«Ets Ue, danneggiati i porti europei»

Genova - «Il sistema Ets dell’Unione europea rischia di causare ritorsioni commerciali, un aumento delle emissioni e declino per i porti europei», ha avvertito l’associazione del trasporto di rinfuse Intercargo. La gestione del cambiamento climatico ha smesso di essere prerogativa di associazioni ambientaliste ed è entrata in pieno nell’agenda di governi e organismi internazionali

di Alberto Ghiara

Genova - «Il sistema Ets dell’Unione europea rischia di causare ritorsioni commerciali, un aumento delle emissioni e declino per i porti europei», ha avvertito l’associazione del trasporto di rinfuse Intercargo. La gestione del cambiamento climatico ha smesso di essere prerogativa di associazioni ambientaliste e è entrata in pieno nell’agenda di governi e organismi internazionali. Assieme a quella del coronavirus, rappresenta oggi quanto di più simile esista a un governo mondiale. L’Unione europea ha scelto di svolgere un ruolo di primo piano su questo tema. La decisione di inserire lo shipping nel sistema Ets, una sorta di Borsa per la compravendita delle quote emesse di anidride carbonica, va oltre le indicazioni prese finora dall’Organizzazione marittima internazionale (Imo) delle Nazioni unite, e ha provocato accese reazioni nel mondo dello shipping.

Adesso interviene anche Intercargo, secondo cui a pagare lo scotto di questa decisione saranno i porti del Vecchio continente, a vantaggio degli scali extra-comunitari che potranno beneficiare di regolamenti meno stringenti. Il discorso, valido per il traffico di rinfuse, ma che riguarda anche le altre tipologie di trasporto marittimo, interessa in particolare quei paesi come l’Italia che già oggi soffrono la concorrenza dei porti vicini delle altre sponde del Mediterraneo: «C’è il pericolo - continua Intertanko - che centri di transhipment vengano realizzati appena al di fuori delle frontiere europee per essere serviti da navi portarinfuse di grandi dimensioni e efficienti. Navi più piccole e meno efficienti dal punto di vista delle emissioni di gas serra (il principale dei quali è l’anidride carbonica o CO2, ndr) trasporterebbero quindi la merce nei porti dell’Unione europea, che perderebbero l’efficienza acquisita con la tecnologia e le dimensioni. In poche parole, ci sarebbe una maggiore emissione di anidride carbonica». L’Italia sta cercando di rilanciare i propri porti di trasbordo per contenitori dopo la crisi vissuta dai terminali dedicati di Gioia Tauro, Taranto e Cagliari. Gioia Tauro è oggi il porto italiano in maggiore crescita, grazie ai traffici portati da Msc. Taranto ha assegnato l’ex terminal Tct al terminalista turco Yildirim, ma nelle scorse settimane è emerso il dubbio che i piani di crescita (per arrivare a movimentare fino a quattro milioni di teu) possano essere ridimensionati.

Il porto di Cagliari è invece nel pieno della crisi e sta verificando l’unica offerta giunta finora, di cui non è ancora chiaro quali traffici porterebbe. Un rafforzamento della concorrenza dei porti del Mediterraneo orientale e meridionale potrebbe rendere più complesso questo rilancio. Secondo Kostas Gkonis, segretario generale di Intercargo, «l’inclusione dello shipping nell’Ets dell’Unione europea è semplicemente uno strumento per raccogliere soldi, fondamentalmente disconnesso dal lavoro che sta svolgendo l’Imo e che rischia di minare una soluzione globale al problema dei gas serra».

Intercargo sostiene la proposta presentata all’Imo da altre associazioni dello shipping guidate da Bimco per creare un fondo alimentato con una tassa di due dollari alla tonnellata sui rifornimenti di carburante. Il fondo finanzierebbe la ricerca su tecniche di propulsione a emissioni zero di CO2 che oggi non sono ancora disponibili. Nei giorni scorsi il colosso Trafigura ha annunciato che presenterà una propria proposta all’Imo, diversa e più articolata rispetto a quella di Intercargo e Bimco. Secondo Trafigura a pagare dovrebbero essere unicamente gli utilizzatori del bunker che produce maggiori quantità di anidride carbonica, a un tasso di 250-300 dollari per ogni tonnellata di CO2 equivalente prodotta, mentre chi utilizza combustibili più efficienti dovrebbe essere premiato.

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