Pessina (Assagenti): “Le rinfuse a Genova? Giusto così, il porto deve accogliere tutte le tipologie di merce”

“Non si tornerà ai livelli dei noli di quattro anni fa, ma a un livello più equo. Per anni le compagnie marittime hanno perso miliardi di euro. La lezione del fallimento di Hanjin è già stata dimenticata. Le fusioni che ci sono state negli anni scorsi non erano mirate a acquisire valore, ma erano necessità dovute alle difficoltà in cui si trovavano le compagnie”

Il Terminal Rinfuse del porto di Genova

“Gli investimenti in infrastrutture portuali e terrestri e la digitalizzazione - risponde Paolo Pessina, presidente di Assagenti, l’associazione degli agenti marittimi di Genova - sono fatti più che positivi. Ma mi sembra che sia passato l’entusiasmo che si era creato per i finanziamenti che possono consentire di fare un salto di qualità, quell’entusiasmo che ci fa lavorare tutti nella stessa direzione. Invece la fase in cui siamo adesso è fondamentale. Non sarà semplice portare avanti i progetti, visti i tempi brevi. Gli stakeholder del porto devono sostenere in tutti i modi chi è responsabile degli investimenti e, quando si vede qualcosa che non va in modo corretto, dare suggerimenti”.
Che cosa vi aspettate in questo senso?
“Serve trasparenza da parte dell’Autorità di sistema portuale e di chi deve gestire gli investimenti. Se non passa informazione nessuno può dare il proprio contributo. Il rischio in questa fase è che, ottenuti i finanziamenti, gli operatori dicano che tanto c’è qualcun altro che ci sta pensando. Invece è dovere di tutti monitorare la programmazione degli investimenti. Io sono stato uno dei pochi che sulla diga, sulla cui realizzazione sono assolutamente d’accordo, ho chiesto se era prevista una programmazione per l’operatività. E ho ricevuto una risposta evasiva. A queste cose bisogna pensare già da oggi”.

La comunità portuale deve vigilare?
“Dobbiamo dare tutti un contributo. Noi agenti marittimi possiamo farlo per quanto riguarda la programmazione delle grandi navi, se c’è da rifare lo scheduling, ma dobbiamo avere informazioni: va fatto subito perché non ci siano imprevisti. Chi meglio dell’associazione che rappresenta le linee può svolgere questo compito?”.
Ci sono ritardi?
“No, non è tardi, il mio è semplicemente un invito".
Intanto nell’ultimo anno l’economia ha subito una battuta d’arresto. Si vedono i segni della ripresa?
“Siamo sempre in una fase molto difficile, anche se i dati della produttività salgono e si riflettono anche sui traffici: con l’aumento delle importazioni le navi arrivano piene. Quello che non cambierà per tutto il 2022 sarà il livello alto dei noli marittimi. A fine 2022 entreranno a regime i primi ordini di nuove navi e allora ci sarà meno tensione”.
I noli finalmente scenderanno?
“Non si tornerà ai livelli dei noli di quattro anni fa, ma a un livello più equo. Per anni le compagnie marittime hanno perso miliardi di euro. La lezione del fallimento di Hanjin è già stata dimenticata. Le fusioni che ci sono state negli anni scorsi non erano mirate a acquisire valore, ma erano necessità dovute alle difficoltà in cui si trovavano le compagnie”.
Il permanere dei noli a alti livelli ancora per un anno non rischia di far perdere merce anche alle compagnie?
“Non vedo questo rischio. Le merci si muovono sempre secondo la propria convenienza. Anche spostamenti che si vedono, come il ritorno delle materie prime dai container alle bulk carrier, è comunque positivo per gli armatori”.
A proposito di rinfuse, che cosa pensa del dibattito in corso nel porto di Genova sugli spazi da dedicare a questa merce?
“Il porto di Genova ha tutte le tipologie di traffico e merce e così deve rimanere. Poi le modalità dipendono da imprenditori e Autorità di sistema. Ma l’importante è che tutte restino. Penso che con il buon senso si possa arrivare a un accordo. Le rinfuse devono restare nel porto di Genova. Se non dove sono adesso, in un’altra area dello scalo. Non è l’Authority che può imporre dove deve andare la merce. Non è detto che questa sia disponibile a trasferirsi a Savona”.
A Genova si discute anche del cambiamento del comma 7, articolo 18 della legge 84, che vietava la concentrazione di terminal in un porto. Che cosa ne pensa?
“E’ un provvedimento che incide relativamente: fotografa una situazione esistente. Non trovo nulla di strano. Non era il divieto abolito a stimolare la concorrenza. Concentrazioni ci sono in tutti i porti del mondo, ma la concorrenza funziona”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA