La nautica italiana sempre più attratta dal mercato asiatico

L’ITALIA della nautica punta al mercato asiatico, in particolare sulla Cina. Pechino, infatti, è considerata come una delle piazze più importanti nel mondo da qui ai prossimi anni per tutto quello che riguarda l’export dei prodotti nautici made in Italy.

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di Matteo dell’Antico

L’ITALIA della nautica punta al mercato asiatico, in particolare sulla Cina. Pechino, infatti, è considerata come una delle piazze più importanti nel mondo da qui ai prossimi anni per tutto quello che riguarda l’export dei prodotti nautici made in Italy.

Andrea Razeto, titolare dell’azienda F.lli Razeto & Casareto, vice presidente di Ucina e presidente di Icomia (International Council of Marine Industry Associations), spiega che «la Cina è un Paese che si sta trasformando e modernizzando. Il benessere di alcune fasce della popolazione è in crescita, e allo stesso tempo ci si rende conto di quanto sia importante il tempo libero e le attività ricreative, come la nautica. C’è un potenziale importante, ed è questo il motivo per il quale stanno investendo in marina, porti turistici e settore crocieristico. Nell’ambito dell’attività prevista dal “Business Forum Italia–Cina” (Bfic) 18 - 22 giugno 2018, organizzata da Ice Agenzia e Confindustria - prosegue Razeto - è stata organizzata una missione di piccole e medie imprese nelle province cinesi del Liaoning e dello Shandong.

In questa occasione è stata inclusa per la prima volta tra i partecipanti la nautica da diporto. Abbiamo rilevato - chiude il vice presidente di Ucina - che ci sono numerose infrastrutture in costruzione, sia industriali che inerenti allo sviluppo della portualità turistica, del turismo costiero e di quello nautico. Il mercato cinese per noi è molto interessante, la stessa Cina ci sta credendo e se il soverno sta investendo è perché crede in un’espansione. Per noi diventa quindi importante tenere nella giusta considerazione questo mercato».

«Con la crescita della potenza cinese si stanno affermando nuovi consumi di qualità anche in Cina oltre che nel resto del continente asiatico», commenta Marco Cappeddu, direttore generale di Nautica Italiana. «Oggi - prosegue - è l’Europa ad esportare prodotti finiti di maggior valore, ed in questo senso è sempre l’Europa ad accrescere il suo export in particolare modo verso la Cina. Per la nautica questo non si traduce automaticamente in un nuovo “Eldorado”, ma senza dubbio le opportunità di espansione del business nautico in Cina riservano un potenziale unico al mondo, che per alcuni dei nostri produttori, già oggi leader nel mercato Asia-Pacific e nella Greater China, si traduce mediamente in una quota del 20% dell’export».

«I mercati asiatici - aggiunge Matteo Italo Ratti, vice presidente di Nautica Italiana - sono di profondo interesse per il settore nautico come dimostra l’accordo che Nautica Italiana ha recentemente stipulato con Visun per favorire la visibilità delle Pmi italiane del comparto al prossimo Hainan Rendez-vous. Per quanto riguarda la portualità, infine, è interessante notare come negli ultimi anni sia cresciuto notevolmente l’interesse dei pesi asiatici verso il know-how italiano espresso particolarmente lungo due direttrici commerciali distinte. In primo luogo - chiude - verso la realizzazione e gestione delle infrastrutture portuali specialmente in chiave marina resort, dove oltre al posto barca è possibile godere di tutti i servizi disponibili per i diportisti. Ed in secondo luogo l’interesse ad investire, in conto capitale, non solo nelle marina italiane, ma anche in quelle locali importando, possibilmente, il know-how espresso così sapientemente dal nostro made in Italy».Nel 2017 l’industria della nautica italiana ha visto salire il fatturato del 12% e il 2018 sarà ancora un anno di crescita secondo l’indagine condotta dall’ufficio studi di Ucina Confindustria Nautica.
«Abbiamo chiesto ai nostri associati di esprimersi e il 69% delle aziende coinvolte ha dichiarato, sulla base del portafoglio ordini, una crescita del fatturato 2018. Sarà di nuovo un buon anno, ha detto Carla Demaria, presidente di Ucina durante l’ultima edizione del Salone Nautico di Genova terminato lo scorso 25 settembre nel capoluogo ligure.

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