Rimpatri e pagamenti, sui marittimi ucraini è trattativa fra Itf-Ibf

Sono circa 3.000 i marittimi ucraini a bordo di navi italiane, collegate a interessi italiani o con rilevanza di personale italiano: i conti li sta facendo l’International Transport Federation, il sindacato internazionale dei trasporti, coordinato in Italia da Francesco Di Fiore

di Alberto Quarati

Sono circa 3.000 i marittimi ucraini a bordo di navi italiane, collegate a interessi italiani o con rilevanza di personale italiano: i conti li sta facendo l’International Transport Federation, il sindacato internazionale dei trasporti, coordinato in Italia da Francesco Di Fiore. Circa 500 sono a bordo delle navi Costa Crociere, 400 in Msc Crociere e diverse centinaia sulla flotta cargo, 400 nel gruppo Grimaldi, 250 circa sulle altre 650 navi italiane sotto Registro internazionale, cui si aggiungono 1.400 persone della Princess, compagnia inglese che tuttavia ha da sempre un numero molto elevato di ufficiali italiani - ed è per questo che l’Itf del nostro Paese ha ricevuto la segnalazione: «La buona notizia - dice Di Fiore - è che per il momento a bordo non ci sono stati segnalati casi di conflitto tra personale russo e ucraino, o ucraino filo-russo e ucraino. A livello internazionale - dice di Di Fiore - però va segnalato il caso di un marittimo ucraino arrestato a Vladivostok, perché sulle sue chat pare siano stati trovati commenti negativi sulla Russia. Rischia il carcere, ma è confortante sapere che lo stesso sindacato russo gli sta fornendo supporto e un legale a sua difesa». L’associazione russa di diritto marittimo (Rumla), ha espresso la contrarietà al conflitto, sostenendo «la pace tra Ucraina e Russia».

Per motivi sanitari, nei porti i marittimi scendono meno rispetto al periodo pre-pandemia: «Le nostre strutture sono ancora chiuse - dice Massimo Franzi, diacono direttore della Stella Maris a Genova -. Andiamo noi a bordo delle navi. Quando incontriamo i marittimi ucraini, ci raccontano i loro timori, ci fanno vedere immagini della guerra, spesso riprese da zone immediatamente vicine a casa loro, magari il condominio a fianco. Noi a Genova distribuiamo a tutti una preghiera in inglese, oltre a schede Sim internazionali, fornite grazie al contributo di Assagenti, con cui possono contattare i loro cari in patria».

L’Ucraina è ancora una nazione di mare: è l’unico grande Paese al mondo che alla marina mercantile fornisce più ufficiali che bassa forza, 47 mila contro 20 mila persone. In questo momento l’Itf ha aperto un tavolo con l’Ibf (International Bargaining Forum), cioè la principale rappresentanza globale degli armatori. I problemi sul tavolo sono tre: «Il primo - dice Di Fiore - riguarda i rimpatri. Molti dei lavoratori allo scadere del contratto non vogliono tornare a casa» ma raggiungere un Paese vicino, magari per ricongiungersi alla famiglia che ha già lasciato il Paese, o al contrario organizzarsi ad accogliere i parenti in fuga dall’Ucraina. «Poi c’è anche il caso di chi invece vuole tornare nel Paese, e combattere - aggiunge Di Fiore -. Ora, qui si pone un problema di responsabilità degli armatori, che in alcuni casi hanno suggerito, talvolta senza successo, un prolungamento del contratto in attesa dell’evolversi della situazione. L’armatore è responsabile del marittimo finché non arriva a casa, e questo in una situazione di guerra pone complessità enormi. La nostra proposta è istituire dei corridoi, così come è stato fatto in pandemia. Organizzare in porti vicini all’Ucraina punti di sbarco da dove poter gestire i movimenti dei lavoratori, sia per chi vuole tornare in patria, sia per chi non vuole».

C’è poi il terzo grande problema, che è quello dei pagamenti: «Molti marittimi hanno chiesto all’armatore di non accreditare più il loro stipendio sul conto corrente, per timore di un collasso del sistema bancario in Ucraina. Hanno chiesto il pagamento cash, ma almeno per le navi italiane è noto che c’è il tetto alla movimentazione di denaro contante». Tutti temi sul tavolo, per salvare una categoria spesso dimenticata anche in tempo di pace.

(Credito: Stella Maris Genova)

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