«Ente Bacini, privatizzazione in ritardo. I costi non siano a carico del pubblico» / INTERVISTA E GALLERY

Genova - Ente Bacini è l’officina del porto di Genova, e di buona parte del Mediterraneo. Intorno alle sue cinque vasche di carenaggio ruota il lavoro delle 3.000 persone delle Riparazioni navali. Mauro Vianello, già alla guida della Santa Barbara, la cooperativa dei guardiafuochi dello scalo ligure, e della Finporto, presiede da settembre l’Ente, con Gian Luigi Miazza, ex numero uno del porto di Savona, nella veste di ad

di Alberto Quarati

Genova - Ente Bacini è l’officina del porto di Genova, e di buona parte del Mediterraneo. Intorno alle sue cinque vasche di carenaggio ruota il lavoro delle 3.000 persone delle Riparazioni navali. Mauro Vianello, già alla guida della Santa Barbara, la cooperativa dei guardiafuochi dello scalo ligure, e della Finporto, presiede da settembre l’Ente, con Gian Luigi Miazza, ex numero uno del porto di Savona, nella veste di ad.

Partecipato all’89% dall’Autorità di sistema portuale Genova-Savona, al 10% dalla Riparatori navali, all’1% dalla stessa Santa Barbara, l’Ente era approdato alla privatizzazione nel 2018, processo poi bloccato per un ricorso, vinto a marzo di quest’anno dall’Adsp, che ad agosto ha deliberato un aumento di capitale di 2,3 milioni, mentre la commissione valutatrice ha proposto di aggiudicare la gara al raggruppamento Fincantieri-Amico-San Giorgio che aveva presentato domanda a suo tempo.

Quando la privatizzazione?

«Credo ci siano ancora dei passaggi da fare. In questi due anni il contesto è molto cambiato: prima di tutto è necessario capire se i soggetti interessati alla privatizzazione, lo siano ancora, senza contare che la concessione inoltre scade a fine anno».

In che stato è la società?
«Siamo a tappo. Ente Bacini non ha fatto un giorno di cassa integrazione, nemmeno durante il primo lockdown. Ha lavorato sempre. Ma l’infrastruttura, non è un mistero, ha avuto bisogno di interventi di manutenzione».

Per un ammontare di?
«Tre-quattro milioni di euro. Che io penso, in caso di privatizzazione, dovrebbero essere a carico del soggetto che dovrà gestire l’Ente nei prossimi anni. In termini di ammortamento, il tema della durata della concessione diventa importante».

E stiamo parlando delle spese degli ultimi due anni.
«Certo, poi è nota la necessità di rendere funzionali manufatti che hanno una storia lunga: i bacini 1 e 2 sono di fine Ottocento, il 3 è degli anni Venti, gli altri due hanno 40-50 anni… Hanno bisogno di un aggiornamento tecnologico degli impianti, della copertura, dei sistemi di sicurezza e di prevenzione dell’inquinamento. Questa è decisamente la zona del porto che ha la più alta densità di lavoratori per metro quadrato, ma è anche la più vicina alle case».

Tutto questo quanto costa?
«È in corso una due diligence, proprio per stabilire questo aspetto».

Quanti sono i dipendenti diretti di Ente Bacini?
«Sono 36: anche in questo caso, in un’ottica di futura privatizzazione, bisognerà comprendere e discutere quale sarà il destino di queste persone, con cui questa società ha avuto sin qui un ottimo rapporto».

Lo scorso anno si era parlato di un ingresso della Regione Liguria tra gli azionisti.
«Fino a che non si decide sulla gara è inutile fare ipotesi. L’ingresso della Regione è una delle cose che si erano prese in considerazione, ma ora penso sia prematuro parlarne».

Il fotoservizio è di Astrid Fornetti

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