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Il bando

Flop del fondo per il rinnovo delle flotte

Non è andato bene il maxi-bando del ministero dei Trasporti, da mezzo miliardo di euro di fondi collegati al Pnrr, per rendere più green la flotta delle navi italiane. Infatti dei 500 milioni a disposizione, il ministero ne ha assegnati soli un terzo

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Il traghetto "Gnv Superba" beneficierà degli interventi del fondo ministeriale

 

Genova – Non è andato bene il maxi-bando del ministero dei Trasporti, da mezzo miliardo di euro di fondi collegati al Pnrr, per rendere più green la flotta delle navi italiane. Infatti dei 500 milioni a disposizione, il ministero ne ha assegnati solo 163, per un totale di 88 navi beneficiarie armate da 21 compagnie: è stato quindi speso un terzo della cifra a disposizione, e più precisamente, secondo i calcoli della Confitarma, un quarto dei fondi dedicati al refitting e poco meno della metà di quelli dedicati alle nuove costruzioni.

Nonostante il bando sia anche stato prolungato rispetto ai tempi di scadenza inizialmente previsti, pare che a non funzionare siano state diverse cose: l’obbligo di realizzare gli interventi in cantieri italiani o europei, con il risultato che pure con le agevolazioni, a molte sarebbe convenuto comunque fare lo stesso lavoro in Corea del Sud al prezzo di mercato di quel Paese; e poi il vincolo a effettuare interventi su navi di bandiera italiana che negli ultimi cinque anni avessero operato unicamente all’interno delle acque territoriali, cosa che quindi ha lasciato fuori dal pacchetto gli operatori attivi soprattutto all’estero.

La norma ha sicuramente premiato i tantissimi traghetti che popolano i porti italiani, ma non ha sprigionato gli effetti sull’intera flotta nazionale, anche perché – proprio come ad esempio la nuova Diga di Genova – i fondi utilizzati non erano direttamente attinti tra quelli europei stanziati per il Pnrr, ma facevano parte di un Fondo complementare che attinge a risorse nazionali, quindi con maggiori restrizioni in materia di aiuti di Stato, che hanno per esempio impedito di attuare il meccanismo applicato in Germania, dove in sostanza il fondo è stato parcellizzato in tante piccole tranche, destinate ognuna a ogni singola nave, e tarando così in maniera più equilibrata la ripartizione e la spesa dei fondi.

Ora il timore è che i 337 milioni avanzati vengano dirottati sulle tante urgenze del Paese: con il caro-materie prime e la necessità di finanziare l’imponente mole di infrastrutture da pagare con il Pnrr o il Pnc, o con la necessità di rilanciare alcune opere che erano scomparse oltre l’orizzonte come il Ponte sullo Stretto, per il governo ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta su dove dirottare i soldi, anche se da voci di corridoio parrebbe che gli uffici del Mit potrebbero comunque provare a valutare la strada di una riproposizione di un bando gemello, con meno restrizioni rispetto al precedente, per poter fare della flotta italiana una delle meno inquinanti al mondo: che è ovviamente l’auspicio degli armatori.

Dalla Confitarma “si esprime apprezzamento per la positiva conclusione dell’iter di assegnazione delle risorse stanziate attraverso il Fondo complementare per il rinnovo e il refitting della flotta mercantile. Grazie al prezioso lavoro e alla dedizione della nostra amministrazione, in primis della Direzione Generale competente, è stata portata a termine la prima fase di attuazione di questo complicato incentivo, che ha richiesto un’approfondita interlocuzione con la Commissione europea per superare molte delle rigidità legate alla prima applicazione delle nuove linee guida europee in materia. Questi risultati non vanno attribuiti a una mancanza di interesse dell’armamento verso il sistema di incentivazione ma piuttosto ad alcuni vincoli previsti per l’accesso, che come più volte da noi segnalato, hanno escluso un’importante quota della flotta operata dall’armamento nazionale. Tra le maggiori criticità riscontrate vanno sicuramente annoverate la previsione di un vincolo geografico quinquennale legato all’utilizzo dell’unità oggetto di incentivazione e l’obbligo di effettuare gli interventi, anche quelli di refitting, solo nei cantieri europei. Confitarma ha compreso la scelta a suo tempo operata dall’Amministrazione prestando il proprio supporto per assicurare il maggior successo possibile all’iniziativa” ma “considerato che le risorse assegnate del 2021 sulle misure al Fondo complementare erano dirette al rinnovo del naviglio mercantile senza la previsione dei vincoli prima richiamati, chiediamo al governo di adottare al più presto le azioni necessarie perché le risorse residuate non vengano disperse”.

“L’assegnazione delle risorse stanziate dal Fondo Complementare al Pnrr per l’ammodernamento delle flotte nell’ottica della decarbonizzazione del trasporto marittimo vede riconosciuto il lavoro svolto da diverse compagnie nostre associate e di questo non possiamo che essere soddisfatti – aggiungono da Assarmatori -. Come avevamo evidenziato sin dal momento dell’emanazione del decreto attuativo che ne aveva dettagliato le modalità di fruizione, tuttavia, nonostante l’impegno profuso dal ministero e in particolare dalla Direzione generale per la vigilanza sulle Autorità di sistema portuale, il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne, le stringenti normative dell’Unione Europea hanno reso la misura meno fattiva di quanto sperato, anche in considerazione del fatto che buona parte delle risorse non è stata assegnata. Auspichiamo che questi fondi adesso non vengano dispersi, ma rimangano di competenza del trasporto marittimo”.

Il fondo era ripartito in 225 milioni per il refitting, 225 per la costruzione o il completamento di nuove navi, 50 milioni per il rinnovo o l’acquisto di unità operanti all’interno dei porti. Maggiore beneficiario degli interventi la Gnv per interventi di retrofit su 11 traghetti per 33 milioni di euro; segue Marnavi che ha investito sulla costruzione di una nuova unità e retrofit su 13 navi per 23 milioni complessivi; terza la Toremar con un finanziamento da 22,5 milioni per la costruzione di un nuovo traghetto.

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