«Sanlorenzo-Perini, insieme per restare al top» / INTERVISTA

La Spezia - Nella calligrafia cinese il termine crisi ha anche la valenza di rischio e di opportunità, spiega Massimo Perotti, presidente di Sanlorenzo

di Fabio Pozzo

La Spezia - Nella calligrafia cinese il termine crisi ha anche la valenza di rischio e di opportunità, spiega Massimo Perotti. Il presidente di Sanlorenzo - quartiere generale ad Ameglia, cantieri alla Spezia, Viareggio, Massa, Livorno; terzo produttore al mondo di superyacht, 50 barche l’anno per un fatturato di circa mezzo miliardo di euro, quotato a Piazza Affari sul segmento Star - saprà a breve se correrà il rischio di acquisire Perini Navi, il marchio dei velieri di lusso fondato nel 1983 a Viareggio dall’industriale toscano Fabio Perini che conta tra i suoi clienti da Rupert Murdoch a Silvio Berlusconi e che ha varato autentici yacht-icone come il Maltese Falcon, un tre alberi lungo 88 metri, iper-automatizzato. «E poi si vedrà - dice Perotti - se il rischio si rivelerà anche un’opportunità». Si tratta di un’operazione di shopping da circa 50 milioni di euro, su un cantiere che ha deciso l’altroieri di ricorrere all’articolo 182 della legge fallimentare. Sei bilanci consecutivi in perdita, poi l’ingresso della società Fenix della famiglia Tabacchi, un amministratore delegato di lungo corso come Lamberto Tacoli, ma i numeri non sono lievi. Circa 55 milioni di fatturato, 25 milioni di perdita Ebitda, 55 milioni di indebitamento. L’emergenza della pandemia ha reso tutto più difficile.

Perotti, allora è fatta.
«Beh, un momento. Sono interessato all’acquisizione, ma adesso c’è la fase di verifica. Al termine della due diligence scioglierò la riserva».

Con che quota salirebbe alla guida di Perini?
«Diciamo una maggioranza rilevante e ampia. Ma questo lo vedremo a fine verifica».

Tra i soci di minoranza ci sarebbe ancora la famiglia Tabacchi?
«Sì, e nella compagine azionaria resterebbe anche Tacoli (oggi Fenix ha l’80%, il ceo il 2% e Fabio Perini il 18%, ndr)».

Ha in animo di costituire una newco?
«Anche questo lo valuteremo alla fine della fase di verifica».

Quanto durerà questo ulteriore approfondimento del dossier?
«Fine giugno, metà luglio massimo».

Lei aveva già preso in considerazione il dossier Perini Navi tempo fa. Così come quelli di Baglietto e Magnum Marine. Perché oggi torna alla carica?
«Le aziende che prima dell'era del coronavirus andavano male rischiano di fallire. Quelle che andavano così così non se la passano bene e quelle che navigavano bene aumentano il distacco da queste ultime. Noi siamo freschi di un Ipo da 75 milioni, abbiamo cassa e il management giusto. Sul mercato si presentano opportunità per chi ha buone caratteristiche».

E perché Perini?
«Rappresenta un marchio top nei motorsailer, nei grandi yacht a vela. Un’eccellenza che è compatibile con il modello di business di Sanlorenzo, un cantiere che vara solo 50 barche l’anno, yacht su misura. Con Perini amplieremmo la nostra offerta, restando nei nostri canoni senza sovrapposizioni tra marchi e guardando a un mercato di appassionati di vela e a un mondo che va sempre più verso la sostenibilità».

Perini Navi ha anche una linea di yacht a motore, ex Picchiotti.
«Resterebbe come possibilità di costruire barche one off, uniche».

Si parla di acquisizione di marchi, stabilimenti, dipendenti. Che ne farebbe degli spazi Perini alla Spezia (ex Beconcini) e a Viareggio?
«Li terrei. Gli scali spezzini di Perini ad esempio si occupano già degli interventi di rimessaggio dei nostri yacht in acciaio».

E i dipendenti?
«Lo potrò dire solo a fine verifica. Valuteremo le possibili sinergie e le eventuali inefficienze, in una linea di mantenimento».

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