Cantieri, così Cina e Corea si dividono il mondo / FOCUS

Seoul - I nuovi colossi saranno i protagonisti della cantieristica navale del futuro. La recente fusione avvenuta tra i due principali cantieri cinesi ha alimentato un forte dibattito sulle regole della competizione mondiale nel settore. La dimensione del fenomeno è globale, non si tratta di una questione solo cinese

di Elisa Gosti

Seoul - I nuovi colossi saranno i protagonisti della cantieristica navale del futuro. La recente fusione avvenuta tra i due principali cantieri cinesi ha alimentato un forte dibattito sulle regole della competizione mondiale nel settore. La dimensione del fenomeno è globale, non si tratta di una questione solo cinese: anche Corea del Sud e Giappone negli ultimi tempi hanno puntato tutto sulle concentrazioni. Ma come interagiranno questi nuovi soggetti nascenti e come cambierà, di conseguenza, il mercato della cantieristica navale a livello mondiale? È la partenza del nuovo decennio, l’inizio del 2020: ancora il fenomeno sanitario covid-19 non ha bloccato il mondo economico. Pechino annuncia la conclusione delle operazioni di fusione tra i suoi più grandi cantieri navali: la China Shipbuilding Industry (Cssc) e la China State Shipbuilding (Csic) confluiranno nella nuova China Shipbuilding Group (Csis), società di proprietà statale. Non si può dire che si tratti di una mossa a sorpresa: negli ultimi 10 anni infatti la Cina ha consolidato la sua presenza in un ampio numero di settori, a partire dall’agricoltura, le ferrovie e la generazione di energia.

Il dominio cinese nel settore della cantieristica navale è secondo solo a quello della Corea del Sud, le cui maggiori società di costruzione navale - Hyundai heavy Industries (Hhi) e Daewoo Shipbuilding & Marine Engineering (Dsme) - stanno anch’esse progettando una fusione.

A seguire Cina e Corea del Sud, nellla classifica mondiale dei costruttori navali, c'è il Giappone, un tempo numero uno del mercato e adesso al terzo posto della classifica mondiale del settore, e che non certo per caso sta lavorando alla fusione delle sue aziende cantieristiche più importanti. Nonostante i tre Paesi stiano vivendo fasi molto diverse delle fusioni in corso, e che al momento sia solo Pechino ad aver concluso le operazioni, questi movimenti di mercato stanno già provocando preoccupazioni a livello mondiale. In particolare, se le transazioni messe in atto dalla Corea del Sud andassero a buon fine, la compagnia che ne scaturirebbe e la concorrente cinese deterrebbero il 45% degli ordini navali a livello globale.

Secondo gli analisti, l’impatto di questo dominio non sarebbe tuttavia evidente nel breve termine, bensì nel lungo periodo, conferendo a due soli Paesi un potere enorme. Cina, Giappone e Corea del Sud hanno dettato le regole del settore della cantieristica navale per molti decenni, attraendo gradualmente, a partire dagli anni Sessanta, clienti dal contenente europeo. Negli ultimi 20 anni tuttavia le aziende con sede a Pechino e Seoul hanno surclassato la concorrenza giapponese nella maggior parte dei segmenti del settore. La Cina ha avuto il suo momento migliore tra il 2012 e il 2018, anno questo in cui ha perso terreno in favore della Corea del Sud, che ha mantenuto la leadership negli ultimi due anni.

Gli alti livelli della competizione e la domanda decrescente hanno portato i due Paesi a specializzarsi in settori specifici: Pechino ha gradualmente espanso il suo portfolio clienti nel settore della Difesa e delle navi mercantili mentre, Seoul si è focalizzata sulla sostenibilità e sulla realizzazione di navi sempre più complesse. È indubbio che la sana competizione diminuirà significativamente una volta che anche l’accordo coreano sarà concluso: «In pratica Cina e Corea del Sud si sono suddivise il mercato tra loro» commenta Arnulf Hagen, professore all’Università norvegese di Scienze e tecnologie. Ci vorrà un po’ di tempo tuttavia prima che le conseguenze di tutto ciò siano evidenti, e in questo contesto anche la pandemia provocata dal coronavirus farà la sua parte.

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