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"Moskva", il lanciamissili che bombardava il porto dov'era nato

In questi giorni si è parlato tanto su tutti i media dell’incrociatore lanciamissili russo "Moskva", affondato in circostanze ancora non troppo chiare: vediamo di ripercorrere la sua storia. La costruzione della nave iniziò nel 1976 presso il cantiere navale di Nikolaev

Matteo Martinuzzi
2 minuti di lettura
(ansa)

Monfalcone - In questi giorni si è parlato tanto su tutti i media dell’incrociatore lanciamissili russo "Moskva", affondato in circostanze ancora non troppo chiare: vediamo di ripercorrere la sua storia. La costruzione della nave iniziò nel 1976 presso il cantiere navale di Nikolaev l’odierna Mykolaïv, in Ucraina. Il varo avvenne nel 1979 e l'incrociatore entrò in servizio per conto della marina militare sovietica nel 1983. Con lo scoppio della guerra in Ucraina è stato, ironia della sorte, impegnato anche nel bombardamento di Mykolaïv, la sua città natale. Era capostipite della classe di incrociatori sovietici conosciuti come Progetto 1164: ne sono stati completati alla fine tre esemplari e il primo diede il nome alla classe: "Slava". Infatti questo era il nome originale dell’odierno "Moskva".

Nel corso della sua vita con il primo nome fu utilizzato nel 1989 dalla delegazione sovietica guidata dal presidente Michail Gorbačëv per prendere parte al vertice di Malta con il presidente statunitense George H. W. Bush, venendo ancorata al largo di Marsa Scirocco. Gli incontri però si tennero sulla nave passeggeri "Maxim Gorkiy": successivamente tra il 1990 e il 1991 tornò a Nikolaev per subire alcuni lavori di ammodernamento che tuttavia si protrassero almeno fino al 1998 a causa della carenza di fondi. Fu reimmessa in servizio nell'aprile 2000 col nome di "Moskva" diventando la nuova ammiraglia della flotta russa del Mar Nero. Ormai l’Unione Sovietica non esisteva più da quasi 10 anni: nel mentre Russia e Ucraina si sono contese per diverso tempo parte della vecchia flotta dell’Urss. Dal settembre 2015 l'incrociatore è stato dislocato nel porto di Tartus, in Siria, con una scorta di cinque navi e un sottomarino d'attacco, per svolgere un'azione di supporto all'intervento militare russo in favore delle forze governative siriane nell'ambito della guerra civile.

La nave aveva un dislocamento a pieno carico di 11.280 tonnellate (9.300 standard), era lunga fuori tutto 186 metri per una larghezza di 20,8. Era dotata per la sua propulsione di due turbine a gas per una potenza complessiva di 53 megawatt che gli permetteva di raggiungere una velocità massima di 32,5 nodi. L’armamento era composto da artiglieria, siluri e missili: un’autentica spina nel fianco per le difese costiere ucraine. Allo scoppio delle ostilità è stato dispiegato nel mar Nero insieme al resto della flotta prendendo parte all'operazione di conquista dell'Isola dei Serpenti. Successivamente avrebbe preso parte anche ai blocchi navali di Odessa, Mykolaïv e Očakiv. Il 13 aprile il ministero della difesa russo ha fatto sapere che si era verificata un'esplosione a bordo causata da un incendio e che dopo l'evacuazione dell'equipaggio erano state messe in atto le operazioni per rimorchiare la nave, gravemente danneggiata, in un porto sicuro.

Invece il governatore dell’oblast di Odessa, il colonnello Maksym Marčenko, ha affermato che la nave è stata colpita da missili da crociera antinave ucraini R-360 Neptun. Il 14 aprile il ministero della difesa russo ha confermato l'affondamento della nave dovuto ad una tempesta e ai gravi danni riportati dall'incrociatore che ne hanno compromesso la stabilità. I russi hanno affermato che i 500 membri dell’equipaggio sono stati evacuati, ma non si può aver certezze su eventuali perdite. Di certo resterà imbattuto per il Mar Nero il triste primato di vite perdute nell’affondamento della corazzata "Novorossijsk" (la nostra ex "Giulio Cesare" ceduta in conto riparazione danni di guerra) nel 1955. Allora furono oltre 600 i marinai sovietici che persero la vita.

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