Amico: "Folle chiudere il Paese per due mesi, il debito lo pagheranno le prossime due generazioni"

"Il nostro cantiere lavora a condizioni diverse, con una produttività ovviamente minore, ma lavora. Non abbiamo perso clienti, anche se all’inizio non è stato facile trattenerli: lavoriamo solo con stranieri, e l’immagine che abbiamo dato del Paese nelle prime settimane dell’emergenza è stata devastante"

di Francesco Ferrari

Genova - "Venendo in ufficio in macchina ho acceso la radio: per un quarto d’ora ho ascoltato persone parlare della ripresa del campionato di calcio. Ecco, credo che il problema del Paese sia proprio questo: non ci stiamo rendendo conto del disastro sociale ed economico a cui rischiamo di andare incontro". Alberto Amico, presidente dell’omonimo cantiere navale, uno dei tre più importanti al mondo nel settore refitting di megayacht, non è certo noto per la sua smania di protagonismo. Come si addice a una parte dell’imprenditoria ligure, Amico sa tenersi lontano con garbo da palcoscenici e luci della ribalta. È per questo che oggi le sue parole hanno un peso difficile da sottovalutare.

"Il nostro cantiere lavora – premette – a condizioni diverse, con una produttività ovviamente minore, ma lavora. Non abbiamo perso clienti, anche se all’inizio non è stato facile trattenerli: lavoriamo solo con stranieri, e l’immagine che abbiamo dato del Paese nelle prime settimane dell’emergenza è stata devastante. Ma quello che vedo attorno a noi fa venire i brividi. L’Italia può tollerare a fatica due settimane di lockdown, ma non due mesi. In due mesi polverizziamo un terzo delle attività produttive, cancelliamo un sistema economico costruito in decenni di sacrifici e fatica. Ce ne stiamo rendendo conto? La politica lo ha capito? Perdere 100 miliardi al mese, come qualcuno ha stimato, significa una sola cosa: annientare centinaia di migliaia di posti di lavoro e mettere in discussione il reddito delle famiglie italiane. Le conseguenze di questa scellerata gestione le pagheranno le prossime due generazioni: vorrei sentire qualcuno dichiararlo apertamente". La cantieristica è un’attività industriale che l’Italia ha coltivato sia nel settore pubblico che in quello privato, permettendo al Paese di diventare leader a livello mondiale. Solo pochi mesi fa il gruppo Amico ha investito 27 milioni di euro in nuove infrastrutture, confermandosi una delle eccellenze italiane anche in termini di innovazione. "Se oggi continuiamo a lavorare è perché, prima ancora delle disposizioni di legge, abbiamo adottato protocolli di prevenzione e li abbiamo fatti applicare. Le aziende serie, che sono la stragrande maggioranza, si comportano così. Le faccio un esempio: in cantiere abbiamo avuto un caso di positività e nessun contagio. Lo dico apertamente: credo di essere più al sicuro io qui, in azienda, rispetto all’anziano che va al supermercato o all’ufficio postale. La rappresentazione dell’emergenza virus è falsata da una pericolosa contrapposizione fra salute e lavoro: stiamo facendo passare il messaggio che chi sta a casa è un buon cittadino e chi va a lavorare è un egoista, un nemico da segnalare. Davvero, non riesco a capire le logiche di chi ci governa".

L’errore denunciato da Amico è avere fermato l’intero Paese "come se, a fronte dell’emergenza sanitaria, gli altri fossero solo danni collaterali gestibili facendo una valanga di debito". "Che senso ha chiudere la Sardegna, che ha lo 0,1% dei contagi? Perché massacrare l’economia delle tredici, quattordici regioni che stanno gestendo senza affanno l’emergenza Covid? Io capisco l’impatto emozionale, seicento morti al giorno sono uno choc per tutti, ma perché non concentriamo gli sforzi sulla sacrosanta difesa delle categorie più fragili anziché soffocare il sistema produttivo del Paese?". Una strada per arginare gli effetti di una crisi che rischia di "mandare in frantumi tenuta sociale ed economia", secondo Amico, c’è: "Ci sono le condizioni per adottare misure razionali, consentendo alle aree a bassa densità e alle regioni lontane dalle “zone rosse” di ripartire. Oggi ci sono due Italie, è folle non rendersene conto. Non solo. Abbiamo il dovere di riscoprire il valore e l’orgoglio del lavoro. Vorrei che fosse questo, da domani, il dibattito al centro dell’agenda politica".

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