Negri: "Non rinuncio allo shipping. Piombino? Posto ideale per un nuovo cantiere di costruzioni" / IL COLLOQUIO

"Quando abbiamo ceduto il Sech abbiamo preso l’ultimo treno, e lo abbiamo preso letteralmente al volo. Da soli non potevamo più farcela, rischiavamo di essere schiacciati da due strapoteri: Msc e Psa. L’alleanza con “i ginevrini”, come ha dimostrato la vicenda di Calata Bettolo, era impraticabile"

di Francesco Ferrari

Genova - «La logistica ci sta dando molte soddisfazioni, la cantieristica ci fa pensare in grande. E poi c’è l’agenzia marittima… Cosa volete che vi dica: lavoriamo con Yang Ming da quarant’anni, dal 13 settembre 1980 per la precisione, il nostro è il sodalizio più longevo d’Europa. Basta questo per capire di cosa stiamo parlando». Luigi Negri dal mare è partito e al mare non vuole rinunciare, neppure dopo avere (quasi) archiviato l’attività terminalistica e avere fatto di Finsea una holding che spazia dai camion (Silt) all’abbigliamento (Slam), dai traghetti (Blu Navy) alle costruzioni navali (Gin). E così l’occhio brilla quando cade sulle fotografie che lo ritraggono con quei «manager arrivati in Italia che erano ragazzini e negli anni hanno scalato tutte le posizioni nella compagnia di Taiwan». Finite, per ragioni di mercato, le partnership con China Shipping e Uasc, Yang Ming oggi simboleggia quel legame diretto con il mondo del trasporto container al quale Negri non potrebbe mai rinunciare. «Il mondo è andato in quella direzione, e noi non potevamo fare diversamente. Per fortuna i miei rapporti con Augusto Cosulich, che sono buoni nonostante in molti sostengano il contrario, ci hanno consentito di gestire serenamente l’acquisizione di China Shipping da parte di Cosco. Sul fronte Uasc-Hapag Lloyd abbiamo faticato un po’ di più, ma alla fine abbiamo garantito un posto di lavoro a tutti: il resto non conta».

Un mondo che cambia è anche quello dei terminal. «Quando abbiamo ceduto il Sech abbiamo preso l’ultimo treno, e lo abbiamo preso letteralmente al volo. Da soli non potevamo più farcela, rischiavamo di essere schiacciati da due strapoteri: Msc e Psa. L’alleanza con “i ginevrini”, come ha dimostrato la vicenda di Calata Bettolo, era impraticabile. E con Psa i rapporti, all’inizio, non sono stati affatto semplici. Il loro approccio è sempre stato questo: io sono un mega-player, nessuno può fare meglio di me. Comprensibile, considerate le dimensioni del gruppo. Ma difficile, quando tu sei dalla parte del “piccolo”». Poi, però, il Sech ha trovato un approdo naturale proprio nella fusione con Psa. «Ci siamo conosciuti meglio, e devo dire che grazie a noi Psa ha capito che cos’era davvero il sistema portuale genovese. Perché a volte il gigantismo non aiuta a calarsi nelle realtà territoriali, che sono diverse da Paese a Paese e da città a citta. La joint venture con Singapore è nata così. È figlia di esigenze e interessi diversi».

Guardare avanti, ora, è un obbligo. «Sono molto soddisfatto dei risultati di società come Mto (ufficio logistico per conto di spedizionieri e compagnie, ndr) e Logtainer. Con quest’ultima realizziamo 54 treni andata e ritorno a settimana, una cifra davvero considerevole, e abbiamo appena vinto la gara nel porto di Vado Ligure. Mi aspetto molto dalla cantieristica, perché nessun posto al mondo ha cultura e professionalità come Genova. Obiettivi? Fare di Piombino, dove siamo già presenti, un cantiere navale vero e proprio, dove realizzare i “gusci” delle navi di lusso allestite in un secondo momento nello stabilimento Mariotti. Per Gin sarebbe una svolta. Tempi? Ci stiamo lavorando: sono convinto che il progetto sia fattibile». —

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