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Mauro Vianello: "Alle Riparazioni lavorano in tremila: non verranno mai spostate da lì"

Ente Bacini, tornata all’utile, si avvia a chiudere l’anno migliore della sua storia in termini di fatturato e non si sposta: "Sarebbe come spostare la Lanterna". Mauro Vianello, 70 anni e una vita in porto, da due anni è di nuovo alla guida di Ente Bacini

Simone Gallotti
3 minuti di lettura

Genova - Ente Bacini, tornata all’utile, si avvia a chiudere l’anno migliore della sua storia in termini di fatturato e non si sposta: "Sarebbe come spostare la Lanterna". Mauro Vianello, 70 anni e una vita in porto, dalla Santa Barbara, l’azienda di prevenzione incendi e servizi di sicurezza nel porto di Genova, a Geam, Finporto e altro ancora, da due anni di nuovo alla guida di Ente Bacini, la società (96,7% Adsp, 2,2% Riparatori navali genovesi e 1,1% Gin) che gestisce i bacini di carenaggio dello scalo, cuore delle attività delle imprese di riparazioni navali, fa il punto su conti e lavori. E stoppa in anticipo qualsiasi ipotesi di spostamento del comparto per cambiare destinazione alle aree, appetibili per la città, fra il Porto Antico e il nuovo waterfront di levante.

La presidenza di Ente Bacini: un ritorno dopo anni?
"Faccio il presidente da due anni. Sono arrivato con un mandato preciso di risanare la società: 15 anni fa ero già stato presidente e ad, 5 o 6 anni".

Come vanno conti e lavoro?
"Per tre anni di fila, fino a due anni fa, Ente Bacini perdeva 500-600 mila euro l’anno. Il 2021 ha chiuso con un bilancio positivo e la semestrale 2022 ha un utile di 600 mila euro e fatturato di 6 milioni: 4 in più rispetto ai primi sei mesi del 2020 e 1,2 in più della prima metà del 2021. La previsione è chiudere l’anno a 11-12 milioni, record assoluto nella storia della società. E i bacini sono pieni, abbiamo prenotazioni quasi per tutto il 2023». Come avete riportato in utile la società? «Abbiamo aumentato le tariffe adeguandole ai costi reali".

Ente Bacini è la prima area del porto in cui è partito il cold ironing.
"Sì, e dal 1 luglio abbiamo emanato un regolamento per cui, nelle aree che fanno parte della nostra concessione, le navi hanno l’obbligo di spegnere i motori e attaccarsi alla linea elettrica a terra".

Tunnel subportuale: teme impatti negativi?
"Abbiamo già fatto riunioni con Aspi e Autorità portuale, e abbiamo avuto assicurazioni che non ci saranno interferenze. Ovviamente vigiliamo. Quelle aziende delle riparazioni navali che invece saranno interferite dovranno trovare una ricollocazione e ci stiamo attivando per verificare gli spazi disponibili all’interno della nostra concessione".

L’Adsp ha stanziato 30 milioni per le infrastrutture alle riparazioni.
"È previsto il rifacimento delle fiancate e dei tiranti dei bacini 4 e 5 (i più grandi), il tombamento fra i due, che permetterà di recuperare spazio a terra, e l’allungamento di 30 metri del molo di Calata ex Superbacino".

Servono altri interventi?
"È evidente che se il bacino 1, il più piccolo (e il più vecchio) è adibito al mercato dei grandi yacht, in crescita, è necessario adeguarlo".

I riparatori chiedono più spazio, propongono un riempimento con la nuova Diga.
"Quello degli spazi credo sia il problema principale del porto di Genova. Il settore industriale, che ha eccellenze e aziende importanti, ora ha una mole di lavoro consistente e le aree sono limitate. Qui con l’indotto lavorano quasi in 3.000, è il settore che produce più occupazione per metro quadrato di tutto lo scalo. Ma senza spazi non si può lavorare e spetta all’Adsp programmare in questo senso. Se ne possono recuperare di nuovi solo a mare e con la nuova Diga bisognerà trovarli. Anche per questo la Diga è un’opera fondamentale per il porto, senza se e senza ma".

L’idea di spostare le riparazioni navali in un’altra parte della città?
"È come pensare di spostare la Lanterna. Ente Bacini è l’infrastruttura più importante del porto di Genova. Se dovessimo costruirla adesso, con cinque bacini, costerebbe una fortuna, quanto la Diga. Da qui bacini e riparazioni navali non si spostano".

Chiunque, nella politica ligure, parla di un suo forte attivismo dietro le quinte, specie per le vicende Pd. Di cosa si tratta?
"Non faccio politica. Faccio il presidente di Ente Bacini. E non facendo politica non posso fare attivismo da nessuna parte. Se poi mi chiede come la penso: sono un uomo di sinistra, lo sono sempre stato e probabilmente lo sarò sempre, nella buona e nella cattiva sorte".

Una cosa non esclude l’altra.
"Altri sono convinti di fare i guru del partito, io non sono neanche iscritto al Pd. Non do indirizzi, dico come la penso e quello che penso in questo momento è che Genova dovrebbe contare di più. È il primo porto e la sesta città d’Italia, ma al di là delle belle parole è stata dimenticata dalla politica nazionale: meriterebbe un ministro genovese al prossimo giro".

Un ministro per il porto?
"Per qualsiasi settore e in qualsiasi partito".

Si dice che la nomina di Alessandro Terrile in Ente Bacini sia stata concordata col presidente dell’Adsp Signorini per bilanciarne altre sul fronte politico opposto.
"Terrile non è una persona che passava per caso a Genova: è un avvocato dello studio Flick, ha fatto un master sulla portualità a Bologna ed è persona capace. Non è stato sponsorizzato da nessuno e non ci sono state compensazioni di nessun tipo. La politica delle lottizzazioni non mi interessa e non mi piace".

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