Tassazione globale sulle multinazionali, l’Ocse salva i big del trasporto marittimo

Nelle previsioni l'aliquota dovrebbe entrare in vigore nel 2023, ma il calendario appare nella realtà ancora incerto, perché i due 'pilastri' sono lungi dall'essere tradotti in norme legali da parte dei firmatari

Il porto di Amburgo

Genova - La tassazione globale delle multinazionali fa un altro passo avanti, con le regole pubblicate dall'Ocse. In un documento, l'Organizzazione parigina ha svelato i primi dettagli tecnici che riguardano l'attuazione della riforma della fiscalità internazionale approvata da 137 Paesi nello scorso ottobre per fare fronte alla digitalizzazione e alla globalizzazione dell'economia.

L'Ocse, nel cui ambito sono avvenute le trattative ed e' stata raggiunta l'intesa sulla tassazione globale, ha tradotto nella pratica le decisioni politiche di una parte della riforma che si basa su due 'pilastri'. Il primo riguarda una migliore ripartizione dell'imposizione delle multinazionali in funzione dei Paesi in cui operano (per evitare che 'trasferiscano' gli utili in società di comodo in Paesi dal fisco più benevolo rispetto a quello in cui hanno effettivamente la loro attività), mentre il 'secondo pilastro' (Pillar Two) riguarda l'introduzione di un'aliquota d'imposizione minima del 15% a livello globale che sarà in vigore dal 2023, come precisa l'Ocse. Ed è su questo aspetto che si concentrano le 69 pagine redatte dagli esperti dell'Organizzazione. I dieci capitoli del documento forniscono un'anteprima delle regole che saranno applicate, ovvero il campo di applicazione della riforma, il modo di calcolo dell'imposizione in funzione delle diverse giurisdizioni di attività e la questione delle multinazionali di più recente costituzione. Alcuni dettagli riguardano le modalità di tassazione nel caso di acquisizione o, al contrario, nel caso di vendita di attività.

Il modello “è una pietra angolare nell'elaborazione di una soluzione che si basa su due pilastri e converte le basi dell'accordo politico di ottobre in regole applicabili", ha commentato Pascal Saint-Amans, il direttore del centro di politica e amministrazione fiscale dell'Ocse e indubbiamente uno dei maggiori esperti mondiali di tasse, che ha avuto un ruolo cruciale nelle trattative.

Il 'secondo pilastro' si applicherà alle aziende che hanno almeno 750 milioni di euro di fatturato consolidato, nel momento in cui il tasso effettivo di imposizione nelle varie giurisdizioni di attività è inferiore all'aliquota minima del 15%. Le imprese potranno d'altro canto dedurre per un certo numero di anni dalla loro base imponibile una parte della massa salariale e degli asset reali, quali gli stock e i macchinari. L'imposizione riguarderà quindi la differenza tra l'imposta effettivamente pagata dalle multinazionali e l'aliquota del 15% e dovrebbe fruttare ogni anno circa 150 miliardi di dollari di entrate fiscali aggiuntive a livello mondiale. Ne sono esentate le attività internazionali di trasporto marittimo.

Nelle previsioni l'aliquota dovrebbe entrare in vigore nel 2023, ma il calendario appare nella realtà ancora incerto, perché i due 'pilastri' sono lungi dall'essere tradotti in norme legali da parte dei firmatari. Le regole pubblicate ieri, in effetti, mirano ad aiutare i Paesi a introdurre la riforma nella loro legislazione nazionale il prossimo anno, sottolinea l'Ocse, che all'inizio del 2022 pubblicherà anche altre indicazioni, incluse quelle sulla co-esistenza della normativa Usa e in seguito sfornerà altri dettagli tecnici riguardanti anche aspetti amministrativi, di compliance e di collaborazione del 'Pillar Two'. Previste anche consultazioni pubbliche a febbraio e marzo sul quadro di attuazione nella riforma e sui soggetti all'imposta. Il cammino della riforma, insomma, è ancora lungo. 

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