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La storica vertenza

Quel braccio di ferro per i cantieri di Sestri: “Bono voleva chiudere ma ascoltò il territorio”

Per trasformare Fincantieri da azienda decotta a quarto costruttore navale al mondo, bisognava essere dei duri, come lo era Giuseppe Bono, scomparso martedì a 78 anni e i cui funerali si sono celebrati oggi nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma

di Alberto Quarati
2 minuti di lettura

Giuseppe Bono, scomparso martedì a 78 anni

 (ansa)

Genova – Per trasformare Fincantieri da azienda decotta a quarto costruttore navale al mondo, bisognava essere dei duri, come lo era Giuseppe Bono, scomparso martedì a 78 anni e i cui funerali si sono celebrati oggi nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma.

Alessandro Profumo, numero uno del gruppo Leonardo, ieri a Genova, lo ha definito "uomo di grande intelligenza, con sue idee forti... e che non sempre accettava idee diverse. Ma al di là di questo, c’era un grande rapporto di stima e amicizia”.

Nel 2011, momento di massima crisi della navalmeccanica globale, Bono aveva deciso di tagliare i rami secchi, firmando un piano industriale da oltre 2.500 esuberi che prevedeva l’azzeramento degli stabilimenti di Sestri, del Muggiano, di Castellammare, e il dimezzamento di Riva Trigoso. Il manager lo comunicò ai sindacati a fine maggio.

Maggio 2011, manifestazione davanti ai cancelli della Fincantieri: al centro col megafono Giulio Troccoli

 

E Sestri, cuore di acciaio di Genova, sulla cui spiaggia si costruivano navi sin dal 1500, divenne in poche ore la roccaforte della protesta: a fine anno si conteranno 200 ore di sciopero, feriti, denunce, occupazioni su binari e aeroporti: “Noi - ricorda Giulio Troccoli, l’anima della Fiom Cgil nel cantiere - opponevamo alla sua ragione industriale la nostra, che era sociale. Sapevamo benissimo che se avessimo usato il suo metro, ci avrebbe asfaltati: con lo scarico di commesse che c’era, lui oggettivamente stava guidando un’industria diseconomica”.

Gli striscioni dei commercianti e le bandiere dei sindacati

 

Ma il sindacato gli riconobbe lealtà: non camuffò le scelte, chiamò le cose con il loro nome. La protesta, le pressioni politiche (gli operai non andarono sul palco di Sanremo come minacciato, ma dal presidente della Repubblica sì): alla fine Bono ritirò il piano, siglò un contratto per la costruzione di una chiatta, e in sei mesi fortunatamente il mercato ripartì: “Anche se sono tutti comunisti - disse pochi anni dopo - devo ringraziare gli operai di Genova, che hanno lottato per mantenere il cantiere aperto”.

La manifestazione con i cartelli delle navi varate dal cantiere

 

Perché col boom del mercato delle crociere, ha potuto prendere tutte le commesse che stavano piovendo sui cantieri europei. Il rapporto con Genova? Odio e amore: "Nel 2007 - ricorda Enrico Montolivo, ad di Giglio Bagnara - Bono viveva un momento di isolamento, non a Genova, proprio a livello nazionale. Inventammo un premio per poterglielo conferire. Ne fu felice. Così felice che alla cena si fermò fino alla fine, lui che dopo le 20.30 tendeva a congedarsi. Fincantieri ci chiese se i commensali potevano raddoppiare, noi accettammo con piacere. E poi ricordo ancora quando proprio da noi, a una manifestazione nel negozio di Sestri, annunciò ordini per cinque nuove navi, e lavoro in bacino fino al 2025”.

Brindisi da Giglio Bagnara, nel centro di Sestri: l'ex sindaco Doria, l'imprenditore Enrico Montolivo e Giuseppe Bono, che ha appena annunciato nuove commesse per cinque navi (gentile - freaklance)

 

Bagnara, i commercianti, i tassisti. Tutti scesero in piazza. Montolivo ricorda la manifestazione in cui migliaia di persone sfilarono per Sestri, con i cartelli bianchi e il nome delle navi varate dal cantiere. "All’epoca - dice Stefano Bernini, nel 2011 era presidente del Municipio - lavoravano 700 operai diretti. Oggi non so se ci sarebbe altrettanta partecipazione. Fincantieri un tempo era anche il dopolavoro, le attività sociali. Oggi in bacino lavorano aziende degli appalti, che arrivano da lontano. E nessuno si prende cura di queste persone”. —

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