Navi Fincantieri all'Egitto, Di Maio: "Operazione non ancora chiusa"

L'operazione è ancora tutta in divenire. E il ministro, in aula, torna anche sul caso del ricercatore friulano. "Resta ferma - dice - la nostra incessante richiesta di progressi significativi nelle indagini sul caso del barbaro omicidio di Giulio Regeni"

Roma - L'operazione per la vendita delle due fregate italiane all'Egitto non è ancora conclusa. E il lavoro per chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni continua ad essere «incessante». Il ministro degli esteri Luigi Di Maio lo assicura in aula alla Camera, dopo le polemiche per la decisione del governo di vendere all'Egitto due fregate Fremm, nonostante lo stallo nelle indagini sulla morte del ricercatore friulano barbaramente ucciso vicino al Cairo. L'interrogazione alla quale Di Maio risponde è quella presentata da Leu, alleato di governo contrario all'iniziativa portata comunque avanti dall'esecutivo. «È bene precisare - scandisce di Maio - che la procedura autorizzativa alla conclusione delle trattative per le fregate Fremm (Fincantieri) è tutt'ora in corso». E aggiunge che «oltre al vaglio di natura tecnico-giuridica, il Governo ha ovviamente ritenuto di svolgere una valutazione politica, che è in corso a livello di delegazioni di Governo, sotto la guida del Presidente del Consiglio dei Ministri». Il premier del resto, convocato dalla commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di Regeni sulla commessa, assicura, lasciando palazzo Chigi a fine giornata, che andrà al più presto a spiegare la posizione del governo. «Ho urgenza di riferire», dice.

L'operazione che ha fatto indignare i genitori di Regeni al punto di dichiarare di sentirsi «traditi», è dunque ancora tutta in divenire. E il ministro, in aula, torna anche sul caso del ricercatore friulano. «Resta ferma - dice - la nostra incessante richiesta di progressi significativi nelle indagini sul caso del barbaro omicidio di Giulio Regeni. Il governo e le istituzioni italiane continuano ad esigere la verità dalle autorità egiziane attraverso una reale, fattiva ed efficace cooperazione». A partire dall'incontro tra le procure. «I nostri sforzi - dice ancora Di Maio - proseguiranno per facilitare la fissazione di un incontro »di persona« tra i due procuratori di Roma e del Cairo, dando così seguito alla prima riunione tecnica tra le procure, avvenuta lo scorso 14 gennaio». Il titolare della Farnesina ribadisce l'impegno anche per Zaky, il ricercatore egiziano dell'Università di Bologna arrestato all'aeroporto del Cairo il 7 febbraio 2020. Ma non nasconde come l'Egitto resti «uno degli interlocutori fondamentali nel quadrante Mediterraneo, nell'ambito di importanti dossier, come il conflitto in Libia, la lotta al terrorismo e ai traffici illeciti, nonché la gestione dei flussi migratori e la cooperazione in campo energetico». Per questo oltre che economica la valutazione sulle commesse per le due fregate è anche «politica». E lo sottolinea anche parte del Pd, che difende l'operazione, definendola «una collaborazione politica e militare con il principale Paese del Nord Africa, che può aiutarci a garantire la stabilità, la pace e la sicurezza del Mediterraneo». Almeno così la pensano i deputati Alberto Pagani, Capogruppo Pd in Commissione Difesa, e Carmelo Miceli, Responsabile nazionale Pd per le politiche della sicurezza, mentre Matteo Orfini chiede l'intervento di Zingaretti.
«Leggo che il Pd sarebbe favorevole alla cessione delle fregate militari all'Egitto - scrive su twitter - Posizione che non abbiamo mai discusso da nessuna parte. E che è sbagliatissima. Spero che Nicola Zingaretti intervenga e corregga». In attesa della valutazione politica, sui social è partita la campagna #stoparmiEgitto lanciata della Rete italiana per il disarmo, Amnesty international e la Rete della pace.

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