Mondomarine, Falciai accusato di falso in bilancio

Savona - Concorso in falso in bilancio che ha portato al dissesto di Mondomarine e concorso in truffa nella realizzazione di due yacht facendo sottoscrivere ai clienti i contratti e anticipando il denaro, ma senza realizzare le due imbarcazioni. Sono le accuse che la procura di Savona contesta ad Alessandro Falciai, che proprio nel 2016 si era dimesso dalla presidenza di Montepaschi in seguito all’inchiesta

di Giovanni Ciolina e Alberto Parodi

Savona - Concorso in falso in bilancio che ha portato al dissesto di Mondomarine e concorso in truffa nella realizzazione di due yacht facendo sottoscrivere ai clienti i contratti e anticipando il denaro, ma senza realizzare le due imbarcazioni. Sono le accuse che la procura di Savona contesta ad Alessandro Falciai, che proprio nel 2016 si era dimesso dalla presidenza di Montepaschi in seguito all’inchiesta, e presidente del consiglio di amministrazione della società fallita nel dicembre del 2017.

Il procuratore della Repubblica Ubaldo Pelosi ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini che nel marzo scorso aveva portato a quattro arresti. Sono dieci gli indagati a vario titolo per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, reati fiscali e truffa. Per quanto riguarda la bancarotta fraudolenta l’attenzione si è spostata su Roberto Zambrini, ritenuta l’anima nera della vicenda, amministratore di fatto di Mondomarine e della società monegasca, gli amministratori Paolo Formaglio e Carlo Samuele Pellizzari, il responsabile amministrativo Maurizio Lisiero (genovese) e l’imprenditore brianzolo Antonio Turiano.

Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati distratti oltre quattro milioni di euro attraverso una sovrafatturazione dei lavori di ristrutturazione dei cantieri di Savona e Pisa. Per i presunti falsi in bilancio, oltre a Formaglio, Falciai, Pellizzari, Zambrini e Lisiero deve rispondere anche Giuseppe Di Lorenzo: «Esponendo fatti materiali non corrispondenti nei bilanci dal 2014 al 2016, società che già nel 2015 si trovava in stato di insolvenza, hanno concorso a cagionarne il dissesto con un aggravamento non inferiore a 25 milioni» scrive il pubblico ministero. Nei guai per mancato controllo anche i tre membri del collegio sindacale: Enrico Amodeo, Francesco Romano e Stefano Farina.

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