Mediterraneo & yachting, stagione boom

Genova - E’ tempo di bilanci per la nautica di lusso al termine di una stagione estiva che si è rivelata al di sopra di qualsiasi più rosea previsione. L’Italia si è guadagnata il titolo di regina per lo yachting di lusso registrando una crescita dell’80% di incoming rispetto all’estate del 2020

di Bianca d'Antonio

Genova - E’ tempo di bilanci per la nautica di lusso al termine di una stagione estiva che si è rivelata al di sopra di qualsiasi più rosea previsione. L’Italia si è guadagnata il titolo di regina per lo yachting di lusso registrando una crescita dell’80% di incoming rispetto all’estate del 2020 avvicinandosi ai dati del 2019. La conferma arriva dal gruppo Luise, agenzia internazionale di riferimento in Italia per servizi di lusso per le grandi navi da diporto, attraverso i dati degli ultimi quattro mesi, raccolti tra le proprie 22 sedi disseminate sulle coste italiane e le isole. I numeri collocano la Campania tra le mete principali, seguita da Sardegna e Sicilia e queste tre regioni risultano tra le più visitate per numero di scali, di yacht (quasi ai livelli pre-pandemia) e con crociere mediamente di maggiore durata.

Alle spalle delle prime tre, le Isole Pontine e il litorale laziale, Toscana e Versilia, Portofino e Riviera ligure. Fanalino di coda Venezia, con circa il 50% di presenze in meno rispetto il 2019. Yacht privati o con charter, con a bordo imprenditori di spessore internazionale e vip si sono avvicendati sulle isole e lungo le suggestive coste del Bel Paese. Con dimensioni sempre più grandi: una sfilata di unità dai 60 ai 150 metri, alcune delle quali sono ancora in giro per i nostri mari. A rendere l’idea della crescita del 2021 vale la pena citare qualche nome: il 79 metri "Venus" della famiglia Jobs, lo yacht di 85 metri "Valerie"; il sailing yacht "Athena" di 90 metri dell’imprenditore James Clark; il 101 metri "Symphony" dell’imprenditore francese Bernard Arnault; lo yacht "Aquila" di 85 metri e il 143 metri "Sailing A" del miliardario russo Andrey Melinchenko: “Un turismo di lusso che viaggia con centinaia di persone di equipaggio - dice l’imprenditore Francesco Luise, la cui azienda J. Luise & Sons segue dal 1847 il circuito dello yachting rappresentando anche la famiglia Reale inglese -. La ricaduta economica, non solo per le aziende del gruppo ma soprattutto per l’indotto che rimette in moto tutte le attività del territorio, sono incredibili; al punto da garantire la riconversione turistica di intere aree un tempo abbandonate. Un esempio eclatante è la città di Castellammare di Stabia, che, grazie al progetto dello Stabia Main Port approdo per grandi navi da diporto al centro del quartiere storico ed alle leve commerciali del gruppo Luise, sta garantendo un’economia territoriale altissima, che ha spronato operatori economici e negozi ad investire nella zona per il recupero degli edifici e per l'apertura di nuove attività. L’area si sta completamente trasformando per garantire all’utenza di lusso che arriva in città, servizi e confort alla loro portata”.

Tutto bene allora? Certo si è trattato di una ripartenza eclatante e insperata, ma c’è un ma. Se è vero che la voglia di tornare a viaggiare e di poter visitare con il proprio super yacht le coste italiane è stata tanta, è anche vero che le conseguenze della pandemia continuano a produrre effetti negativi sul mercato. L'impianto normativo con le misure volte a contenere il coronavirus hanno funzionato, ma con limiti che hanno impedito ad una parte rilevante degli stakeholders del mercato del lusso di area non europea, americani a parte, e quindi russi, arabi e resto del mondo, di poter trascorrere le vacanze in Italia. Tantissimi che hanno così optato per Grecia, Turchia e Croazia: “Se vogliamo davvero riprendere il filo da dove era stato interrotto due anni or sono - osserva Luise - bisognerebbe anzitutto che le autorità cercassero di assicurare continuità alle aziende della filiera del turismo di lusso, in particolare quello nautico. Servirebbero inoltre nuovi investimenti strutturali e non. Infine la nebulosità sulla questione proroghe in materia di concessioni demaniali marittime rappresenta, per molti operatori, un grosso limite a programmazioni e piani industriali a lunga scadenza. Senza dimenticare la necessità urgente di avere norme chiare e di semplice applicazione in ambiti quali le formalità di frontiera, doganali, marittime eccetera...”.

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