L'Italia chiede una nuova Difesa europea nel mondo post-coronavirus / IL CASO

Genova - I ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna ribadiscono il loro impegno per una cooperazione europea rafforzata nei settori della sicurezza e della difesa nel mondo dopo la pandemia da coronavirus. Un invito a un maggiore impegno politico e di investimenti a fronte di un nuovo strumento per la ripresa o Next Generation Eu con revisione del bilancio pluriennale 2021-2027 che propone un Fondo europeo di Difesa (Fed)

di Luca Peruzzi

Genova - I ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna ribadiscono il loro impegno per una cooperazione europea rafforzata nei settori della sicurezza e della difesa nel mondo dopo la pandemia da coronavirus. Un invito a un maggiore impegno politico e di investimenti a fronte di un nuovo strumento per la ripresa o Next Generation Eu con revisione del bilancio pluriennale 2021-2027 che propone un Fondo europeo di Difesa (Fed) del valore di circa otto miliardi di euro contro i 13 previsti inizialmente. Fra gli impegni operativi anche il nuovo concetto di “Presenze coordinate nel settore marittimo” (Coordinate Maritime Presences), da testare attraverso un progetto pilota nel Golfo di Guinea, prima di considerare l’estensione ad altre aree geografiche.

In una lettera datata 20 maggio ma resa pubblica soltanto lo scorso venerdì e inviata ai loro colleghi europei e a Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, i ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna, rispettivamente Florence Parly, Annegret Kramp-Karrenbauer, Lorenzo Guerini e María Margarita Robles Fernández, hanno ribadito il loro impegno per una cooperazione europea rafforzata nei settori della sicurezza e della difesa.

Questa lettera, vede i rispettivi ministri condividere una comune visione post Covid-19 su una serie d’importanti questioni per il futuro della sicurezza e della difesa comune, con l’obiettivo e la volontà di rafforzare l'unità, el capacità di recupero dalla crisi e la sovranità del Vecchio Continente. A far fronte comune contro il Covid-19, che “ha colpito il mondo e le nostre società in modo senza precedenti”, e nonostante ci siamo ancora margini di progresso, secondo quanto dicono i quattro ministri, nella reazione alla crisi da parte dell’Unione Europea, “le nostre forze armate hanno contribuito a far fronte alle sfide poste, sia in Europa che oltre. Oggi”, continuano i quattro ministri, “gli effetti della pandemia hanno già iniziato ad aggravare i conflitti e le crisi esistenti, indebolendo ulteriormente gli Stati fragili e esercitando un'ulteriore pressione su sistemi e regioni con situazioni già tese. Sicurezza e difesa devono pertanto rimanere una priorità assoluta”. Ma come sviluppare questa maggiore cooperazione anche alla luce della pandemia? Innanzitutto, i quattro Paesi, per bocca dei loro ministri della Difesa intendono rafforzare la solidarietà e resilienza dell’Ee e degli Stati membri.

Una prima lezione che viene proprio dalla pandemia, dove secondo quanto dichiarato, le capacità di difesa disponibili si sono dimostrate efficaci anche a sostegno dei meccanismi di gestione delle crisi civili: “Dovremmo pertanto intensificare i nostri contributi sulle riflessioni già in corso su un sistema di gestione delle crisi più importante e di ampia portata all’interno dell’Eu”. A questo riguardo, potrebbe essere mobilitato anche il sistema Pesco (Cooperazione strutturata permanente), e quindi i progetti a esso collegati che potrebbero essere ulteriormente migliorati. Un'altra lezione che secondo i quattro ministri è stata identificata in via collettiva è rappresentata dall'importanza della solidarietà europea per agire e reagire alle crisi: “Un lavoro chiave, a tale proposito, riguarderà l'operatività dell'articolo 42 del trattato sul Funzionamento dell'Unione europea”, dicono i quattro ministri facendo riferimento alla situazione in cui uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio e gli altri Stati membri devono prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso. La Difesa dovrebbe quindi operare più esercitazioni, mentre la politica dovrebbe riflettere sull’articolazione dell’applicazione dell’articolo 222 Tfue, o clausola di solidarietà, introdotta a seguito degli attacchi terroristici di Madrid del marzo 2004.

Inoltre, dicono i quattro ministri, “dobbiamo migliorare in modo significativo la nostra capacità di contrastare gli attacchi ibridi, destinati alla disinformazione o informatici, compreso il potenziamento delle reti di comunicazione delle istituzioni europee e degli Stati membri, nonché la loro interoperabilità informatica, sicurezza e resilienza, come affermato dal Consiglio europeo di giugno 2019... Ancora, dobbiamo rafforzare la nostra comunicazione strategica verso i nostri cittadini e partner, ed elaborare una strategia comune per contrastare le narrative ostili o false, in collaborazione con l'Alleanza Atlantica e altre istituzioni”. Il rafforzamento della cooperazione passa, secondo quanto affermato dai quattro ministri dal rafforzamento della Pesco e relativi programmi di cooperazione in ambito militare e della sicurezza. La revisione strategica in questo settore, in fase di svolgimento quest’anno, “è un'opportunità fondamentale per riflettere sui risultati raggiunti e identificare dove si deve fare di più”. Nella seconda fase della Cooperazione strutturata permanente (2021-2025), l’Ue deve raggiungere gli obiettivi, sia sugli impegni che sui progetti, “in particolare per quanto riguarda le operazioni militari, dove devono essere compiuti progressi significativi”. I processi di selezione dei progetti legati alla difesa e alla sicurezza devono essere allineati, garantendo nel contempo la possibilità di presentare nuovi progetti in via eccezionale ogni anno. In generale questi progetti dovrebbero fornire risultati operativi visibili e a breve termine, per sostenere il livello di ambizione militare che l’Ue intende raggiungere.

Sebbene i quattro ministri non lo dicano espressamente, il raggiungimento di tali obiettivi richiede significativi investimenti, che vanno oltre gli otto miliardi previsti dal Next Generation Eu per la Difesa e la sicurezza della Comunità europea. Un obiettivo visto come necessario a livello mondiale, per assicurare la sicurezza globale e la tutela dei propri interessi, a maggiore ragione dopo l’instabilità creata dalla pandemia, ma che fa i conti con le ristrettezze di bilancio conseguenti alla medesima. Un'altra importante questione che i quattro ministri evidenziano riguarda la riduzione delle dipendenze in settori critici, il rafforzamento degli sviluppi tecnologici legata alla Difesa europea (European Defence Technology) e la relativa base industriale: “L'attuale crisi Covid-19 dimostra la necessità di un'Europa più forte che dovrebbe controllare le tecnologie chiave e le capacità di produzione, comprese quelle militari”. In tale ambito “il Fondo Europeo per la Difesa (Edf, European Defence Fund) è la chiave per il finanziamento e la promozione della ricerca nella difesa e dello sviluppo delle capacità che rafforzeranno la nostra capacità di agire e far fronte alle future crisi militari e alle minacce globali”.

I quattro ministri non dicono espressamente nemmeno questo, ma nei fatti chiedono un forte sostegno dell’Edf, a fronte di un nuovo piano Next Generation Eu, che causa la pandemia ha contratto fortemente i fondi disponibili. I quattro ministri esprimono inoltre lo convinzione del bisogno “di una maggiore comprensione strategica comune di ciò che vogliamo essere in grado di fare come europei in materia di sicurezza e difesa”, con l’impegno di sviluppare una "direzione strategica", che specificherà e renderà ulteriormente più forte il livello di ambizione definito dalla strategia globale dell'Ue. Il rafforzamento delle strutture europee di comando e controllo (Ue C2) è fondamentale per affrontare le minacce e le sfide del momento: il documento evidenzia anche la necessità e la priorità di rafforzare la capacità di proteggere e difendere i cittadini, interessi e valori dell’Unione Europea, sostenendo allo stesso momento i relativi partner. I quattro ministri della Difesa evidenziano in pratica la necessità di rafforzare le missioni e la struttura militare dell’Unione europea, affrontando il problema della generazione della forza militare necessaria, e quindi la partecipazione "soddisfacente" dei vari partner e il rafforzamento delle strutture europee di comando e controllo (Ue C2), fondamentale per affrontare le minacce e le sfide che stiamo affrontando.

Il tutto in vista di future crisi senza precedenti come il Covid-19. A questo riguardo, in quanto principale contributore della sicurezza globale, l'Ue ha un ruolo importante da svolgere anche nel campo della sicurezza marittima. Il concetto di “Presenze marittime coordinate" dovrebbe essere rapidamente testato attraverso un progetto pilota nel Golfo di Guinea, prima di considerare la sua estensione ad altre aree geografiche. Infine lo stretto rapporto che lega la Ue con la Nato: “La crisi Covid-19 ha evidenziato, ancora una volta, la rilevanza di uno stretto coordinamento tra l'Ue e i suoi partner, in particolare con la Nato, per fornire una risposta efficace alle sfide comuni”, ribadiscono i quattro ministri, sottolineando che “la Nato rimane la pietra angolare della difesa collettiva”, con la conseguenza della necessità di un rafforzamento del pilastro europeo all'interno della Nato, e l’esplorazione di modi per rafforzare la cooperazione Ue-Nato, che rimane la chiave della sicurezza globale.

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