L’armatore sparisce, sequestrato maxi-yacht a vela a Porto Maurizio / IL CASO

Genova - Da marzo, dicono, non ricevono più lo stipendio, da due mesi neanche più i soldi per il vitto, quelli che in gergo marinaresco si chiamano la panatica. Sono due marittimi che lavorano su uno yacht ormeggiato a Porto Maurizio

di ALBERTO GHIARA

Genova - Da marzo, dicono, non ricevono più lo stipendio, da due mesi neanche più i soldi per il vitto, quelli che in gergo marinaresco si chiamano la panatica. Sono due marittimi che lavorano su uno yacht ormeggiato a Porto Maurizio, il “Latitude”. I due, comandante e direttore di macchina, hanno chiesto il sequestro della barca al tribunale di Imperia tramite il loro avvocato, Bruno Neri. E una settimana fa un giudice del lavoro, Francesca Siccardi, ha accolto la richiesta e ha disposto il sequestro, che Neri ha fatto eseguire giovedì scorso. L’udienza per la convalida del provvedimento è stata fissata per il prossimo 3 settembre.

Protagonisti di questa vicenda, che è un caso sempre più frequente nel mondo del diporto, sono il comandante dello yacht, Frank Chavet, francese, e il direttore di macchina, Salvador Gurrieri Camano, argentino. L’equipaggio era in origine composto da circa sei persone, ma gli altri membri hanno da tempo lasciato l’imbarcazione, quando si sono resi conto che l’armatore era insolvente.

La barca appartiene formalmente a una società dallo stesso nome con sede a Malta, la Latitude Shipping Limited. «Ma a questo nome non risulta né un telefono, né un indirizzo di posta certificata», afferma l’avvocato Neri, che ha sede a Livorno ed è intervenuto nel caso su sollecitazione del sindacato internazionale Itf (International transport federation), che rappresenta. Dietro la società di Malta ci sarebbe un proprietario svedese. Il “Latitude” è lungo circa 40 metri e pesa 225 tonnellate. È stato costruito nel 1991 e batte bandiera maltese. Ha un valore stimato di oltre 3 milioni di euro. Secondo Neri non era offerto per servizi charter, ma era a disposizione personale del proprietario. Da mesi però, non viene più utilizzato.

«Io - spiega Neri - ho agito per conto del comandante e del direttore di macchina. Il resto dell’equipaggio è andato via. Il nostro obiettivo è sollevare il caso per spingere il proprietario a intervenire. Come Itf, siamo chiamati sempre meno a intervenire per l’abbandono di equipaggi su navi mercantili e sempre più per le richieste di marittimi imbarcati sugli yacht. Gli armatori acquistano una barca quando hanno i soldi, ma successivamente si trovano nelle condizioni di non poterla più mantenere». Quello del “Latitude” non è l’unico caso di cui si sia occupato. Racconta Neri: «Recentemente abbiamo seguito la vicenda di uno yacht che, anche se già sotto sequestro, è scappato dal porto di Viareggio. È stato raggiunto dalla Guardia costiera nel porto di Savona. In quel caso la situazione era ancora più grave, perché violando il sequestro è stato compiuto un reato».

Per quanto riguarda il “Latitude”, invece, la speranza è che i due marittimi, che sono stati bloccati fino a giovedì scorso a Porto Maurizio, possano raggiungere un accordo con l’armatore. Dopo il sequestro, il comandante è stato nominato custode e i due hanno potuto lasciare la barca. Se non dovessero essere pagati, il tribunale valuterà gli ulteriori provvedimenti. «La prospettiva - afferma il legale - è la vendita. La barca ha un valore assicurativo di 3,3 milioni di euro. Fra l’altro, so che ci sono altri creditori, come i fornitori di bordo e un cantiere navale, che non sono stati pagati. Io ho inviato la comunicazione del sequestro all’indirizzo della società, a Malta. Ma credo che il comandante sia in contatto con il proprietario e lo abbia avvertito. Oggi - conclude - lo yacht è quasi abbandonato. C’è il rischio che si rovini e perda valore se non viene venduto alla svelta».

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