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Cantieri navali, Pechino investe ancora in Europa

Il titolare del cantiere Balk ha dichiarato alla stampa olandese che l'acquisizione è urgente e necessaria affinché l'azienda possa tenere il passo con la concorrenza

Alberto Ghiara
2 minuti di lettura

Il cantiere Balk

 

Sono passati pochi giorni dalla dichiarazione dello stato d’insolvenza dei cantieri tedeschi Meyer Werften, controllati dal colosso cinese Genting. Il fallimento ha rappresentato uno smacco per le ambizioni cinesi di avere una cantieristica navale a livello di qualità di quelle europee, ma le iniziative di Pechino non si fermano e continuano a generare preoccupazione nel Vecchio Continente.

 

Il partito olandese Cda ha presentato interrogazioni nel proprio Parlamento nazionale sul fatto che il cantiere nautico Balk Shipyards sia andata in mani cinesi. Il partito vuole che sia reso pubblico quanto si sa dell’acquisizione e se gli stabilimenti di Balk rimarranno nella città olandese di Urk. Il partito di opposizione vuole sapere cosa pensa il governo dell'acquisizione del cantiere da parte di una società di investimento cinese. Inoltre chiede di sapere esattamente da dove viene lo Zhongying International Holding Group e su quali settori la holding del gruppo è più impegnata. Un'altra questione è se l'acquisizione rispetti la legge che fissa i criteri sulla sicurezza degli investimenti, delle fusioni e delle acquisizioni.

Il titolare del cantiere, Daan Balk, ha recentemente dichiarato alla stampa olandese che l'acquisizione è urgente e necessaria affinché l'azienda possa tenere il passo con la concorrenza. L'acquisizione da parte dei cinesi significa un'enorme iniezione di capitale nella società affinché in futuro possano essere costruite navi più grandi: "La nostra capacità è di circa cinquanta metri di lunghezza per un’imbarcazione. In futuro costruiremo navi tra i cinquanta e gli ottanta metri".

Il proprietario del cantiere navale olandese vuole cedere le quote di capitale alla società cinese Zhongying International Holding Group, dopo 224 anni in cui la proprietà è rimasta sempre nelle mani della famiglia Balk. Con l'acquisizione spera di ottenere l'iniezione finanziaria necessaria per un'espansione delle strutture di Balk Shipyard, oltre a offrire a Zhongying International Holding Group un centro di servizi del Nord Europa per le sue altre partecipazioni marittime. "Ero il proprietario al 100% e l'amministratore delegato, e rappresento la settima generazione dopo 224 anni", afferma Balk, che aggiunge: “Quindi è stata una decisione molto difficile, soprattutto se considero che ho tre figli a casa. Uno di loro ha studiato economia e uno è ingegnere. Quindi, sì, potenzialmente hanno interesse, ma il mondo sta cambiando".

Il timore per l’arrivo dei cinesi ha avuto largo spazio anche in Italia negli scorsi anni, con l’acquisizione dei cantieri Ferretti da parte del gruppo cinese Shig-Weichai nel 2012. In particolare aveva creato reazioni politiche la concessione ottenuta da Ferretti nel porto di Taranto ben otto anni dopo l’acquisizione cinese, nel 2020. Polemiche che non hanno fermato la determinazione dell’Autorità portuale nel portare avanti l’assegnazione. Proprio lo scorso 23 dicembre inoltre è arrivata lo sblocco da parte del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) del governo italiano delle risorse (14,2 milioni di euro) per l'installazione di un sito produttivo Ferretti a Taranto. La delibera del Cipess rende possibile la realizzazione di un cantiere nautico di oltre 65.500 metri quadrati coperti su un’estensione totale dell’area di circa 220.000 mq, in grado di assicurare un impatto occupazionale diretto di oltre 200 addetti oltre alle ricadute sull’indotto del territorio.

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