Ipo Ferretti a Hong Kong, tutti i dettagli dell'operazione

Il gruppo Ferretti, il secondo cantiere nautico mondiale, torna in Borsa dopo ventidue anni. La prima volta era stata a Milano, nel 2000, ai tempi di Noberto Ferretti ed era durata solo fino al 2002, anno dell’offerta pubblica di acquisto totalitaria da parte di Permira

di Francesco Margiocco

Genova - Il gruppo Ferretti, il secondo cantiere nautico mondiale, torna in Borsa dopo ventidue anni. La prima volta era stata a Milano, nel 2000, ai tempi di Noberto Ferretti ed era durata solo fino al 2002, anno dell’offerta pubblica di acquisto totalitaria da parte di Permira. Al fondo sono subentrati prima un altro fondo, Candover, poi il colosso manifatturiero cinese Weichai, che, dal 2012, controlla l’86% delle azioni del gruppo nautico italiano e che oggi ritenta la quotazione, non più a Piazza Affari ma alla Borsa di Hong Kong. La decisione risale alla fine di dicembre, quando Piero Ferrari, secondo azionista di Ferretti con una quota dell’11% e figlio del “Drake” Enzo, comunicava il deposito della domanda di ammissione sul listino di Hong Kong. L’offerta pubblica, spiegano fonti aziendali, scatterà oggi e dovrebbe andare da un minimo di 2,50 a un massimo di 3,30 euro ad azione, con un’ipotesi di raccolta tra i 211 e i 273 milioni e una capitalizzazione che, a raccolta ultimata, dovrebbe essere compresa tra gli 844 milioni e il miliardo e 95 milioni.

Dal gruppo nautico trapela poco, solo una conferma della notizia e una precisazione: "Weichai non ha alcuna intenzione di uscire dall’investimento in Ferretti. La vendita di azioni è successiva ad un aumento del capitale dell’azienda, e il raccolto sarà reinvestito per accelerare il piano industriale. Le due grandi direttrici sono la ricerca e lo sviluppo delle aree business dedicate al refit e al charter". Nel 2019, prima della pandemia, Ferretti aveva tentato la quotazione a Milano per poi rinunciarvi a causa del peggiorare delle condizioni dei mercati. Oggi, con l’invasione dell’Ucraina, il quadro internazionale è peggiore, ma l’azienda appare più determinata. I milioni di euro che investe in ricerca e sviluppo sono passati dai 21 del 2015 ai 66 del 2020, per un totale di 300.

I frutti di quegli investimenti sono, spiegava a settembre in un’intervista al Secolo XIX l’amministratore delegato di Ferretti, Alberto Galassi, "barche sempre più belle, eleganti e spaziose", costruite con "materiali sempre più leggeri, come le fibre in carbonio" e mosse da "tecnologie innovative a livello propulsivo". A inizio settembre il gruppo ha rinnovato un accordo con Mtu, società del gruppo Rolls Royce, per la progettazione e costruzione di sistemi a propulsione ibrida, elettrica e diesel. Con più di 1.500 dipendenti e un margine operativo lordo, nel 2020, di 59 milioni di euro, Ferretti vuole crescere nei Paesi emergenti. L’Asia rappresenta l’11% del suo mercato, che per un 57% si gioca in Europa, Medio Oriente e Africa, e per un restante 32% in America. L’azionista è cinese, ma la produzione è tutta in Italia: Forlì, Sarnico, Cattolica, Mondolfo, Ancona e La Spezia. Il suo amministratore delegato, Galassi, è un manager-avvocato con una propensione per le alleanze strategiche internazionale.

In veste di amministratore delegato di Piaggio Aerospace, carica che ha ricoperto fino al 2019, ha promosso l’ingresso nel capitale dell’azienda di Villanova d’Albenga di Mubadala Development Company, società d’investimenti del governo di Abu Dhabi. In Ferretti è entrato nel 2014, due anni dopo l’arrivo dell’azionista cinese Weichai. Il grande merito dell’azionista cinese, sostiene Galassi, è stata la semplificazione organizzativa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA