«Riparazioni sulla diga di Genova. un polo offshore per lavorare su grandi unità» / IL COLLOQUIO

«In tre mesi avevamo finito tutto. E i controlli sono stati rigorosi. Certo, sostenere che si tratta di un nuovo business, è un parolone». Le occasioni per incontrare Ferdinando Garrè sono due. Lo  smaltimento delle due navi abbandonate a Genova, e il suo 65esimo compleanno

di Simone Gallotti

Genova - «In tre mesi avevamo finito tutto. E i controlli sono stati rigorosi. Certo, sostenere che si tratta di un nuovo business, è un parolone. Il problema è legato alle norme: A un armatore comunitario obbligato a demolire la nave nei cantieri indicati dall’Europa - e noi siamo tra questi - che sgarra, viene comminata solamente una sanzione. È difficile sostenere che la legge sia stringente». Le occasioni per incontrare Ferdinando Garrè sono due. La prima è la fine dello smaltimento delle due navi abbandonate da oltre 20 anni nel porto di Genova, che ha appena finito di demolire («Lo sa che in media si può riciclare il 98% dei materiali?» spiega Massimo Subriano, direttore qualità, ambiente e sicurezza della San Giorgio del Porto»).

Ma l’altra occasione è che si avvicina il compleanno dei 65 anni: «Sono pronto per andare in pensione. Ancora un paio di anni e stop». Significa che Garrè e la San Giorgio del Porto si preparano a un cambio di management. E nel futuro delle riparazioni navali genovesi c’è anche un nuovo polo: «Sulla diga di Genova. Sì, è una buona idea». La premessa di Garrè è che è necessario che il comparto più industriale del porto abbia una nuova collocazione: «Servono più spazi. Intanto cominciamo dai bacini: per dare servizi adeguati alle navi che sono operative già oggi e che diventeranno lo standard del futuro, è necessario avere strutture da 350 metri. A Genova non ci sono. C’è però un grande progetto nel porto: la nuova diga. È lì che possono essere ricavati gli spazi necessari per le nostre attività che oggi sono sacrificate in una zona storica del porto di Genova».

È più di una suggestione: «Ho visto qualche progetto, l’idea è valida. Gli spazi necessari verrebbero ricavati verso terra, protetti dalla nuova diga, il cui progetto deve quindi comprendere anche questa variante per non impattare sul nuovo grande canale di navigazione a Sampierdarena». Togliamo le riparazioni navali da Carignano per spostarle a Ponente? «Ma siamo a 500 metri dalle banchine del porto! È ben diverso dall’essere in pieno centro storico». Seconda obiezione: come ci arrivano i camion e i servizi logistici sulle piattaforma offshore delle riparazioni? «Si può fare. Non sono un tecnico, ma esistono soluzioni che prevedono ponti mobili. Certo la diga deve essere carrabile. Comunque sia: è inevitabile pensare ad uno spostamento del nostro comparto se vogliamo stare al passo col mercato. E lo ribadiamo anche nel position paper di Confindustria». Sestri Ponente con il nuovo ribaltamento a mare non è una valida alternativa: «Semplicemente perché serve a Fincantieri per realizzare le grandi navi».

ADDIO NAVI FANTASMA
La demolizione della "Sentinel", della "Theodoros" e della "Mar Grande" (le prime due erano le navi fantasma del porto di Genova, la terza è servita come prova per l’operatività) «è il primo progetto portato a termine in Italia in conformità alle regole europee sullo ship recycling, dopo l’importante lavoro che avevamo effettuato sulla "Costa Concordia"» spiega Alberto Pongiglione, Shipyard Director del gruppo genovese. L’operazione è stata simultanea per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Il modello Genova delle demolizioni è arrivato anche grazie alla Capitaneria di porto: «L’iter amministrativo è stato eccezionalmente complesso e nell’ultima fase è stato agevolato dalla possibilità di demolire le unità proprio a Genova, nei cantieri San Giorgio del Porto» spiega il comandante Alberto Battaglini della Capitaneria di Genova.

Per demolire i vecchi cargo sono serviti 148 giorni, ma sono state riciclate più di 2.500 tonnellate di acciaio. In totale nel cantiere le ore di lavoro sono state 27 mila. Il gruppo ha grandi spazi a Piombino: «Lì oggi costruiamo scafi per mega yacht, ma vogliamo realizzare anche unità più grandi». Come le commesse militari appena ottenute da Mariotti.

LARGO AI GIOVANI
Garrè ora pensa al futuro. Il tema è sentito in tutta la comunità imprenditoriale genovese. E soprattutto in porto. «In Gin, la nostra holding, ci sono diversi brand e diverse famiglie. È la situazione ideale per far emergere manager per merito e non per diritto familiare». Tra gli azionisti, oltre a Garrè, c’è Marco Bisagno (cantieri Mariotti), la famiglia Negri (Finsea) e Fincantieri. Significa che potrebbe non essere esclusa anche una cessione di quote? «Mah. Nessuno si è fatto avanti, al momento e per ora non è nei piani».

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