Fincantieri: slittano gli ordini cruise, ma nessuna cancellazione

«In quanto asset importante per la tenuta del tessuto produttivo e occupazionale del Paese ci mettiamo ancora a disposizione per svolgere un ruolo trainante per la nostra economia». È l'impegno assicurato dall'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono

di Alberto Quarati

Genova - La pandemia da coronavirus è costata a Fincantieri 38 milioni nel trimestre, 15 milioni per «l’assenza di avanzamento delle commesse navali nel periodo di chiusura» e altri 23 «dovuti principalmente al mancato assorbimento dei costi fissi di produzione per i minori volumi sviluppati nel periodo, e alle spese per garantire la salute e sicurezza del personale».

«In quanto asset importante per la tenuta del tessuto produttivo e occupazionale del Paese ci mettiamo ancora a disposizione per svolgere un ruolo trainante per la nostra economia». È l'impegno assicurato dall'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, a margine del cda del gruppo che ha approvati i risultati del primo trimestre 2020.

I mancati ricavi sono quantificabili in 190 milioni conseguenti la riduzione dei giorni di produzione di circa il 20%, per la completa sospensione delle attività, molte delle quali in Liguria: tra le più importanti tre stabilimenti, la divisione Navi militari, la joint venture Naviris, il centro di ricerca Cetena. Il quarto gruppo cantieristico al mondo oggi non è ancora in grado, come peraltro molte altre multinazionali, di dare delle stime attendibili economiche-finanziarie alla luce dell’impatto della pandemia. Poche le certezze: «I risultati dell’esercizio saranno impattati dai costi attribuibili alla minore produttività dei cantieri e il conseguente minor assorbimento dei costi fissi, dalle spese non previste per garantire la salute e sicurezza del personale e costi da sostenere per la gestione dei ritardi delle forniture, e della ridefinizione dei tempi di consegna delle navi». Il gruppo ricorda la graduale ripartenza dei cantieri dal 20 aprile scorso, con tutte le misure necessarie alla tutela della salute e sicurezza «dei propri dipendenti e di quelli dell’indotto». Per proteggere il carico di lavoro acquisito, Fincantieri «sta valutando con le società armatrici la revisione delle date di consegna delle unità in portafoglio, in funzione anche della effettiva disponibilità dell’indotto e del piano di ripresa a pieno regime delle attività produttive, e le conseguenti dilazioni degli incassi relativi alle rate di consegna e di quelle in corso di costruzione». Ai sindacati, l’azienda ha però sottolineato che per il momento non c’è ancora stata alcuna cancellazione di ordini, timore lecito visto il blocco totale dell’intera industria crocieristica nel mondo, di cui Fincantieri è il costruttore principale. Su questo tema nei prossimi giorni verrà concordato uno specifico incontro con i sindacati. Il coronavirus rallenta anche la messa a punto del nuovo piano industriale al 2024: «Sarà finalizzato non appena gli sviluppi dell’emergenza consentiranno un’analisi più chiara dei possibili impatti». Per quanto riguarda i dati finanziari, nel primo trimestre, che quindi include il lockdown di marzo, i ricavi sono risultati pari a 1,3 miliardi di euro, in flessione del 4,5% rispetto al primo trimestre 2019. Il margine operativo lordo cala a 72 milioni (92 milioni nel trimestre 2019) e sconta la riduzione dei volumi di produzione dei siti italiani del gruppo: «L’impegno - commenta Bono - è ora focalizzato alla tutela del carico di lavoro, fondamentale non solo per Fincantieri, ma anche per tutte le piccole e medie imprese che contribuiscono a rendere Fincantieri grande nel mondo».

Tra gli altri dati del trimestre, il carico di lavoro complessivo è pari a 31,9 miliardi, con ordini acquisiti nel trimestre per 300 milioni: il portafoglio ordini al 31 marzo 2020 è pari a 27,7 miliardi (30,7 miliardi al 31 marzo 2019). L’indebitamento finanziario netto cala a 444 milioni (736 milioni a fine 2019). L’azienda ha infine prorogato dal cassa integrazione da coronavirus, per ulteriori due settimane, dal 18 al 30 maggio. Sindacati e azienda hanno sottoscritto un verbale di accordo, per permettere il graduale rientro dei dipendenti.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: