Allarme equipaggi sulle navi italiane: mancano 1.100 unità

Sono almeno 1.100 i lavoratori marittimi che mancano all'appello sulle navi battenti italiana. L'allarme, lanciato da Stefano Messina, presidente di Assarmatori, all'assemblea annuale degli armatori aderenti alla Conftrasporto-Confcommercio

di Alberto Quarati

Roma - Sono almeno 1.100 i lavoratori marittimi che mancano all'appello sulle navi battenti italiana. L'allarme, lanciato da Stefano Messina, presidente di Assarmatori, all'assemblea annuale degli armatori aderenti alla Conftrasporto-Confcommercio, è particolarmente caldo, perché riguarda "specialmente la flotta italiana ro-pax e ro-ro", spiega Messina, cioè i traghetti che d'estate trasportano milioni di turisti dalla terraferma alle Isole e quelli dedicati all'autotrasporto che seguono la rotta delle Autostrade del mare. Il tema era già affiorato qualche settimana fa, proprio nel porto di Genova, quando la "Moby Otta", che fa servizio tra il capoluogo ligure e la Sardegna, era partita con una notte di ritardo perché l'equipaggio della nave, completato all'ultimo momento, non era riuscito in prima battuta a simulare un'esercitazione di sicurezza secondo gli standard richiesti dalla Capitaneria di porto. Il test alla seconda riusci' e non fu quella l'unica causa del ritardo della nave, ma un primo campanello era suonato, sottolineato anche da Mauro Scognamillo, segretario ligure della Fit Cisl.

Ieri Vincenzo Franza, presidente di Caronte & Tourist Isole Minori, la compagnia che con 1.200 marittimi mette in collegamento la Sicilia con le sue Isole minori sotto il marchio Siremar, spiegava che "ancora questa mattina abbiamo faticato fino all'ultimo per mettere insieme gli equipaggi di una nave, rischiando di interrompere il servizio". Lunedi mattina, una nave della Corsica Ferries è rimasta ferma in porto perché mancava il comandante. Possibili rischi sono stati paventati anche da Matteo Catani, amministratore delegato di Gnv, compagnia che ha un bacino quasi 2.500 marittimi. Ora, alle porte dell'esodo estivo, per tamponare la situazione, sia Assarmatori che la Confitarma (gli armatori di Confindustria) hanno chiesto al ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili una deroga "di ordine temporaneo", per poter imbarcare marittimi extracomunitari sulle navi battenti bandiera italiana.

Ma come si è arrivati a questo risultato? A pesare, è soprattutto il rialzare la testa della pandemia, con le regole della quarantena che come in tutti i settori pesano sulle assenze del personale. Questo è però solo uno degli aspetti di un problema più vasto. A fronte di una forza lavoro sostanzialmente stabile, la flotta delle compagnie di navigazione italiane è cresciuta (e del resto, da inizio anno il traffico passeggeri è aumentato del 7%).L'armamento soffre di carenza di personale di hotellerie, in questo momento particolarmente ricercato a terra. Manca anche il personale di macchina, sia ufficiali che bassa forza: i primi perché sono oggettivamente pochi rispetto alla richiesta (oggi per ogni marittimo di macchina ne vengono formati due di coperta, ma non è un problema di offerta di percorsi formativi, quanto proprio di vocazione), i secondi perché almeno una parte, e questo è un aspetto che viene confidato solo in camera caritatis, sembrano rientrare in quella categoria di persone che magari hanno accumulato un reddito di cittadinanza o un altro sussidio, che accompagnato a forme di lavoro informale finisce per essere preferito rispetto ai mesi passati in mare.

Oggi il vincolo è obbligatorio sulle navi che operano sulle linee tra porti italiani, ma anche su navi battenti bandiera italiana che fanno rotta tra destinazioni internazionali, che devono avere comandante, primo ufficiale, direttore di macchina, primo di macchina e due allievi nazionali o comunitari, così come italiano deve essere il comandante di una nave che passa da bandiera estera a italiana e operante su rotte internazionali. Con 60 milioni di persone trasportate ogni anno, oggi la flotta traghetti italiana è la più grande al mondo.

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