Razeto (Confindustria Nautica): "Equiparare le barche agli hotel per arginare la crisi" / L'INTERVISTA

"Chi conosce la nautica sa che è un settore stagionale, la cui attività inizia ad aprile e termina nel marzo dell’anno successivo. Posto che quest’anno inizieremo con almeno due mesi di ritardo, è giusto tenere conto del fatto che i nostri problemi si trascineranno anche nel 2021"

di Francesco Ferrari

Genova - "C'è una parte industriale del settore che sta ripartendo, ma ce n’è un’altra, quella turistica, che ha bisogno di regole e date certe. È su questo che stiamo lavorando in questi giorni, privilegiando le cose pratiche agli annunci mediatici». Andrea Razeto, vice presidente di Confidustria Nautica e presidente dell’International Council of Marine Industry Associations (Icomia), l’associazione delle “confindustrie” mondiali, si dice ottimista: «Sì, quest’estate andremo in barca». Ma avverte: «C’è ancora molto lavoro da fare. Il tavolo col governo è aperto, siamo certi che darà frutti positivi».

Presidente Razeto, la Francia ha annunciato la riapertura dell’attività diportistica. Con molti limiti, ma il segnale è forte e chiaro.
«Il segnale è forte, ma il chiarimento è doveroso. E per farlo dobbiamo sottolineare un aspetto della vicenda: la navigazione in Italia non è mai stata vietata, così come l’accesso ai litorali. In Franca invece sì: ecco perché è più facile, per loro, dire “riapriamo la navigazione”. La Francia non è uno Stato federalista, la legislazione della navigazione è affidata a tre prefetture del mare: quella del Mediterraneo, quella dell’Atlantico e quella della Manica. Due su tre, la mediterranea e l’atlantica, hanno deciso di consentire la navigazione entro le 54 miglia con un tetto massimo di 10 persone per barca e l’obbligatorietà del distanziamento sociale. Ma è anche vero che non è consentito, per ora, l’accesso ai litorali, se non con mezzi come barche a vela e kayak e comunque a 300 metri dalla costa. E continua a essere vietato l’ingresso in acque francesi alle imbarcazioni straniere o provenienti dall’estero, a meno che non siano unità da diporto francesi rientranti sul territorio nazionale e abbiano superato i protocolli di sicurezza».

E in Italia cosa sta succedendo?
«Come dicevo, la navigazione qui non è mai stata vietata. Da parte nostra, come Confindustria Nautica in queste settimane abbiamo predisposto e comunicato al governo sotto le sue varie forme, comprese task force e Protezione civile, i protocolli di sicurezza che secondo noi dovrebbero essere adottati sia nell’industria che nel turismo nautici. Durante la “fase 1”, giusto per ricordarlo, è stato possibile accedere ai cantieri che fanno rimessaggio e manutenzione, ma solo ai tecnici e non ai proprietari delle imbarcazioni. Ora alcune Regioni, come Liguria, Sicilia, Veneto e Marche, hanno deciso di consentire l’uscita in mare, ma con interpretazioni e limiti diversi. Per evitare difformità e aiutare davvero il settore, la nostra proposta è equiparare a barca alla seconda casa. Non solo. Siccome il nostro è un mondo legato indiscutibilmente al turismo, chiediamo che le nostre aziende possano avere accesso ai prestiti rimborsabili in dieci anni come le altre imprese del settore. Sarebbe un segnale importantissimo. Chi conosce la nautica sa che è un settore stagionale, la cui attività inizia ad aprile e termina nel marzo dell’anno successivo. Posto che quest’anno inizieremo con almeno due mesi di ritardo, è giusto tenere conto del fatto che i nostri problemi si trascineranno anche nel 2021».

Quali dovranno essere i protocolli di sicurezza della prossima fase dell’emergenza?
«Gli stessi adottati per le strutture alberghiere. Gli alberghi in Italia non hanno mai chiuso: come è stato consentito alle camere d’albergo, chiediamo che sia consentito alle barche, a noleggio o in charter. I protocolli sono pronti, basta renderli effettivi. Lo ripeto: stiamo parlando di turismo, non di altro. Di persone in vacanza».

Ma i tempi stringono. La stagione sarebbe già fruibile, per i diportisti: ce la farete a trovare una soluzione?
«Dico solo che il lavoro, che non è affatto semplice, non è mai stato interrotto. Ovviamente conosciamo l’urgenza e stiamo, diciamo così, premendo sull’acceleratore. Non ci interessa l’effetto mediatico, cerchiamo i risultati. Lasciamo pure che la Francia dica “abbiamo riaperto”. Nel frattempo speriamo che il nostro governo, come hanno fatto alcune Regioni, intervenga a livello nazionale».

Quest’estate si andrà in barca?
«Direi di sì. Ma già oggi, in Liguria per esempio, marito e moglie possono andare in barca insieme: è già qualcosa».

Sarà un’estate complessa, per i vacanzieri che amano il mare e le spiagge. Un po’ meno, forse, per chi è proprietario di una barca, anche piccola. Che segnali arrivano dal mercato delle compravendite?
«È presto per dirlo: le attività sono state riaperte solo pochi giorni fa. Ma qualche movimento c’è, sia in Italia che all’estero: ne parlavo proprio poco fa con alcuni colleghi stranieri. L’Olanda, per esempio, sta liberalizzando la navigazione come oggetto di distanziamento sociale. Ma è anche vero che parliamo di un Paese piccolo, con tante vie navigabili e dove la barca non è associata solo al turismo. Di sicuro in Italia una vacanza in barca, oltre a essere per natura positiva per la salute, in questa fase di emergenza sanitaria vorrebbe dire massima garanzia di distanziamento: è per questo che insistiamo sulla parificazione tra diporto e alberghi».

Molti diportisti però vivono in regioni senza mare. Senza la riapertura dei confini interni il settore difficilmente si rialzerà.
«Certo, la libertà di circolazione infraregionale è indispensabile. Ma questo non dipende da noi».

Il Salone Nautico di Genova è stato rinviato. Che segnali arrivano dalle aziende?
«C’è grande attesa, soprattutto da parte dei costruttori. L’organizzazione va avanti, naturalmente con uno sguardo a ciò che avviene nel mondo. L’auspicio è che possa essere il primo momento internazionale di riflessione e ripartenza del mondo della nautica». —

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