Emergenza Covid 19 i cantieri europei lanciano l’allarme

Bruxelles - I cantieri navali europei e i produttori manifatturieri legati al settore lanciano un grido d’allarme all’Unione europea. La richiesta è semplice quanto importante e la preoccupazione per il futuro del settore è alta: è necessario che siano messe a punto misure protettive

di Elisa Gosti

Bruxelles - I cantieri navali europei e i produttori manifatturieri legati al settore lanciano un grido d’allarme all’Unione europea. La richiesta è semplice quanto importante e la preoccupazione per il futuro del settore è alta: è necessario che siano messe a punto misure protettive, impattanti e urgenti, per far fronte al crollo della domanda causato dall’emergenza coronavirus: «Lo stop alla produzione ha avuto conseguenze dirette e inevitabili sulla cantieristica - spiega Sea Europe, associazione che riunisce cantieri e imprese manifatturiere del settore -. Gli ordini di nuove navi sono stati tutti posticipati, considerata l’assoluta necessità di tagliare i costi da parte degli armatori a livello mondiale». Una situazione globale che preoccupa molto i cantieri europei: «L’Europa rischia di perdere il settore legato alla tecnologia marittima strategica concedendo vantaggio all’Asia, nonostante la cantieristica europea e il settore manifatturiero a questa legata giochino un ruolo fondamentale per quanto riguarda il cosiddetto European Green Deal - ovvero la transizione verso la sostenibilità ambientale - per l’economia legata al mare e la mobilità, ma anche per il settore della difesa e della sicurezza, e in generale per tutto quello che riguarda l’accesso dell’Europa al mare e alla movimentazione di beni e passeggeri - spiega Kjersti Kleven, presidente di Sea Europe -. Una perdita di questo tipo renderebbe il nostro Continente completamente dipendente dall’Asia per quanto riguarda la progettazione, la costruzione, la riparazione, la ristrutturazione e l’equipaggiamento delle unità civili, con effetti devastanti per quanto riguarda l’autonomia dell’Europa, la sua difesa, la sua sicurezza e più nel complesso, con grave danno all’economia marittima e alla forza lavoro».

Sea Europe ha accolto positivamente le recenti iniziative orizzontali messe a punto dalla Commissione europea per far fronte all’emergenza Covid-19, iniziative che provano a ridurre l’impatto della crisi per i vari settori economici europei.

Tuttavia, sostengono dall’associazione, è assolutamente necessario che la Commissione introduca politiche di supporto finanziario su misura in relazione alle specifiche necessità dei cantieri navali europei e degli ambiti strettamente correlati per mitigare le drammatiche conseguenze dell’emergenza da virus, e salvaguardare così la sopravvivenza del settore.

Il compartimento della tecnologia marittima in Europa è particolarmente vulnerabile proprio perché molto orientato alle esportazioni e, per questo motivo, molto dipendente dalle tendenze macro-economiche globali, dai volumi commerciali e dalle flessioni del mercato. Il settore crocieristico è quello che al momento sembra subire una maggiore contrazione a causa della crisi in corso.

Secondo l’associazione, la domanda di navi da crociera non ripartirà finché gli armatori non potranno contare su una ripresa del mercato, che attualmente appare lontana, sia per gli aspetti sanitari sia per questioni finanziarie: «Se l’Europa non riuscirà ad adottare velocemente linee politiche e misure finanziarie tagliate su misura per il comparto della cantieristica navale - in particolare per quanto riguarda la tecnologia marittima, includendo gli aiuti di Stato - permane il grande rischio che il Vecchio Continente perda tutto il capitale di conoscenze del settore, consegnandolo nelle mani dell’Asia» sottolineano da Sea Europe.

Si stima che potrebbero essere circa un milione i posti di lavoro persi e che si butterebbero a mare, per così dire, circa 120 miliardi di euro, pari al valore aggiunto creato dalla cantieristica navale: «L’emergenza ci ha mostrato gli effetti pericolosi e disastrosi dell’essere dipendenti da nazioni straniere, in particolare in ambito medico - concludono dall’associazione -. Dobbiamo far sì che lo stesso non avvenga anche nel nostro comparto».

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