I marittimi, la spina dorsale dimenticata dell’economia mondiale

Mentre assicuravano la tenuta e la prosecuzione del commercio mondiale, gli stessi marittimi sono stati mal ripagati, oggetto di restrizioni impietose e spesso illegali. Una vicenda paradossale e surreale. A molti marinai e ufficiali è stato impedito di lasciare la loro nave per oltre un anno, in alcuni casi quasi per due

Una lavoratrice a bordo di una nave da crociera

di Giorgio Carozzi

In un pianeta che mostra ogni giorno nuove ferite, la geografia economica sembra strutturata in funzione della logistica e delle infrastrutture che danno forma al mondo. Ma in questo scenario accade spesso che i diritti dei lavoratori vengano erosi, accantonati, dimenticati.

Se la terribile pandemia che ci perseguita continua a incidere pesantemente sulle nostre esistenze, occorrerebbe un moltiplicatore all’infinito per avere un’idea dei disagi e delle pene che minano le vite dei marittimi. Il personale navigante di tutto il mondo ha vissuto e ancora sta vivendo la crisi più drammatica che si ricordi. I marittimi sono la spina dorsale del commercio globalizzato, un’umanità che ha continuato a viaggiare anche quando il mondo si è fermato. Un milione e 700mila uomini e donne spesso confinati nell’attualità degli invisibili.
Nei due anni della pandemia, il personale navigante ha sempre e costantemente garantito la piena operatività della catena logistica mondiale e la continuità territoriale da e per le isole. Ma mentre assicuravano la tenuta e la prosecuzione del commercio mondiale, gli stessi marittimi sono stati mal ripagati, oggetto di restrizioni impietose e spesso illegali. Una vicenda paradossale e surreale. A molti marinai e ufficiali è stato impedito di lasciare la loro nave per oltre un anno, in alcuni casi quasi per due. Nel momento più drammatico della crisi del cambio equipaggi, più di 400.000 marittimi sono stati costretti a non sottrarsi all’imbarco, proseguendo mansioni e attività in maniera spesso indefinita.
Le limitazioni alla libertà di movimento, hanno spesso avuto conseguenze disastrose sullo stato di salute dei marittimi. I problemi di isolamento, solitudine, separazione e ansia per la famiglia e i propri cari lontani migliaia di chilometri, insieme all’incertezza del futuro e all’assenza di sostegni hanno aumentato lo stress fisico e psicologico a bordo delle navi, a volte con conseguenze tragiche.

Grazie allo sforzo degli armatori migliori e seri e delle società di shipmanagement, il numero del personale navigante abbandonato è adesso dimezzato. Molte situazioni si stanno normalizzando. Parecchie navi sono state spesso dirottate per consentire il cambio di equipaggio e tantissime compagnie di navigazione hanno fatto tutto il possibile per il benessere del loro personale.
Il rischio attuale è che la situazione possa nuovamente deteriorarsi, con la sempre maggiore diffusione delle varianti del Covid 19. I marittimi alzano bandiera bianca, sono legittimamente esausti, in queste condizioni molti rifiutano l’imbarco e tanti stanno rincorrendo occupazioni alternative. Tangibili come spesso accade nel settore dello shipping sono i danni provocati dalla politica: l’industria marittima è altamente globalizzata ma i diritti e la protezione dei lavoratori sono frammentati tra diversi attori che spesso non rispondono ad alcuna regolamentazione o autorità superiore.
Alla fine, ma con incomprensibile e colpevole ritardo, lo scorso primo luglio il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile (MIMS) si è espresso in merito alla vaccinazione Covid 19 dei marittimi, definendola prioritaria. “La vaccinazione del personale marittimo imbarcato e in attesa di imbarco è considerata una priorità per il settore, per mettere in sicurezza le imbarcazioni ed evitare il formarsi di focolai infettivi che sarebbero difficilmente gestibili”. Finalmente! Una decisione attesa da tempo per la messa in sicurezza del personale proveniente da diversi Paesi del mondo, nei quali c’è minore disponibilità di dosi.

Ora, oltre a predisporre la vaccinazione del personale con cittadinanza italiana, è possibile immunizzare anche i soggetti europei ed extraeuropei che non hanno ancora ricevuto il vaccino nel loro Paese.

Diviene dunque operativa anche in Italia la soluzione adottata lo scorso aprile dallo Special Tripartite Commitee della Maritime Labour Convention 2006 dell’ILO, che ha raccomandato agli Stati membri di adottare un approccio condiviso per giungere in tempi rapidi alla vaccinazione dell’intero personale marittimo. Anche l’International Chamber of Shipping (ICS) ha predisposto un protocollo per la costituzione di hub vaccinali nei porti. Purtroppo sono ancora troppo pochi gli Stati membri dell’ IMO ad applicare provvedimenti conformi a queste deliberazioni. Dovrebbe essere chiaro a tutti che i vaccini sono l’unica strada per uscire dalla crisi pandemica. La collaborazione fra le autorità statali e il settore privato è la condizione necessaria perché il programma sia esteso al personale navigante di tutto il mondo, a prescindere dalla nazionalità.

La pandemia potrà essere superata solo su scala globale. Il settore che per sua natura è il motore della globalizzazione è quello che più ha sofferto. I marittimi hanno affrontato la crisi più drammatica e a loro deve andare riconoscenza. Il loro sacrificio, una volta ancora, consente al pianeta di sperare nel futuro. A patto che sia davvero credibile il tentativo di riorganizzare il primato dell’uomo sulla geopolitica del profitto.  

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