Armatori e sindacati al ministro: "Concorrenza a rischio nei porti"

Con un’unione d’intenti abbastanza rara, sindacati e associazioni imprenditoriali hanno scritto insieme una lettera al ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, chiedendogli "un incontro urgente per poterle meglio illustrare il fondamento delle nostre considerazioni"

di Francesco Margiocco

Roma - Con un’unione d’intenti abbastanza rara, sindacati e associazioni imprenditoriali hanno scritto insieme una lettera al ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, chiedendogli "un incontro urgente per poterle meglio illustrare il fondamento delle nostre considerazioni". Motivo di tanta urgenza è il cosiddetto decreto legge Infrastrutture che prevede l’estensione dei benefici fiscali che oggi spettano alle navi battenti bandiera italiana, anche alle unità, armate da imprese con stabile organizzazione sul territorio nazionale, che battano bandiera comunitaria o dello spazio economico europeo. I benefici, secondo il decreto, saranno concessi anche al reddito determinato "dallo svolgimento di attività diverse da quelle principali derivanti da attività di trasporto marittimo": è una riforma chiesta dall’Unione europea, ma si è incagliata tra le polemiche che hanno visto contrapporsi le due associazioni armatoriali: Assarmatori si è subito detta a favore, Confitarma no.

In mezzo i sindacati, con la Filt Cgil che ha definito la norma un "assist per tutti quegli armatori che hanno anche attività di logistica a terra": un riferimento a Msc, che opera in Italia, ma ha sede in Svizzera, e che, secondo i sindacati, potrebbe ora beneficiare di una tassazione agevolata anche per i suoi terminal. La lettera al ministro parla di un "rischio di alterazione delle condizioni di concorrenza nel settore della logistica portuale". Sindacati e associazioni imprenditoriali, dopo settimane di discussioni, si ritrovano d’accordo nel dire che l’ "opera di armonizzazione della nostra legislazione alle condizioni indicate dalla Commissione europea" è "doverosa", purché non costituisca "un rischio di alterazione della concorrenza". Il decreto Infrastrutture, che da mesi attende la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, sembra sul punto di sbloccarsi.

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