidati i servizi di progettazione, per il cold ironing a un consorzio formato da Galileo engineering e Studio Colombo e per il deposito di gnl a Rina consulting. Hanno 90 giorni per concludere, poi passeremo alla fase realizzativa, per la quale ci sono 50 milioni di finanziamento che costituiscono la parte pubblica del project financing che si andrà a effettuare, 30 per il gnl e 20 per il cold ironing. Entro l’estate dovremmo riuscire a far partire la gara».
Per quanto riguarda le navi autonome, lo stretto di Messina presenta certamente condizioni diverse e più problematiche rispetto ai fiordi scandinavi.

«Lo stretto - spiega Mega - è un ambito particolare, c’è anche un importante traffico longitudinale che incrocia quello da costa a costa. In questo ambito però stiamo sostenendo l’insediamento in porto di una start-up. E’ un’iniziativa mirata alla realizzazione di mezzi nautici di servizio a guida autonoma. E’ un futuro possibile, non di rapida attuazione, ma ci vuole una spinta alla ricerca in questo campo. Quando la società ha proposto questa iniziativa io l’ho sostenuta. Si tratterebbe di mezzi di esplorazione, di servizio e tender». Inoltre l’Authority vedrebbe bene una ripartenza della cantieristica nel porto di Milazzo, nell’area di Giammoro. E’ ripartito un marchio storico, Aicon, che è stato preso da una nuova proprietà americana e che sarà presentato al prossimo salone nautico di Genova.

 

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