Fincantieri, nel mirino i bacini militari tedeschi

Nuovi scenari per il futuro di Fincantieri che vede concretizzarsi la possibilità di acquisire uno dei poli cantieristici della difesa più importante in Europa e così sviluppare un centro produttivo del settore unico al mondo, dedicato al ramo della produzione navale di sommergibili

di Mariano Alberto Vignali

La Spezia - Nuovi scenari per il futuro di Fincantieri che vede concretizzarsi la possibilità di acquisire uno dei poli cantieristici della difesa più importante in Europa e così sviluppare un centro produttivo del settore unico al mondo, dedicato al ramo della produzione navale di sommergibili. Il tutto mentre arrivano conferme sul programma governativo italiano destinato alla realizzazione di due caccia torpediniere in cui il colosso guidato da Giuseppe Bono reciterà il ruolo coordinatore insieme agli spagnoli di Navantia, per sviluppare un progetto congiunto. Il gigante industriale tedesco Thyssenkrupp ha già avuto contatti preliminari per cedere il settore cantieritisco, aprendo un contattato diretto con diversi gruppi europeiper sondare il terreno e valutare la possibilità di una fusione per Thyssenkrupp Marine Systems (Tkms). Tra le imprese in pole c’è anche Fincantieri che già in passato si era interessata del ramo navale del gruppo tedesco.

Oltre agli italiani, nella lista dei pretendenti figurano anche i francesi di Naval Group e gli svedesi di Saab. Thyssenkrupp da tempi cerca acquirenti per i pacchetti del settore navale e negli ultimi tre anni ha negoziato ripetutamente con i concorrenti per proporre una partecipazione in Tkms, il cui valore è stimato da uno a due miliardi di euro. In più occasioni proprio i vertici di Thyssenkrupp hanno ribadito che tutte le opzioni sono aperte per il futuro del cantiere. Anche quella di cedere il controllo di Tkms, in modo dal renderla un’azienda indipendente. L’idea è quella di attivare una sorta di partnership con un gruppo straniero, ma nessuno nasconde che una vendita completa di Tkms è l’obiettivo a lungo termine. Il primo passo sarebbe comunque la cessione di una quota, se possibile di maggioranza, ad un’azienda europea.

Il legame dei tedeschi con Fincantieri è radicato e ha già trovato uno sbocco con per il programma che ha portato alla realizzazione di quattro sottomarini per l’Italia ("Todaro", "Scirè", "Venuti" e "Romei"), consegnati da Fincantieri tra il 2006 e il 2017, oltre a sei battelli per la Germania. Oggi Fincantieri produce queste unità a Muggiano e ne ha sviluppato una propria versione: con l’acquisizione di Thyssenkrupp Marine Systems, il gruppo italiano potrebbe diventare il riferimento europeo di settore. Intanto è arrivato in Parlamento il decreto per l’approvazione, il programma relativo allo sviluppo e all'acquisizione di due nuovi cacciatorpediniere per la Marina militare. Si tratta di un piano da 2,7 miliardi di euro, di cui quasi 2,4 già stanziati nel bilancio ordinario della Difesa. Proprio su queste navi è in corso di definizione anche una cooperazione con Madrid attraverso un accordo di collaborazione tra Fincantieri e l’azienda spagnola Navantia.

Ma della partita potrebbero essere anche i francesi, con cui è stata realizzata già tempo fa una simile classe di navi e con cui Fincantieri già ha stretto un patto nella joint venture con Naval Group. Queste navi saranno un concentrato di strumentazioni e tecnologia sviluppato in gran parte in Liguria, in particolare da Mbda e Oto Melara, entrambe aziende della Spezia.

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