Fincantieri, sfida sul militare: pronto il nuovo super radar

Nuove alleanze e patti internazionali che cambiano il tradizionale risiko dell’industria della difesa. Lo scopo di Fincantieri è chiaro: accelerare sullo sviluppo del nuovo progetto del super radar e portare avanti una sempre maggiore autonomia - e un catalogo più vasto - nel settore militare

di Simone Gallotti

Genova - Nuove alleanze e patti internazionali che cambiano il tradizionale risiko dell’industria della difesa. Lo scopo di Fincantieri è chiaro: accelerare sullo sviluppo del nuovo progetto del super radar e portare avanti una sempre maggiore autonomia - e un catalogo più vasto - nel settore militare. Il progetto parte dall’Omega 360, ideato da Seastema (società del gruppo navalmeccanico), ed è ancora in fase di prova. Si tratta di un aggiornamento del prodotto. Il nuovo congegno di Fincantieri potrà avere un utilizzo molto ampio. Il super radar infatti potrà essere utilizzato dalle forze militari a cui sarà venduto, sia per «gli scenari simmetrici che per quelli asimmetrici». Tradotto: sarà utile per identificare i pericoli e così aiutare le truppe nelle operazioni sia di una guerra convenzionale.

Ma avrà un grado di definizione e precisione tale che il sistema potrà anche garantire una difesa da minacce terroristiche o scenari bellici particolari. Il partner tecnologico che Fincantieri avrebbe individuato è monegasco, ma la produzione rimarrebbe italiana. Il gruppo guidato da Giuseppe Bono ha acquisito infatti da qualche mese la Ids di Pisa, società di ingegneria in grado di garantire «ricerca, innovazione e prodotti nei settori dei sistemi robotici, dei radar, dell’elettromagnetismo e delle comunicazioni satellitari, per applicazioni civili e militari» come spiega l’azienda nella sua presentazione. È specializzata soprattutto nell’alta tecnologia ingegneristica, hardware e software nei settori aeronautico e navale. Ids conta 250 dipendenti. Il nuovo super radar tecnologico potrebbe non essere installato solamente sulle navi. Perché lo scopo del progetto non è solamente dotare la flotta costruita da Fincantieri di un ulteriore sistema di difesa, ma è al contrario schierarsi autonomamente sul mercato libero.

Quindi, per il gruppo italiano, si tratterebbe di costruire un prodotto in grado di rilevare minacce, adattarsi ad ogni tipo di conflitto (convenzionale o meno) con la possibilità di essere montato certamente sulle navi, ma anche su velivoli e mezzi terrestri. Grazie al partner di Monaco l’Omega 360 diventerebbe un prodotto di punta sul mercato entrando con forza nella strategia di espansione di Fincantieri nel comparto della difesa. La mossa consente al gruppo in parte di affrancarsi da alcune forniture sulle piattaforme militari e soprattutto di competere sul mercato. Ecco, il primo nemico è proprio lì: i più competitivi in questo settore sono gli israeliani che hanno prodotti di grande tradizione, sperimentati da tempo sul campo. Non a caso è israeliano il sistema “cupola di ferro” (Iron dome) realizzato dalla Israeli Aerospace Industries: si tratta di un radar 3D a scansione elettronica che permetterebbe di individuare fino a 1.100 minacce simultaneamente fino a 70 chilometri di distanza.

Se Fincantieri dovesse riuscire a realizzare un sistema simile, o addirittura più avanzato, potrebbe dotare l'Italia di un prodotto strategico. La regia del progetto è a Genova, dove la divisione militare del gruppo è presente in forze, e viene confermato da diverse fonti che sul progetto si sta accelerando parecchio negli ultimi tempi. L’operazione è uno dei tasselli strategici anche nei rapporti con Leonardo, attiva anche nel settore dei radar. E se Fincantieri riuscisse ad acquisire anche la spezzina Oto Melara da Leonardo potrebbe dare ulteriore respiro alla divisione difesa.

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