La rinascita di Premuda: campagna acquisti e un piano da 250 milioni

La cura Pillarstone ha gonfiato le vele della compagnia di navigazione genovese Premuda, rilevata dal fondo nel 2016 e guidata dal 2019 da Marco Fiori, cui si è aggiunto dopo pochi mesi il direttore finanziario Enrico Barbieri

di Alberto Quarati

Genova - La cura Pillarstone ha gonfiato le vele della compagnia di navigazione genovese Premuda, rilevata dal fondo nel 2016 e guidata dal 2019 da Marco Fiori, cui si è aggiunto dopo pochi mesi il direttore finanziario Enrico Barbieri (ex Ey con robusta esperienza in numerose shipping company italiane). Nel corso degli ultimi due anni, attraverso la società Finav, l’azienda ha raccolto parte della flotta di altre compagnie italiane, e sotto la regìa di Fiori e Barbieri ha avviato operazioni di vendita e riacquisto per rimodernare e aumentare il numero delle navi a disposizione della società genovese, operativa sia nel settore del carico secco che in quello cisterniero. Oggi come è noto le unità di Premuda sono 31, di cui cinque a noleggio. Delle 26 di proprietà, 14 sono di bandiera italiana (con un certo numero di ufficiali italiani a bordo), 12 battono bandiera maltese, per un totale di circa 500 marittimi impiegati. A livello aggregato Premuda e Finav fatturano 105 milioni di euro a fronte di un Ebidta di 41,3 milioni, mentre è stato avviato con l’inizio dell’anno un piano industriale da 250 milioni di dollari per l’acquisto di altre sette navi.

Al di là dei numeri, Premuda forse oggi è insieme la compagnia più antica e la più moderna di Genova: la più antica perché al netto della Costa, tra le aziende superstiti del settore in città, è quella più longeva (1907, benché sia nata a Trieste, il trasferimento sotto la Lanterna è degli anni Settanta, quando venne acquisita dalla Navigazione Alta Italia). Ma è anche la compagnia più moderna, perché la società disegnata da Fiori e Barbieri si configura, al pari di molti soggetti internazionali che operano nel settore rinfusiero, in un’azienda con una catena di comando ridotta, con pochi dipendenti (il gruppo ne fa 35) ma molto indotto concentrato su Genova derivato dalla gestione di una flotta in crescita, sia attraverso le grandi società del comparto basate nel capoluogo ligure come Esa e Sirius per la gestione degli equipaggi, sia con la creazione in città di nuovi soggetti come la Csm Italy, nata proprio da una joint venture tra il gruppo cipriota Columbia Shipmanagement e la stessa Premuda.

La scommessa, spiega Fiori, ha poi attirato molti manager del settore: un po’ come lo stesso amministratore delegato, per anni numero uno del colosso d’Amico, altre figure dirigenziali si sono con il tempo aggiunte alla squadra, a partire da Andrea Berlingieri, un nome tra i più noti nel mondo degli studi legali genovesi, che è salito a bordo della compagnia a settembre 2020, oppure da figure di professionisti che sono rientrati da grandi capitali dello shipping come Amburgo, legandosi a Premuda: “Partire quasi da zero è sempre una sfida – commenta Fiori -. E molte persone, forse anche convinte dalla squadra, sono state attirate da questo tipo di scalata con noi”. “In un anno – precisa Barbieri - abbiamo assunto 9 persone, 21 nell’ultimo triennio. Abbiamo continuato ad assumere con regolarità, anche durante la pandemia. Molti giovani dall’Università di Genova, sui quali abbiamo investito in ottica di lungo periodo. Questo aspetto ha evidentemente un grande valore, perché a dispetto del fortissimo legame della nostra città col mare non sono moltissime le aziende armatoriali rimaste sul territorio”. “Certamente – aggiunge Fiori – cerchiamo di formare le persone e dare loro un senso di ownership, come dicono gli inglesi, cioè far sentire l’azienda come un patrimonio di tutte le persone che vi lavorano dentro”. Fra due o tre anni la compagnia sarà matura per una vendita o la quotazione in Borsa, quasi sicuramente estera (in passato si è parlato di due piazze care agli armatori, Oslo o New York), ma proprio per il radicamento e le risorse sul territorio, secondo Fiori l’azienda rimarrà comunque genovese. Dunque crescita, in un settore pure in sofferenza come quello dei carichi liquidi (e per Fiori l’incertezza rimarrà per tutto il 2022), così come nei carichi secchi, che pure non destinati agli exploit di qualche mesi fa, con il perdurare della crisi delle materie prime daranno comunque ancora soddisfazioni in termini di noli.

Ma per la squadra di Premuda, la sfida per l’appuntamento con il mercato non è finita: la transizione energetica non influisce solo sull’altalenare della domanda e dell’offerta: “Tutti abbiamo scoperto – spiega Fiori – che la transizione non è un interruttore. Non si passa dall’oggi al domani dai carburanti tradizionali alle nuove risorse energetiche. E non sappiamo quale sarà il mercato del futuro”. Per questo Premuda, nel rinnovo ed espansione della flotta ancora in corso, misura bene gli acquisti, sia nell’usato che nel nuovo: “Costruire una nave – spiega il manager – oggi è un atto di fede. Dalla firma del contratto passano due anni per la costruzione, e poi 15 anni di navigazione. Nei fatti, si tratta di investire cifre molto alte senza sapere realmente quale sarà la situazione fra cinque o sette anni a livello di tecnologia e approvvigionamento energetico”.

E i temi finanzari? Recentemente la compagnia ha concluso un finanziamento con Bper, banca che sta guardando a Genova e alla Liguria con grande interesse nell’ottica dell’acquisizione di Carige. Ma Premuda e Finav sono un progetto che piace agli investitori internazionali, con cui Fiori ha avviato numerose interlocuzioni, “e sempre riscontrando interesse”. Il “next”, come dice Barbieri, o la sfida per i prossimi anni, è insomma aperta.

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