La nuova strategia di Fincantieri: rotta sul settore militare europeo

A decidere il futuro di Fincantieri, più ancora del rinnovo dei suoi vertici, potrebbe essere la guerra. L’invasione dell’Ucraina ha aumentato l’esigenza, oltre che di un esercito europeo, di grandi industrie nel settore della difesa

di Francesco Margiocco

Genova - A decidere il futuro di Fincantieri, più ancora del rinnovo dei suoi vertici, potrebbe essere la guerra. L’invasione dell’Ucraina ha aumentato l’esigenza, oltre che di un esercito europeo, di grandi industrie nel settore della difesa. Nei corridoi della politica si torna a parlare di una fusione tra Fincantieri e Leonardo, l’ex Finmeccanica. Un’ipotesi accarezzata giorni fa dal vicepresidente di Forza Italia alla Camera, Matteo Perego: "Un’unica realtà industriale permetterebbe al Paese di poter contare sul più importante gruppo europeo della Difesa e dell’Aerospazio". La provenienza del presidente in pectore di Fincantieri potrebbe rappresentare un’accelerazione. Il generale Claudio Graziano rimarrà fino a maggio, prima di assumere il nuovo incarico, nella sua attuale posizione di presidente dello European Union Military Committee, il comitato militare internazionale che affianca l’alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e la sicurezza Josep Borrell.

Anche la storia recente di Fincantieri va in questa direzione: sotto la gestione di Giuseppe Bono, il gruppo avrebbe voluto acquisire Oto Melara e Wass, due controllate di Leonardo nel settore degli armamenti terrestri e navali nel mirino del consorzio franco tedesco Knds. Nei 20 anni di Bono, Fincantieri ha sfidato Leonardo su alcuni dossier, ha rafforzato l’attività militare, ha anche creato sinergie con Leonardo. Le due aziende controllano la Orizzonte Sistemi Navali, società al 49% di Leonardo e al 51% di Fincantieri che progetta e produce fregate e altre navi da guerra. Ma la fusione, secondo Monica Bosio, responsabile Equity Research di Intesa Sanpaolo e osservatrice di queste due realtà industriali non avverrà, almeno non nell’immediato: "È una tesi che appassiona più i media che l’industria e che torna in auge a più riprese. Se ne era parlato nel 2019. Se ne è riparlato nei giorni scorsi, quando un possibile candidato al ruolo di amministratore delegato di Fincantieri pareva fosse Lorenzo Mariani, attuale direttore esecutivo di Mbda, consorzio tra Leonardo, Bae Systems e Airbus".

Quel ruolo è toccato invece a Pierroberto Folgiero, attuale amministratore delegato di Maire Tecnimont, laurea in economia e passione per i bilanci: in passato è stato responsabile finanziario di PricewaterhouseCoopers e poi di Tirrenia, contribuendo alla sua privatizzazione: "Non penso che la sua nomina sia la premessa della fusione - dice Bosio -. Il nuovo amministratore delegato sarà impegnato, come il management precedente, nell’operatività di gruppo e nella riduzione del debito, che tra construction loan, fuori bilancio, e debiti a bilancio, supera i due miliardi. Leonardo ha un debito atteso attorno ai 3,1 miliardi. In caso di fusione, il peso dei debiti sulla neonata società sarebbe piuttosto alto e richiederebbe quindi attente valutazioni». Leonardo è una grande industria militare e lo è diventata ancora di più con Alessandro Profumo, amministratore delegato dal 2017, che sta concentrando il gruppo nell’elettronica per la difesa e negli elicotteri e velivoli militari. In Fincantieri, invece, nonostante le scelte di Bono, la parte militare ha un peso, anche se crescente, minoritario.

Proprio per questo Profumo, già nel 2019, aveva respinto l’idea, dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, di una possibile aggregazione: "Già oggi veniamo criticati per essere troppo diversificati", aveva detto. Una combinazione delle attività di Leonardo e Finmeccanica avrebbe una sua logica. Nel lungo termine, secondo indiscrezioni che trapelano da fonti aziendali, potrebbe anche realizzarsi. Ma non è in cima all’agenda di Folgiero e Profumo. Non ultimo perché ci sarebbe un grande nodo da sciogliere: quello delle attività civili: "Il peso del settore militare in Leonardo è di circa l’80% - ricorda Bosio - All’opposto, Fincantieri è invece al 75% civile. Costruisce, soprattutto, navi da crociera". E le crociere sono molto distanti dagli interessi di Leonardo.

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