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L’Iraq reclama 100 milioni: le vecchie navi della Marina per sbloccare il contenzioso

Corsi e ricorsi della storia anche per il settore cantieristico legato alla Difesa e alla produzione di naviglio militare. Dopo un embargo, tre guerre (due contro coalizioni internazionali) e un complesso passaggio evolutivo politico e sociale, l’Iraq torna a guardare all’Italia

Mariano Alberto Vignali
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La Spezia - Corsi e ricorsi della storia anche per il settore cantieristico legato alla Difesa e alla produzione di naviglio militare. Dopo un embargo, tre guerre (due contro coalizioni internazionali) e un complesso passaggio evolutivo politico e sociale, l’Iraq torna a guardare all’Italia, e alla Liguria, per ricostruire la propria marina militare. La notizia è ufficiale ed è una conferma dei rumors delle ultime settimane. Il comandante delle forze navali irachene, il maggiore generale Ahmed Jasim Maarij ha annunciato che quest’anno la marina nazionale avrebbe acquisito nuove unità con capacità missilistiche e che l’Iraq avrebbe guardato all’Italia per la fornitura. È improbabile che Baghdad possa permettersi di acquisire navi di nuova costruzione, così la scelta di unità di seconda mano appare, ad oggi, una possibilità più realistica. In particolare sono disponibili per l'acquisizione tre fregate di classe Maestrale, da destinare alle attività di pattugliamento, ma con capacità missilistica, delle acque del Golfo Persico.

La mossa permetterebbe all’Iraq di non rimanere l’unico Paese di quell’area senza flotta. Ad oggi non c’è una reale capacità economica per fare fronte al programma, proprio per questo l’Iraq ha rispolverato un contenzioso con l’Italia, mai veramente risolto, che si aggira poco sotto i 100 milioni di euro. Si tratta della mancata consegna della flotta realizzata da Fincantieri negli anni ’80, bloccata alla Spezia per una serie di embarghi, in gran parte non pagata (anche se in Iraq sostengono il contrario) e poi riammodernata per essere ceduta all’Italia e a diverse marine asiatiche. Attualmente Fincantieri ha un accordo con l’Indonesia per la vendita di due fregate classe Maestrale, che l’Italia deve dismettere e che saranno rese più moderne, quindi consegnate con il relativo supporto logistico. L’ipotesi che altre due, una delle quali da poco in disarmo e una ancora attiva, possano andare all’Iraq è molto concreta. Resta solo da vedere se ci sia la possibilità di un recupero di una nave dismessa ormai da oltre un anno, ma in ogni caso ancora modernizzabile, o se il pacchetto per l’Indonesia possa essere modificato.

Infatti oltre alle due Maestrale, l’Indonesia ha in programma di acquisire una Fremm, una fregata di ultima generazione, e potrebbe arrivare un’offerta per un pattugliatore di nuova produzione. Per ora di definito, almeno a livello italiano, non c’è nulla, inoltre la scelta di armare la marina dell’Iraq non potrà essere presa solo da Roma, ma è chiaro che la presenza di ufficiali di Bagdad in alcuni appuntamenti “promozionali” aveva un certo grado di interesse e i progetti di Fincantieri (con armi marcate Oto Melara e Leonardo) per modernizzare le ormai ex Maestrale, navi degli anni Ottanta tra le migliori al mondo, ci sono già.

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