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Le Riparazioni navali avranno più spazi: "Stop al trasferimento"

Mauro Vianello alza la mano e con le dita segna il numero quattro. Come i gol che Ente Bacini avrebbe segnato, in modo metaforico, durante il convegno sul futuro delle Riparazioni navali di Genova

Simone Gallotti
2 minuti di lettura

Genova - Mauro Vianello alza la mano e con le dita segna il numero quattro. Come i gol che Ente Bacini avrebbe segnato, in modo metaforico, durante il convegno sul futuro delle Riparazioni navali di Genova. Perché ieri sono stati spenti i progetti di trasloco delle attività industriali del porto, idea che Vianello ha sempre avversato. Rimarranno lì e saranno potenziate. L’intervento più atteso, quello del sindaco Marco Bucci con cui i rapporti sono stati tesi nell’ultimo periodo, chiarisce la direzione: "Non è previsto uno spostamento, ma un potenziamento. Alcuni bacini sono vincolati come opere d'arte e non possono essere spostati, noi abbiamo intenzione di potenziarli, cioè di aumentare gli spazi per le riparazioni navali".

Il sindaco gioca in contropiede e rende felice la platea che occupa interamente la sala di Palazzo San Giorgio: "Dove realizzare il potenziamento? Vedremo, è un lavoro che va fatto nei prossimi sei mesi. Ci sono tante ipotesi, tutte valide e tutte con ostacoli da superare: dobbiamo valutare quale sia la migliore ed è bello che se ne parli". Le ipotesi prevedono anche un focus sul Ponente. Ma potrebbe essere difficile contare su un’immediata disponibilità nella zona del ribaltamento a mare di Fincantieri, perché come spiega Paolo Capobianco, responsabile delle cantieristica navale di Confindustria Genova e per lungo tempo direttore del cantiere genovese "bisogna tenere in considerazione anche il Porto Petroli. Come Confindustria abbiamo realizzato il position paper che prevede riempimenti nell’area di Levante fino a quella che diventerà la vecchia diga". L’obiettivo rimane l’avanzamento degli spazi verso la vecchia diga. Di sicuro al sindaco non va bene l’espansione verso lo Yacht Club: "Non faremo nessuno spostamento a danno di qualcun altro - dice Bucci -. L’ipotesi Yacht Club, ad esempio, non sta in piedi perché non andremo a rovinare un’altra cosa. Dobbiamo trovare una soluzione win-win: questa è la difficoltà, ma a noi le cose difficili piacciono".

I tempi per una decisione definitiva? "Ultimo trimestre di quest’anno, o all’inizio del 2023" dice Bucci. "Credo che sulle Riparazioni Navali e su Ente Bacini - spiega il presidente della Regione Giovanni Toti - sia stato fatto uno straordinario lavoro: qui siamo stati in grado di decidere. Nel 2015 il mantra di questa città era quello di privatizzare ente bacini, sembrava che se non si fosse privatizzato sarebbe andato a ramengo tutto il porto. Invece abbiamo saputo ritarare quella decisione e io ritengo che sia giusto che sia un ente pubblico a gestire quel servizio". Oggi Ente Bacini ha un bilancio in positivo e un mercato che non riesce a soddisfare per la mancanza di spazi: "Bisogna pensare a un nuovo bacino e a un piano di potenziamento, ma non possiamo tralasciare la necessità di avere più spazi per gli ormeggi: da ottobre a fine anno gli accosti sono tutti occupati e abbiamo dovuto dire “no” a diverse richieste di armatori del settore traghetti che ora cominciano la stagione della manutenzione" ha spiegato l’amministratore delegato di Ente Bacini, Alessandro Terrile.

LA NUOVA DIGA
Gli inciampi sul percorso della nuova diga del porto sono stati al centro dell’intervista del direttore del Secolo XIX, Luca Ubaldeschi, a Paolo Emilio Signorini, presidente del porto: "La diga ha iniziato il suo percorso nel 2018. Siamo nel 2022, è la più importante opera del Piano nazionale di Ripresa e resilienza, costa 1,3 miliardi è un progetto approvato e finanziato, penso che la aggiudicheremo il 12 ottobre (la data della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, ndr). Mi sembra un buon lavoro". Non solo: il presidente del porto spiega anche le pressioni esterne a cui è sottoposto il percorso della diga. Perché, è il ragionamento, quando sarà completata, renderà lo scalo decisamente più competitivo. Dove vanno cercati i mandanti contro la diga? Non solo quelli locali, ma anche "a livello nazionale ed europeo: diventeremo un concorrente temibile per tutti, quando realizzeremo l’opera".

LA QUESTIONE LAVORO
I sindacati (sul palco Enrico Ascheri della Cgil, Mauro Scognamillo della Cisl e Roberto Gulli della Uil, con l’intervento di Stefano Bonazzi della Fiom) sono soddisfatti della decisione di non voler trasferire le Riparazioni Navali che garantiscono 3.000 posti, ma chiedono sforzi maggiori per garantire più sicurezza sul lavoro "anche se passi avanti enormi sono stati fatti nel recente passato", spiegano i sindacati. Lo stop al trasferimento dei bacini tranquillizza anche loro.

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