L’addio di Bono e la trattativa con Ncl: in ballo quattro miliardi / IL RETROSCENA

Su un tavolo, al quale era seduto Giuseppe Bono, c’erano quattro miliardi e rotti di commessa. Sull’altro, a poca distanza in un altro palazzo romano del potere, era invece sparito dal dossier delle nomine il suo rinnovo alla guida di Fincantieri

di Simone Gallotti

Genova - Su un tavolo, al quale era seduto Giuseppe Bono, c’erano quattro miliardi e rotti di commessa. Sull’altro, a poca distanza in un altro palazzo romano del potere, era invece sparito dal dossier delle nomine il suo rinnovo alla guida di Fincantieri. Ma il contorno della notizia, il racconto forse persino un po’ romantico di quello che è successo, rimane marginale rispetto ai numeri del contratto che Fincantieri è a un passo dal portare a casa. In fondo chi ci metterà la firma importa relativamente. Il fatto è che Fincantieri ha avviato una buona trattativa con una delle compagnie da crociera più grandi al mondo, la Norwegian Cruise Line, per la costruzione di sei navi che dovranno potenziare la flotta del colosso del settore. Realizzare quelle nuove unità significa spendere circa quattro miliardi di dollari che potrebbe finire nel portafoglio di Fincantieri. Il colpo è lì, a portata di mano, anche se i dettagli della trattativa rimangono ancora in larga parte nascosti.

Si possono ipotizzare due nuove navi per il marchio Oceania, una per Regent e il resto per il brand principale (Ncl), ma sono speculazioni di chi conosce bene il mercato. Per l’ufficialità bisognerà aspettare. Quel che è certo è che Bono è stato il regista di questa operazione, l’ultima della sua gestione dopo il regno ventennale in Fincantieri. E l’incontro con Frank Del Rio, numero uno di Norwegian, accompagnato per l’occasione dalla consorte, è avvenuto lo stesso giorno del defenestramento di Bono dal colosso della navalmeccanica italiana. Qui la leggenda sovrasta la realtà perché c’è chi racconta che la notizia del siluramento a favore di Pierroberto Folgiero nominato dalla Cassa Depositi e Prestiti sia arrivata per telefono proprio mentre l’ex numero uno del gruppo stava trattando coi vertici della compagnia. Rimane il fatto che se Fincantieri otterrà quella commessa, sarà l’ultimo regalo di Bono alla “sua” ex azienda.

E la gestione dell’ex numero uno è tutta in quella scena romana che possiamo immaginare con i particolari raccolti: quei contratti miliardari si firmano anche grazie ai rapporti personali (Del Rio è sbarcato a Roma con la moglie in un clima di estrema confidenza) e dopo 20 anni Bono conosce bene tutti, anche le sfumature meno note dei mega dirigenti del settore. Quell’avvio di contratto è un’eredità di peso, visto che da tempo la firma di nuovi ordini per le crociere è diventata più difficile, complice il lungo periodo di pandemia che ha colpito il settore: le compagnie continuano a perdere milioni di dollari ogni mese, le navi viaggiano, ma non ancora al massimo della capacità prevista e la ripartenza di tutte le unità arriverà solo quest’anno, in attesa che il Covid grazie all’estate allenti la presa sul settore.

Ma il clima è di ottimismo e infatti pochi giorni fa Clia, l’associazione che raduna tutti gli operatori, ha diffuso dati positivi con il ritorno ai livelli di boom del settore entro il 2023. La scelta di rinnovo della flotta da parte di uno dei principali operatori è un ulteriore segnale e Fincantieri potrebbe così dare spinta al settore civile, che era rimasto in secondo piano rispetto alla grande espansione del militare. Bono lascerà il timone il 16 maggio, giorno dell’assemblea. È probabile che qualche giorno prima si risolva pure la questione di Giuseppe Giordo, il manager che aveva sfidato l’ex ad nella corsa al timone dell’azienda. Ora toccherà a Folgiero e al generale Claudio Graziano guidare Fincantieri. E portare a casa la maxi commessa.

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