Nuove regole per i marittimi extra-Ue, Genova ha già perso 46 milioni

La questione sin qui è costata alle 53 imprese genovesi della nautica professionale 46 milioni di euro, e come spesso succede in questi casi, tutto dipende dall’interpretazione più o meno restrittiva di una norma

di Alberto Quarati

Genova - La questione sin qui è costata alle 53 imprese genovesi della nautica professionale 46 milioni di euro, e come spesso succede in questi casi, tutto dipende dall’interpretazione più o meno restrittiva di una norma. Infatti a partire dallo scorso agosto (e a partire da Genova), in seguito a una sentenza della Corte di giustizia europea del febbraio 2020 l’Italia ha modificato le regole di ingresso e permanenza dei marittimi di provenienza extra Ue. Su indicazione della direzione centrale della polizia di frontiera, i comandi territoriali hanno via via cominciato ad applicare sul campo la nuova regola indotta dalla sentenza: in sostanza chi arriva via terra o via aerea per imbarcarsi può restare in Italia solo per 90 giorni, come se fosse un semplice turista. Dopo, diventa un immigrato clandestino.

Ma l’equipaggio di uno yacht rimane a bordo ben più di tre mesi: non ci sono solo i quattro della stagione estiva, ma anche lo svernamento in porto, periodo nel quale la barca va comunque mantenuta, per non parlare delle operazioni di riparazione. Se a questo si aggiunge il fatto che la maggior parte degli equipaggi sono di origine anglosassone o comunque extra-europea, si comprende la preoccupazione di Alberto Amico, vicepresidente dell’associazione Genova for Yachting e numero uno dei cantieri di refit Amico & Co.: «In soli tre mesi, da settembre a novembre 2021, le cancellazioni di soste di yacht precedentemente programmate in marine e cantieri nel comparto genovese hanno determinato un danno economico stimabile in oltre 46 milioni, e destinato ad aumentare ed espandersi in tutta la Penisola in vista dell’imminente stagione dei charter estivi». In precedenza, la prassi (che comunque applicava le norme del Codice Schengen per il controllo dell’immigrazione) garantiva il regolare ingresso e la permanenza in Europa dei marittimi extra-Ue, in coerenza con la peculiarità del loro lavoro, attraverso il rilascio di un timbro ad hoc. Il problema è che Francia e Spagna, concorrenti dell’Italia nel campo della nautica, hanno continuato ad applicare questa prassi, sentenza o non sentenza - come testimoniato dalle circolari di alcune agenzie marittime.

Genova for Yachting si è attivata con Regione, Comune, prefetto, Autorità portuale e Capitaneria. A livello nazionale la tematica è stata portata all’attenzione del sottosegretario agli Interni Ivan Scalfarotto, «che ha mostrato sensibilità al problema - dicono dall’associazione - : insieme a Confindustria Nautica, Confitarma, Assarmatori e Federagenti è stato avviato un confronto, con l’obiettivo di verificare soluzioni possibili che trovino fondamento nella legislazione europea e nazionale vigente, senza ovviamente contraddire la ratio della sentenza».

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