Cantieri navali, la Corea insiste nel dumping / IL CASO

Gli aiuti alle vendite hanno riguardato i cantieri e i loro clienti allo scopo di stimolare la domanda all’industria nazionale anche in periodi in cui la domanda era diminuita a livello internazionale

Un cantiere navale coreano

di Alberto Ghiara

Genova - Il Giappone va alla carica contro il dumping sudcoreano nel settore della cantieristica navale. Tokyo si è rivolto alla World trade organization (Wto) per dirimere la questione. Ma Seul non sembra preoccuparsene e annuncia il varo di nuovi aiuti pubblici al settore, per un totale di 690 milioni di dollari. La richiesta inviata dal Giappone è la seconda in poco più di un anno rivolta al Wto contro la politica di aiuti sudcoreana. La prima era stata inviata nel novembre 2018. L’accusa è che le misure contestate, che includono fondi, prestiti, garanzie, coperture assicurative e altri strumenti finanziari, non rispettano l’Accordo sulle misure di sussidio del Wto (Scm Agreement) e l’Accordo generale sulle tariffe e il commercio del 1994 (Gatt). Secondo il Giappone, la Corea del Sud ha «sviluppato e promosso una serie di misure finalizzate a fornire supporto finanziario ai propri cantieri», come recita il documento inviato da Tokyo.

Queste misure comprendono sia aiuti alla produzione sia aiuti alla vendita. Gli aiuti alla produzione, a esempio finanziamenti diretti, avrebbero consentito ai costruttori navali coreani di rimanere sul mercato per lunghi periodi offrendo prezzi bassi che, altrimenti, sarebbero risultati commercialmente insostenibili. Gli aiuti alle vendite hanno riguardato i cantieri e i loro clienti allo scopo di stimolare la domanda all’industria nazionale anche in periodi in cui la domanda era diminuita a livello internazionale. Le misure contestate «riguardano lo sviluppo, la produzione, la promozione e/o la vendita o l’acquisto di navi mercantili, fra cui navi per il trasporto di petrolio greggio, di gas naturale liquefatto (gnl), di gas di petrolio liquefatto (gpl) e di container marittimi. Queste misure includono, ma non si limitano soltanto a quelle appena descritte». In attesa che le due nazioni contendenti si siedano insieme al tavolo del Wto, la Corea del Sud continua a muoversi per sostenere uno dei suoi settore di punta e rivela un pacchetto di aiuti da 690 milioni di dollari per modernizzare le flotte nazionali, sia mercantile sia passeggeri.

L’iniziativa è parte dello sforzo della Corea del Sud di rafforzare la sicurezza marittima e di spingere l’economia. In particolare, si punta ad aiutare le compagnie marittime minori a costruire 59 nuove unità, di cui 21 saranno per i passeggeri e 38 per le merci. Ogni compagnia potrà ricevere dalle banche fino al 60 per cento del costo di costruzione delle navi. A garantire il prestito fino al 95 per cento del suo valore sarà la società statale Korea ocean business corp. Un altro 20 per cento del costo sarà finanziato dalla Korea development bank (Kdb). Attualmente in Corea 58 compagnie marittime minori operano 166 navi passeggeri, compresi i traghetti, che trasportano ogni anno 15 milioni di passeggeri sulle rotte con le isole nazionali. Altre 780 compagnie operano 2.013 navi merci di cabotaggio nazionale. Il governo ha abbassato la vita massima dei traghetti per le automobili da 30 a 25 anni, creando così domanda di nuove unità. Al termine del 2018, il 22 per cento delle navi passeggeri e il 68 per cento dei mercantili coreani erano più vecchi di 20 anni. La Corea sostiene la propria decisione col fatto che oltre una certa età le navi diventano meno redditizie mentre cominciano a presentare rischi per la sicurezza.

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