Sanzioni, le navi europee potrebbero continuare a trasportare petrolio russo verso Paesi terzi

L'Unione europea avvierà le sanzioni contro le esportazioni petrolifere russe dopo un fine settimana di discussioni sull'eventualità che il divieto debba includere divieti di esportazione attraverso Paesi terzi

Genova - L'Unione europea avvierà le sanzioni contro le esportazioni petrolifere russe dopo un fine settimana di discussioni sull'eventualità che il divieto debba includere divieti di esportazione attraverso Paesi terzi, riferisce Bloomberg. La Grecia, la cui economia si basa sulla navigazione, ha voluto che la disposizione sull'esportazione attraverso Paesi terzi fosse eliminata dalle sanzioni dell'Ue sull'invasione russa dell'Ucraina. Quindi, l'Ue ritirerà la proposta che vieta alle navi di proprietà di armatori comunitari il trasporto di petrolio russo verso Paesi terzi, secondo quanto riportano i documenti visionati da Bloomberg. Rimarrebbe però un divieto di assicurazione del carico, ancora in discussione, che sarebbe comunque un ostacolo significativo a questo tipo di esportazioni.

Se la misura fosse stata avviata in toto, questa avrebbe ulteriormente intaccato le esportazioni di Mosca - essendo una fonte vitale di valuta forte - soprattutto considerando che i greci possiedono più di un quarto delle petroliere mondiali per capacità. Il divieto di fornire assicurazioni riguarderebbe la stragrande maggioranza della flotta globale di petroliere che cercano di trasportare barili russi. I Paesi dell'Ue peraltro stanno ancora cercando di superare le obiezioni dell'Ungheria alla proposta di divieto del petrolio russo. Nella sua proposta iniziale, l'Unione europea aveva previsto di vietare il trasporto, anche tramite trasferimenti da nave a nave, verso Paesi terzi di petrolio greggio e prodotti petroliferi originari della Russia o esportati dalla Russia.

L'Ue aveva offerto a Ungheria e Slovacchia la possibilità di conformarsi a queste misure fino alla fine del 2024, e alla Repubblica Ceca fino a giugno dello stesso anno, perché si tratta di Paesi che dipendono fortemente dal greggio russo. Anche la Bulgaria stava cercando un periodo di transizione simile, secondo quanto viene riferito da fonti di settore vicine al dossier.

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