Decarbonizzazione e domanda interna, biocarburanti in crisi dal 2045

A delineare questo quadro è una nuova ricerca messa a punto dalla Rabobank, azienda olandese specializzata in servizi finanziari multinazionali

Una portacontainer Maersk

di Elisa Gosti

Genova – La decarbonizzazione del trasporto su strada in Europa impatterà sempre di più sulla domanda di carburanti fossili e su quella di biocarburanti, in modo particolare dopo il 2030. La prospettiva a lungo termine – quindi oltre il 2045 – per i biocarburanti tradizionali non appare affatto promettente in considerazione dell’inevitabile declino della domanda che porterà le aziende produttrici a ricercare utilizzi alternativi da proporre al mercato per i propri prodotti.

A delineare questo quadro è una nuova ricerca messa a punto dalla Rabobank, azienda olandese specializzata in servizi finanziari multinazionali. Il cammino che conduce alla decarbonizzazione del trasporto su gomma in Europa – si legge nel documento - richiede un approccio a 360 gradi che preveda, oltre agli esistenti biocarburanti tradizionali, un maggiore utilizzo dell’elettricità rinnovabile, dell’idrogeno verde e di altri biocarburanti avanzati.

Tutto ciò - parallelamente alle nuove regolamentazioni europee e nazionali che impediranno la vendita di motori a combustione interna a partire dal 2035 - avvierà un lento ma effettivo rinnovamento della flotta di veicoli che abbatterà la domanda di carburanti fossili già a partire dal 2025, registrando il massimo impatto dopo il 2030, secondo quanto sostiene lo studio realizzato dall’azienda olandese. In linea con gli sforzi compiuti a livello mondiale per contenere il riscaldamento globale entro 1,5°-2,0°, l’Europa punta a diventare “climate-neutral”, ottenendo l’azzeramento delle emissioni di gas serra entro il 2050. Lo scorso 14 luglio la Commissione Europea ha proposto un pacchetto “Fit for 55” con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas portandole già al 55% - rispetto ai livelli registrati nel 1990 – entro il 2030. La decarbonizzazione delle flotte di automobili impatterà anche sulla domanda di biodiesel e bioetanolo. Il percorso intrapreso dall’Europa punta sull’elettrificazione delle flotte di veicoli che si muovono su terra e sull’uso di idrogeno rinnovabile o verde, per veicoli pesanti e quelli commerciali.

Le fonti rinnovabili di energia nel trasporto contribuiscono a ridurre le emissioni di gas serra e, allo stesso tempo, a diminuire la dipendenza dai combustibili fossili. L’elettrificazione e l’adozione dell’idrogeno nel trasporto su strada abbatterà la domanda di combustibili fossili e biocarburanti, specialmente dopo il 2030. Nel breve periodo – entro il 2025 – considerata la percentuale elevata di dismissione di veicoli alimentati con il diesel, Rabobank prevede che la domanda di diesel e biodiesel decrescerà con un ritmo pari al 4% rispetto al 2020. Allo stesso tempo si stima che la richiesta di benzina e bioetanolo aumenterà del 5% entro il 2025, considerando che il “rimpiazzo” dei motori alimentati con questa tipologia di carburante richiederà più tempo. La diminuzione della domanda di biocarburanti, tuttavia, non si tradurrà in egual misura in una decrescita delle materie prime che li compongono. La dismissione dell’olio di palma, in riferimento alla produzione europea dei biocarburanti entro il 2030, potrebbe portare ad una competizione tra l’olio di semi di colza e l’olio da cucina per colmare il gap.

La crescita della domanda di etanolo fino al 2025 dovrebbe portare beneficio alla maggior parte dei produttori di etanolo così come a quelli legati alle materie prime. Il futuro, per i biocarburanti tradizionali, risulta molto scoraggiante: la prospettiva, oltre il 2045, non appare affatto rosea. Entro quella data la maggior parte delle flotte di veicoli saranno già formate da veicoli elettrici o alimentati a idrogeno. Lo stimato declino nella domanda di biocarburanti porterà le aziende produttrici a ricercare utilizzi alternativi per i propri prodotti: di conseguenza, nonostante la prospettiva a breve termine sia buona e a meno che non si verifichi un cambiamento e livello normativo, è altamente improbabile che possano attuarsi investimenti per espandere la capacità dei biocarburanti tradizionali.

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