Depositi chimici in porto a Genova, Grimaldi promette battaglia: “Scelta scellerata, impugneremo tutte le decisioni”

“Con tutto il rispetto per la città, il porto di Genova è un porto nazionale e internazionale e le decisioni vanno prese in questa visione”

Emanuele Grimaldi

Genova - "Il problema è enorme per quanto ci riguarda ed enorme per il trasporto, ma non solo. Trovo che sia contro gli interessi di tutti, della città, della sicurezza, delle grandi isole che sono servite dalle nostre navi attraverso il terminal San Giorgio. Non capisco dove sia il vantaggio. Portare al centro di un porto e una città depositi e traffici di prodotti chimici infiammabili a mio avviso potrebbe essere una scelta scellerata".

Emanuele Grimaldi, amministratore delegato del gruppo Grimaldi, primo armatore italiano, sottolinea all'Ansa la sua contrarietà allo spostamento dei depositi di Carmagnani e Superba da Multedo a Sampierdarena, a ponte Somalia, all'interno del Terminal San Giorgio, dove opera con collegamenti diretti per Sicilia, Sardegna e un servizio ro-ro contenitori per l'Africa occidentale.

"Parliamo di autostrade del mare - spiega Grimaldi - che permettono la continuità territoriale verso la Sicilia e la Sardegna, quindi di un interesse nazionale che meriterebbe attenzione, anche al di là di quella che meriterebbe un armatore italiano che opera con navi italiane e occupa 15 mila persone nel mondo. Solo attraverso il terminal di Genova sottraiamo ben 150 mila camion e 50 mila auto dalle autostrade a terra". Il gruppo ha scritto al ministero dei Trasporti, al Consiglio superiore dei lavori pubblici e alla Capitaneria di porto, chiedendo di bloccare l'operazione. "Finora nessuna risposta ufficiale. Impugneremo tutte le decisioni, quello che si può fare per legge lo faremo, fino in fondo" sottolinea Grimaldi.

"Con tutto il rispetto per la città - aggiunge - il porto di Genova è un porto nazionale e internazionale e le decisioni vanno prese in questa visione". C'è il nodo sicurezza: "Queste cose si mettono in sicurezza in zone lontane dai grandi traffici e dall'abitato" dice evocando lo spettro dell'esplosione nel porto di Beirut. Poi c'è il danno alla sua attività: "Lo spazio che oggi ospita le nostre navi è appena sufficiente, anzi, quando ho messo navi più grandi ho poi dovuto spostarle altrove proprio perché avevamo problemi di congestione. Ora levano altri 70 mila metri quadrati al terminal. Così facendo però non danneggiano solo il mio gruppo ma le autostrade del mare. Non ci possono dire che il problema non esiste. Servono prospettive e soluzioni" completa Grimaldi che non risparmia una frecciata al rappresentante degli armatori nella commissione consultiva dell'Autorità di sistema portuale Matteo Catani (ceo di Gnv, compagnia di navigazione traghetti che fa capo a Msc) che nella seduta dedicata al trasloco dei depositi a ponte Somalia ha votato sì all'operazione: "Ha votato a favore del provvedimento, a favore di levare spazi a un concorrente". 

I numeri del gruppo
"Il 2021 si è chiuso in modo positivo, non ci sono ancora i numeri del bilancio ma sarà probabilmente il più alto fatturato, o comunque il risultato migliore di questi ultimi anni". Grimaldi è soddisfatto, dopo un 2020 chiuso con un fatturato di 2,78 miliardi in calo rispetto al 2019. "Un risultato molto buono e ci sono grandi investimenti e navi nuove che stanno arrivando. Il settore contenitori va molto bene e la nostra consociata, Atlantic Container Line, che opera nei collegamenti fra Nord Europa e Nord America credo abbia fatto il miglior risultato della sua storia. La parte passeggeri è andata molto meglio del 2020 ma ancora un po' peggio del 2019. Molta luce invece sulla parte carico e un po' di sofferenza nell'automotive per la crisi dei microchip. Ma per il 2022 le attese sono ancora migliori".

Fra le sfide di crescita, Grimaldi punta anche all'acquisizione di porti in Grecia. "La risposta spetta al governo - dice l'ad - siamo sicuramente fra le aziende prese in considerazione. Il primo porto dovrebbe essere Igoumenitsa, se ne dovrebbe parlare a febbraio. Con il governo greco abbiamo discusso di recente della tutela degli interessi generali, su cui puntiamo molto: chiunque comprerà deve rispettare la concorrenza. Pubblico o privato il porto deve essere aperto e dare prezzi ragionevoli a chiunque voglia operare". Il gruppo napoletano, specializzato nelle operazioni navi roll-on/roll off, car carrier e traghetti, primo armatore italiano, con 120 navi di proprietà, che serve 140 porti in più di 50 paesi nel Mediterraneo, Nord Europa, Africa Occidentale Nord e Sud America, gestisce 25 terminal portuali in 12 Paesi, continua a investire sull'ammodernamento e ha 15 navi in costruzione: "E stiamo studiando anche 5 car carrier con carburanti ancora più puliti e che dovrebbero consumare la metà".

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