Da Fincantieri a Leonardo, la pandemia congela le nomine pubbliche / FOCUS

La politica, come sempre, richiede mediazioni e quindi nulla è stato deciso e il dossier dovrebbe essere al centro, nei prossimi giorni, di un giorni di consultazioni nella maggioranza e con l'opposizione per prendere una decisione definitiva

Roma - Eni ed Enel, ma anche Leonardo e Poste ed Mps ed Anas. Si ferma la corsa al rinnovo dei vertici delle più importanti società pubbliche. Le nomine dei vertici di 32 partecipate, di cui 7 quotate, sono sul tavolo del governo. E l'ipotesi che sembra concretizzarsi è quella di una riconferma in blocco per un altro anno degli attuali vertici. La decisione non è ancora definita del tutto e una scelta certa potrebbe essere presa solo nelle prossime due settimane. Ma questa è l'ipotesi che prende forma in tempi 'specialì come quello attuale, nel quale un cambio alla guida delle imprese più importanti del Paese - che secondo alcuni calcoli rappresenterebbero il 3% del Pil nazionale - potrebbe trasformarsi in una difficoltà nella ripresa economica dopo il coronavirus. Il dossier, quindi, verrebbe ripreso una volta superata la fase di emergenza attuale.

La politica, come sempre, richiede mediazioni e quindi nulla è stato deciso e il dossier dovrebbe essere al centro, nei prossimi giorni, di un giorni di consultazioni nella maggioranza e con l'opposizione per prendere una decisione definitiva, se procedere alle nuove nomine o congelare la situazione, tenendo anche conto che le assemblee delle aziende sono state già convocate. Della situazione, che porterebbe alla riconferma dei vertici, sarebbe stato informato anche il Capo dello Stato. La stagione del rinnovo era iniziata ufficialmente con la pubblicazione da parte del ministero dell'Economia della lista con le 75 società pubbliche, alcune controllate tramite holding, per le quali le nomine arrivavano in scadenza: non solo per il cda, talvolta per i soli collegi sindacali. Tante poltrone sulle quali, inevitabilmente, si è concentrata l'attenzione della politica, con fibrillazioni anche nella maggioranza, con il Movimento 5 Stelle pronto a chiedere una discontinuità per alcune figure. La decisione potrebbe riguardar soprattutto le grandi quotate: Leonardo, Poste, Eni, Enel, Mps. Ma è ampio anche il numero delle partecipate in via indiretta per le quali la procedura di nomina prevede un coinvolgimento delle capigruppo: solo Ferrovie dello Stato avrebbe dovuto gestire il rinnovo per 35 società (tra cui Anas), Cdp per 12 (tra cui Fincantieri), il Gse per tre, Invitalia e la Rai per due.
Una conferma il governo l'aveva già fatta ad Invitalia, con la guida di Domenico Arcuri che poi è stato chiamato anche nel ruolo di commissario sul coronavirus. Ma la conferma arriverebbe quindi anche per Alessandro Profumo che guida Leonardo e ne ha rimesso a posto i conti, per l'ad di Enel per il quale la riconferma veniva già data per certa, ed anche per Claudio Descalzi, che guida l'Eni con molti progetti sulla sostenibilità in linea con la volontà del governo ma sul quale avrebbero potuto pesare alcune indagini in corso con accuse che - va detto - vengono respinte dalla società. Una conferma veniva data per sicura anche per il numero uno delle Poste, Matteo Del Fante mentre per Mps l'attuale ad, Marco Morelli, aveva recentemente messo a disposizione il proprio incarico ma gli ultimi eventi potrebbero far optare per una sua riconferma. Nel caso contrario le ultime voci davano tra i possibili successori il nome di Marina Natale, ex Unicredit e ceo di Amco oppure una soluzione interna, come l'attuale Cfo Andrea Rovellini.

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